venerdì, Aprile 16

Guinea: a rischio il secondo mandato di Condè Nuovi disordini dopo il voto il cui esito non è riconosciuto dall’opposizione. Dietro c'è Dadis Camara?

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Ieri era stato scrutinato solo il 70% dei voti, ma il risultato delle elezioni presidenziali di domenica era già dato per certo: al primo turno il Premier uscente Alpha Condè è eletto Presidente con circa il 53% dei voti. L’opposizione non ha riconosciuto il risultato e questa notte, secondo le agenzie internazionali, gli incidenti che già in campagna elettorale avevano segnato il Paese si sarebbero acuiti. Un rumore di spari è stato udito nella tarda serata di ieri a Conacry, capitale della Guina. Nella città sarebbero in corso scontri tra la Polizia e i sostenitori di Cellou Dalein Diallo, il capo dell’opposizione che non ha accettato i risultati della consultazione elettorale.

La Commissione elettorale indipendente (Ceni), pur riconoscendo qualche difficoltà tecnica, ha sostenuto la piena validità della  consultazione elettorale. Il portavoce dei circa seimila osservatori internazionali che hanno presidiato le urne ha riferito soltanto di «irregolarità di piccola importanza».

Alpha Condè, 77 anni, eletto per la prima volta nel 2010 con le prime  elezioni democratiche svolte in Guinea dopo una lungo Governo militare salito al potere con un golpe, si conferma, così, Presidente della  Guinea. Una vittoria che, arrivando al primo turno, dimostra come questo politico dalle buone relazione internazionali sia stato in grado di conquistare il sostegno delle diverse etnie del Paese -lui appartiene all’etnia malinkè, che rappresenta solo il 30% della popolazione-, quando, proprio sullo scontro etnico aveva cercato di ‘giocare’ Diallo. Una popolarità, quella del Presidente, costruita avviando un serio processo di sviluppo del Paese (strade ed elettricità) e gestendo adeguatamente l’emergenza Ebola.

Il principale sconfitto, l’economista sessantatreenne Diallo, e gli altri sei candidati, ad urne ancora aperte avevano preannunciato un  boicottaggio del risultato parlando di irregolarità, smentite, però, dagli osservatori che, nel convalidare il voto, hanno auspicato che maggioranza e opposizioni trovino presto la via del dialogo.

I sette candidati alle elezioni presidenziali in Guinea in lizza contro il Presidente uscente Alpha Conde hanno dichiarato che non riconosceranno i risultati del voto. Affermano che vi sono stati brogli e che le elezioni vanno ripetute.
Il più deciso è Cellou Dalein Diallo, già sconfitto da Conde nel 2010, che ieri ha indetto una conferenza stampa proprio per denunciare irregolarità diffuse e intimidazioni e chiedere l’annullamento del voto. Un altro candidato, Lansana Kouyate, ha denunciato che ad alcuni suoi sostenitori è stato impedito di votare.
I risultati definitivi saranno resi noti entro la settimana.

La missione di osservatori dell’Unione europea, riconoscendo, ieri in conferenza stampa, la sostanziale regolarità del voto, ha fatto appello ai candidati affinché, in caso di contestazione, si appellino alla giustizia piuttosto che alla strada. Un invito a non far cadere il paese nel caos e nella violenza.
Diallo, ha detto che «non riconosceremo i risultati delle urne» e ha promesso che non faranno ricorsi alla giustizia, ma «mobiliteremo i nostri militanti nelle strade per farci ascoltare».

Secondo gli osservatori UE il voto si è svolto nella calma e con un’importante partecipazione, stimata nel 60% degli aventi diritto, con dei problemi organizzativi non trascurabili, ma non è possibile sostenere vi siano stati brogli. Il responsabile della missione degli osservatori Ue, il lussemburghese Frank Engel, durante la conferenza stampa, ha spiegato che il «giorno dello scrutinio, le forti difficoltà logistiche e organizzative hanno confermato l’impreparazione della Commissione elettorale» (Ceni), e che la stessa commissione non ha seguito l’insieme dei consigli che gli sono stati forniti prima del voto.

Il secondo mandato di Condè, un Presidente riconosciuto quasi unanemente come autorevole e in grado di far crescere il Paese sul percorso democratico, rischia di essere disturbato dalle violenze scatenate da Diallo, dietro il quale sembra muoversi l’ex dittatore Dadis Camara, che anche recentemente ha tentato di far ritorno nel Paese, intenzionato a candidarsi alle presidenziali con un accordo tra il suo partito (Forze patriottiche per la democrazia e lo sviluppoFddp) e Diallo.
Camara, ex capo della giunta militare al potere in Guinea tra il 2008 e il 2009, è stato incriminato, nell’estate, all’interno dell’inchiesta sulla strage del 28 settembre 2009, commessa dalle forze di sicurezza sei anni fa nello stadio di Conakry, quando, nella repressione di una manifestazione contro la giunta, persero la vita almeno 157 persone. Anche la Corte penale internazionale (Cpi) ha aperto un’inchiesta sul caso, e Camara potrebbe essere accusato di violazione dei diritti umani. L’alleanza Diallo-Camara, secondo alcuni analisti, non ha giovato a Diallo in termini di acquisizione di voti, ma ora potrebbe creare molti problemi al percorso democratico del Paese.

 

 

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