lunedì, Novembre 29

Guerra interna all'ONU sulle elezioni in Congo field_506ffbaa4a8d4

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Kampala – Nella Repubblica Democratica del Congo le elezioni erano previste per il novembre 2016. L’attuale Presidente, Joseph Kabila, non può accedere al terzo mandato secondo quanto previsto dalla Costituzione. In realtà accederebbe al quarto mandato, in quanto il primo è stato gestito da Kabila durante il periodo bellico della Seconda Guerra Pan Africana alla morte del padre, Laurent Desiré Kabila (2001 – 2004). Kabila fu portato al potere da un gruppo d’interesse mobutista senza elezioni, per evitare la disfatta militare contro Uganda e Rwanda. Il secondo mandato (2005) e il terzo mandato (2010) sono stati ottenuti grazie a inaudite e grottesche frodi elettorali.

Nonostante l’opposizione sia ancora divisa (e difficilmente emergerà un leader e una lista unica), Joseph Kabila è consapevole che il tentativo di accedere al terzo‘ (quarto) mandato rischia di creare una destabilizzazione sociale simile a quella in atto in Burundi difficile da controllare. Un caos sociale che potrebbe aprire le porte ad una serie di secessioni di ricche province: Katanga, Bas Congo, Nord e Sud Kivu. Kabila ha risolto il problema un anno prima della data delle elezioni, annunciando, nel novembre 2015, il rinvio (a due o quattro anni) delle presidenziali con la scusa che si necessita di un accurato censimento della popolazione nel Paese.

L’opposizione sembra non essersi resa conto del colpo di Stato costituzionale attuato e tutt’ora continua a prepararsi a delle elezioni annullate un anno fa. Questo apparente comportamento irrazionale è sostenuto dagli Stati Uniti che, tramite lavoro di lobby, hanno convinto le Nazioni Unite a reclamare senza esitazioni il rispetto della data del voto: 27 novembre 2016. La risoluzione n. 2277 del Consiglio di Sicurezza, adottata il 30 marzo 2016, ricorda che ogni ritardo del voto non potrà essere tollerato. Il Segretario Generale Ban Ki Moon, durante la sua ultima visita a Kinshasa, a insistito sul rispetto del calendario elettorale pur concordando sulla necessità di un dialogo nazionale.

Il dialogo nazionale proposto dal partito al potere, il Parti du Peuple pour la Reconstruction et la Démocratie – PPRD e dal Presidente Kabila, appare essere niente altro che un tentativo di comprare i leader dell’opposizione per mantenersi al potere per altri cinque anni. Il PPRD, in realtà, non è un partito, ma un network mafioso ben organizzato in cui sono confluiti i quadri della precedente dittatura mobutista, generali, colonnelli di Esercito e Polizia, terroristi ruandesi FDLR con finta nazionalità congolese, e opportunisti dell’ultima ora. Kinshasa non è la capitale amministrativa del Paese, ma un buco nero dove affluiscono le ricchezze nazionali per essere immediatamente esportate su conti esteri o bruciate, spendendo 3.000 euro per una notte di delizie con prostitute moldave.

La missione di pace ONU in Congo, MONUSCO, ‘regnasul Paese da 15 anni senza aver raggiunto un solo obiettivo del suo mandato. L’est del Congo è in preda all’anarchia di 42 gruppi armati, l’amministrazione e l’Esercito nazionale sono di fatto inesistenti. Al loro posto vi sono gruppi di interessi ed eserciti privati. All’interno delle forze armate congolesi – FARDC – le varie divisioni rispondono ai politici che sono in grado di pagare gli stipendi dei soldati e a permettere l’arricchimento personale degli alti ufficiali. L’ex Governatore del Katanga, Moise Katumbi Chapwe, controlla 3 divisioni dell’Esercito e la Polizia della provincia pagando di persona soldati e poliziotti. Le violenze e i crimini contro l’umanità sono divenuti consuetudine impunita da diversi anni.

Dal 2010 la MONUSCO è sottoposta alla spada di Damocle del consenso della missione redatto annualmente dal Presidente della Repubblica Democratica del Congo. In pericolo vi sono gli stipendi stratosferici di soldati del terzo mondo e dirigenti militari e civili africani, occidentali e asiatici che rappresentano la maggior fetta del budget annuale destinato alla MONUSCO: 14 milioni di dollari. Una ottima ragione per spingere i dirigenti dei caschi blu a compromessi con il potere centrale di Kinshasa in cambio di un perenne rinnovo della missione di pace nel Paese.

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