domenica, Ottobre 24

Guerra! Ma siamo in Italia, si fa giusto finta

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Guerra nel mondo (“Terza Guerra Mondiale a pezzetti” per rimanere alla profetica analisi di Francesco), Guerra al Senato italiano sulla riformacancellazione del medesimo, Guerra nella quale l’Italia potrebbe sprofondare sul fronte africanasiatico, e magari non solo.

Insomma, hobbesianamente, “Bellum omnium erga omnes”, guerra di tutti contro tutti. E non è un bel vedere. (Nel mondo in primo luogo, in Italia pure, nel suo piccolo).

In Senato si superano nel Partito Democratico le ultime perplessità e resistenze sull’elezione del Capo dello Stato e le norme transitorie. Le opposizioni ricorrono all’arma finale: rivolgersi direttamente, per iscritto, al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Inutile, tardi? Si vedrà, anche perché intanto al presidente del Consiglio dei Ministri Matteo Renzi è arrivato il ‘Soccorso Azzurro’ di Forza Italia. Tra numeri oscillanti e voti segreti si continua verso la votazione finale sulla Riforma Costituzionale. Le minoranze Pd hanno raggiunto l’intesa sui nodi più spinosi. I voti segreti hanno dato via libera agli articoli 12 e 13 del Disegno di Legge del Ministro per le Riforme Costituzionali (ed i Rapporti con il Parlamento) Maria Elena Boschi.

Lega, Movimento Cinque Stelle e ‘fittiani’ hanno deciso di ritirare gli emendamenti. Lo stesso ‘milionario’, Roberto Calderoli annuncia l’azzeramento dei propri. I ‘Conservatori e i Riformisti’ di Raffaele Fitto ritirano gli emendamenti, anche se solo parzialmente. Un grande, corale, abbraccio patriottico. Ma quel che più conta, puntualmente ed in prospettiva, è il comportamento dei residui manipoli di Silvio Berlusconi. Un emendamento della minoranza Pd all’articolo 17 stava mettendo a rischio la maggioranza: respinto con 165 no, 100 sì e 8 astenuti. A sostenerlo pure Calderoli e tutti i Cinque Stelle. A favore anche Autonomie e Sel. La proposta della minoranza Dem era di prevedere che la Camera dei Deputati deliberasse lo Stato di Guerra sì a maggioranza assoluta, ma quella ‘dei propri componenti’. Aumentando di fatto la soglia rispetto alla versione attuale dell’articolo 17: solo “a maggioranza assoluta”. Il Senato ha approvato la versione governativa con 153 sì, 107 no e 9 astenuti. I voti sono calati rispetto alla precedente votazione sull’emendamento, respinto con 165 ‘no’. L’articolo 17 modifica l’attuale articolo 78 della Costituzione stabilendo che a decidere sullo stato di guerra non saranno più ‘le Camere’ ma solo quella dei Deputati e, appunto, “a maggioranza assoluta“.

Fatto, nel frattempo  l’accordo tra la minoranza del Pd, la maggioranza del Partito ed il Governo sul nodo dell’articolo 21. Il testo sull’elezione del Presidente della Repubblica non è modificato, resta quello arrivato dalla Camera. La Senatrice della minoranza Doris Lo Moro si è impegnata a ritirare il proprio emendamento all’articolo 21, con l’intesa che si voterà la versione della Camera. Il Governo, tramite il ministro Boschi, presenterà invece in aula al Senato un emendamento sulla norma transitoria all’articolo 39, per definire subito la Legge elettorale per il nuovo Senato.

Insomma si abbaia, si abbaia, poi di fronte alla ‘dura realtà’ poco si fa. Poco in Parlamento, ancor meno nel Paese. Altro che “Bellum omnium contra omnes”. E se la natura porta all’‘homo homini lupus’, come sancì Plauto, commediografo latino poi ripreso dal solito Thomas Hobbes, qui siamo in ben diverso contesto.

In questo caso, più che altro, cagnetti, quando non sciacalli.

 

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