domenica, Ottobre 17

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guicciardini 

 

Dopo un paio di puntate hard di questa mia rubrica di varia umanità (ed inumanità), avevo deciso di dedicarmi ad un argomento serio, commentando il Rapporto di Ricerca su: ‘Gli italiani e la politica estera – Europa, alleanze e interesse nazionale’, realizzato dal Centro Interdipartimentale di Ricerca sul Cambiamento Politico dell’Università di Siena in collaborazione con lo IAI – Istituto Affari Internazionali, attraverso il LAPS (Laboratorio di Analisi delle Politiche Sociali) e col sostegno della Compagnia di San Paolo, Rapporto alla cui presentazione a Roma ho assistito ieri mattina.

Un mondo avulso dalle monellerie dei miei AMBRacadabra (macché, sono un’eretica professionista), giacché a relazionare era non solo il gran timoniere della ricerca, il Professor Pierangelo Isernia dell’Università di Siena  -che mi è rimasto nel cuore da quando m’insegnò il fascino della geopolitica al Master in Intelligence e Security che frequentai anni fa-  ma anche il Professor Piero Ignazi, docente di Scienza politica, al Dipartimento di Scienze e politiche e sociali dell’Università di Bologna.

Un asse tosco – emiliano che si rifletteva anche nei due interlocutori politici, il Presidente della Commissione Esteri del Senato, Pier Ferdinando Casini (bolognese) ed il vice Ministro agli Affari Esteri, Lapo Pistelli, fiorentino. Spigolando sui luoghi di nascita dei due giornalisti chiamati a dare voce alle riflessione dei media, poi, si scopre un ulteriore bilancino territoriale: perché se Monica Maggioni, direttore di ‘RAI News 24‘ risulta nata a Milano,  Antonio Polito, già fondatore e direttore de ‘Il Riformista‘ è un ragazzo del ’56 (ah, Miguel Bosé) di Castellammare di Stabia.

Esaurita l’indagine anagrafica, che però ha una sua utilità nell’inquadrare l’imprinting del panel, passo a commentare a margine, ma non nei particolari, i risultati dell’indagine, svolta su un campione piuttosto equilibrato per età, sesso, ventaglio sociale, inclinazione politica di 1.003 persone, ma anche i memorabilia espressi dal ‘panelisti’, con la regia del Consigliere per la Comunicazione dello IAI, Giampiero Gramaglia.

Le torte e le torrette statistiche del Professor Isernia disegnano un italiano homo politicus concentrato sul suo particulare (abbiamo tutti un Guicciardini nelle vene) e poco incline a guardare oltre la siepe di quel viluppo di media e politici che fanno i cantastorie in loco della politica estera (ed europea in particolare).

Così, questo popolo pasticcione – che ebbe rappresentanti che l’idea d’Europa la partorirono per primi -, si dimostra tendenzialmente euroscettico, perché, per fargli digerire i prelievi fiscali, i politici (tutti) si appellano alla cogenza del Patto di Stabilità; pone attenzione ai nodi della politica estera soltanto quando ritiene che un malinteso senso d’interesse nazionale venga leso; guarda in cagnesco la Germania e il suo rigore, in quanto è insofferente a molti dei vincoli virtuosi su cui Madama Merkel – al suo terzo mandato… auguri! – s’incaponisce.

I problemi globali nell’agenda delle priorità degli italiani, scivolano immancabilmente verso il basso.

Insomma, morire per l’Euro: giammai!, specie se ci si rispecchia nelle politiche del centrodestra; che, in un curioso matrimonio morganatico, rappresenta anche l’opinione di chi si riconosce nella sharia proclamata da un ayatollah barbudo, ineleggibile e piuttosto ondivago nelle sue opinioni.

Altro capitolo affrontato dai ricercatori è quello delle cosiddette ‘Primavere arabe’: ebbene, lungi dall’applicare quella solidarietà di cui tanto ci gloriamo, sintetizzata nello slogan ‘Italiani, brava gente’, e spesso motivo di attrito fra noi e i nostri alleati nelle missioni militari internazionali di peacekeeping (siamo ritenuti troppo ‘conversevoli’ con le popolazioni autoctone), guardiamo preoccupati alle rivoluzioni della sponda Sud, per il loro impatto sui flussi migratori.

Inoltre, sul tema della nostra partecipazione al Fondo di Salvataggio dell’UE, c’è un bel po’ di italiani che vorrebbe che le risorse a ciò destinate fossero, invece, indirizzate a soccorrere i problemi interni (chiudendo gli occhi di fronte al fatto di una stretta correlazione fra gli uni e gli altri).

Un grande equivoco, invece, gira intorno all’espressione ‘interesse nazionale’, laddove prevalgono le interpretazioni di pancia, di bassa lega (in più di un’accezione…) piuttosto che un’interpretazione più alta, nobile e, sul lungo periodo, più fruttuosa.

Siamo prontissimi, dicono gl’intervistati, a stracciarci le vesti lamentando un’emarginazione dell’Italia, ad un certo punto della seconda metà del ‘900 posizionatasi ai piani alti dello scacchiere mondiale e poi sempre più scivolata verso il basso.

Divertente l’immagine di un bipolarismo clinico degli italiani (laddove non s’è raggiunto quello politico), per il quale un giorno si è Calimero e il successivo si è Goldrake, ovvero si pencola fra l’ininfluenza e gli orgasmi di onnipotenza.

Spunti per le riflessioni il dibattito ne ha dati molti, portati dai vari discussant, ma, naturalmente, il palcoscenico è andato a chi lo calca per conquistare i favori del pubblico/elettori.

I due giornalisti hanno fatto delle analisi corrette e razionali; i due professori hanno fatto i professori (un po’ più Ignazi, mentre Isernia – destino, due I quali iniziali dei cognomi! -, padre della ricerca, l’ha raccontata in maniera accattivante al volgo ed all’inclita); restano i due politici, rispetto ai quali Pier Ferdinando Casini ha brillato per la manifesta amnesia di passate alleanze ed ha stigmatizzato una politica estera italiana durata un ventennio  -chissà quale… – durante il quale il sistema Paese era avulso da una vera azione diplomatica, mentre tutto era schiacciato sulla capacità di un Leader Maximo di intrattenere rapporti personali e legami fra compagni di merende coi suoi interlocutori per grado, in una sorta di perpetuo picnic.

Una visione certo esatta, rispetto alla quale, però, quando ciò avvenne, non si capisce come mai il relatore, pur sodale del Leader Maximo, non ebbe mai ad adontarsene. Le damnatio memoriae postume un po’ maramaldesche sono sempre imbarazzanti, specie se fatte di fronte ad un uditorio che non soffre certo di Alzheimer.

Pistelli, invece, non si è esibito in nessuno show da Lotofago (cfr l’Odissea), ma ha offerto all’uditorio alcune riflessioni non banali sul brand Italia e sul suo soft power, trainato da un Made in Italy e da uno scrigno di tesori d’arte e di cultura che ci rende riconoscibili in ogni angolo sperso del Pianeta.

Una piccolissima notazione finale va fatta: mi è venuta spontanea, ascoltando il divertente e veritiero paradosso riguardante le scelte di un certo tipo di Ministri degli Esteri, catapultati alla Farnesina dopo essersi occupati per gran parte della loro vita di politica interna (di desta ma anche di sinistra): se all’interessante incontro di ieri mattina si fossero infiltrati alcuni di coloro su cui ricadrebbe la responsabilità di eleggere il nuovo Segretario Generale dell’Alleanza Atlantica, non so al candidato italiano quante chance rimarrebbero. Intelligenti pauca.

 

PS: Continua la Dudù telenovela: festa grande di compleanno, e questo l’abbiamo detto.

Una festa così grande – e ciò non l’avevamo ancora detto – che il suo padre putativo, che rivendica il proprio ruolo di leader di una forza politica importante, per essere accanto all’amata bestiola ed aiutarla a spegnere la candelina, ha declinato l’invito del Capo dello Stato ai tradizionali auguri di fine d’anno.

Sarò maliziosa, ma mi è venuta in mente un’altra visita, il 25 luglio 1943, di un leader (deposto/decaduto) ad un Capo dello Stato che aveva residenza al Quirinale e domicilio a Villa Savoia ed i suoi esiti negativi per l’ex Premier…

 

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