sabato, Agosto 13

Guerra Ucraina: ‘E allora sì, propaganda, propaganda’ Come la gran parte dei notiziari italiani, scritti e parlati, contengono un quantitativo di propaganda inversamente proporzionale all’intelligenza di chi la propaganda la racconta ed esercita

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Se, nella vicenda della guerra in Ucraina, mai ci fosse il bisogno di mettere in dubbio che la gran parte dei notiziari italiani, scritti e parlati, contengono un quantitativo di propaganda inversamente proporzionale all’intelligenza di chi racconta cose, leggete queste poche righe.

 

Faccio un esempio, banalissimo.
In una guerra, in ogni guerra guerra, sia detto per inciso, che i russi non possono non perdere dato che la loro tecnologia è arretrata di 30 anni, le loro armi risalgono alla seconda guerra mondiale, gli aerei non sanno volare e i generali in realtà sono plutocrati (loro dicono oligarchi) incapaci di programmare e dirigere una guerra, tanto più che quelli che sarebbero in grado di farlo vengono ammazzati dai nemici, specialmente in questa guerra terrestre, nella quale sono più forti, diversamente da quella marittima, nella quale si vede all’evidenza che le navi russe hanno buchi dappertutto e quindi affondano- specialmente in una guerra del genere, la tecnologia ha un posto di rilievo.
Sia pure con qualche divertente dubbio, era atteso un attacco informatico devastante alle ore 5.00 del 30 maggio scorso, ma, spiega un noto giornalista, nulla è accaduto, però, mentre parla, qualcuno gli spiega che il sito della Presidenza della Repubblica ècaduto‘, è irraggiungibile! Ahhhhh, spiega il grande giornalista, è chiaro, non avevamo fatto caso chele 5‘ possono essere quelle del mattino, e invece volevano dire le 5 del pomeriggio! E, solerte, va a ricontrollare … il sito di Mattarella funziona benissimo … e allora?

 

Bene. Noi sappiamo benissimo, se non altro perché ce lo dicono ogni secondo giorno, che le nostre vite sono controllate minuto per minuto, i nostri gusti anche, le nostre opinioni politiche (benché distorte da una informazione pessima e servile, quella russa intendo) sono note a tutti meglio che a noi stessi, per cui non solo sappiamo di vivere in una sorta di stato di schiavitù e che icontrollori sono sicuramente gli statunitensi e i loro manutengoli nei vari Stati del mondo, specie se inclusi nella NATO, ma viviamo anche sotto il controllo occhiuto e indiscreto dei russi, eredi dei sovietici, come dire di Belzebù.
Bene, dico, questo lo sappiamo. Ma sappiamo anche che, specialmente gli USA, dispongono di armi ultra sofisticate, modernissime, anzi, futuristiche, capaci di vedere ogni centimetro del nostro territorio, di individuare i nemici anche quando sono in bagno a fare pipì e colpirli con armi più precise di un bisturi durante una operazione al cervello. E queste cose, a noi occidentali, che siamo viventi in Paesi democratici, vengono dette chiaramente e apertamente, anche se le autorità dei nostri Paesi liberi, fanno di tutto per non fare conoscere ai possibili ‘nemici’ come sono fatte le nostre armi, quali cose sanno i nostri governanti, eccetera.
Risulta, invero, anche che nei medesimi Paesi democratici, le notizie di tipo politico e militare, in genere vengono tenute ben segrete, al punto che, per esempio, noi a Napoli non sappiamo se e quante bombe atomiche sono stivate nelle nostre grotte più o meno artificiali (in altre parole, sotto i nostri delicati sederi!) allo scopo ovvio di evitare che nonché noi, gli avversari, pardon nemici, ne vengano a conoscenza.

 

Ma poi, uno, ingenuo e innocente, accende la TV e sente il famoso e informatissimo anchor-man (tra loro si chiamano così) dire una cosa così:i russi sanno tutto di noi, ma noi di loro non sappiamo nulla”. Come sarebbe? E le spie, i satelliti, i GPS, gli ammennicoli vari con i quali ilmondo liberoosserva e scruta il mondo non più comunista ma autarchico, insomma, tutte ste cose a che servono? Ma non ci hanno appena detto che, bravissimi come sono, gli USA hanno ammazzato una ventina di generali grazie alle sofisticate attrezzature elettroniche delle quali dispongono, che, come dicevo prima, li colgono letteralmente con le braghe abbassate in bagno e li ammazzano, che hanno addirittura affondato la nave ammiraglia della flotta del Mar Nero?
Come si fa, allora, a dire che noi non sappiamo nulla di loro: mettetevi d’accordo con voi stessi. Per non parlare della sorveglianza centimetro per centimetro fatta dai satelliti artificiali USA, che sono perfetti e infatti colpiscono chirurgicamente, ma anche russi, molto più rozzi, come dicevo sopra, per cui vedono, come si dice, fischi per fiaschi.
Ma poi, il suddetto magnifico esperto di tutto e conoscitore di tutto, aggiunge, più o meno questo: “i russi sono dei furbi” e cattivi (cattivi l’ho messo io), “per cui fanno intendere di avere l’informazione esatta sulla provenienza di un carico di armi custodito in un edificio distrutto da un razzo russo. Fanno intendere, non sanno, fingono di sapere, per le oscure trame dell’anima nera dei russi, che vogliono farci intendere che loro sanno dove sono le armi che diamo agli ucraini ed esattamente da dove provengono. Cosa ovviamente falsa, ma detta per la congenita cattiveria dei russi”. Insomma, quel colpo è andato a segno per sbaglio, anche se ha fatto piangere il Ministro della Difesa Lorenzo Guerini, che fa subito una smentita, non so di cosa!

 

Orbene, se mai si dovesse o volesse cercare di capire chi fa propaganda contro chi, basterebbe questa finestrella di pura, purissima verità. Non sta a me dire dove sia stata pronunciata, tanto che con un po’ di buona volontà la trovate in dieci minuti.
Questo clima, questi atteggiamenti, queste parole, ci sono stati somministrati ad ogni ora del giorno, tutti i giorni della settimana per tutte le settimane di trasmissioni e stampe fino ad oggi.
Non voglio criticare, non voglio dire che così si fanno quelle che coloro che sanno l’inglese chiamano ‘fake news‘, ma io che non lo so, chiamo notizie false o distorte, o … propagandistiche. Non voglio, ne prendo atto.
Ma, direte, anche in Russia fanno lo stesso, Già. E allora?

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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