Guiana Francese, l’Oltremare potrebbe incendiare l’Eliseo

Guyana sta entrando in un ciclo che ricorda la situazione della Guadalupa nel 2009. Il Governo di allora, prosegue Karam, non era stata in grado di capire in tempo la portata della crisi e solo all’ultimo si evitò un bagno di sangue. Sarkozy dopo la crisi decise di avviare un’ampia consultazione popolare su tutti i territori oltremare, già allora i rappresentati della Guiana avevano avvertito che la situazione era insostenibile, sottolineando in particolare il problema del costo elevato della benzina. Ora la situazione si è aggravata. L’ostinazione del Governo, come nel 2009, nel rifiutarsi di aprire i negoziati in Guiana, anche a livello ministeriale, nonostante le ripetute richieste, ora ha portato a un rischio di metastasi in altri territori d’oltremare. Per diversi mesi, dalla Guiana erano arrivati gli allarmi, ed era stato richiesto un intervento urgente. Il Presidente del Governo locale della Guiana si è rifiutato di prendere i provvedimenti economici più volte richiesti dal mondo economico e ora la situazione è precipitata.

L’analista parla di processo di disintegrazione imprevedibile per le sue conseguenze che può innescare, perdita di legittimità del Governo centrale e dei funzionari mandati da Parigi; il Governo corre il rischio di essere accusato di attuare la teoria del caos e della violenza per screditare i movimenti di protesta.
Il movimento, come quello del 2009, ha il merito di mettere in evidenza il profondo malessere delle popolazioni oltremare determinato dal fallimento di 70 anni di dipartimentalizzazione. Il sostegno popolare alla protesta, secondo Karam, ricorda le diverse rivoluzioni come quelle in Ucraina o la Georgia, in cui la gente ha chiesto considerazione e maggiore giustizia sociale.

I territori d’oltremare non vogliono essere emarginati nella Repubblica, affermano l’uguaglianza, pur sentendosi prima d’oltremare poi francesi. Su questo disagio ci sguazzano le minoranze che mettono in dubbio l’appartenenza alla Francia e insinuano l’ambizione all’indipendenza.

È ora che il Governo si assuma le proprie responsabilità. E Karam invita i Ministri responsabili ad andare lì per trovare una via d’uscita onorevole prima di essere costretti a farlo con un prezzo politico più pesante a causa della posizione deteriorata da esplosioni violente e dal rischio che l’incendio si diffonda. Deve essere considerata la legittimità delle richieste di revisione del sistema, perché malgrado settant’anni siano trascorsi, la dipartimentalizzazione, nonostante i progressi, è lontana. È giunto il momento di voltare pagina e cambiare prospettiva.

Secondo le notizie che arrivano da Cayenne, lo sciopero generale è condiviso praticamente dalla totalità della popolazione, la grande maggioranza sia di dipendenti pubblici che privati vi ha aderito. Il Paese è paralizzato.