lunedì, Maggio 16

Guerra in Ucraina: nuovi stili di vita cercasi Tra gli effetti del conflitto, l’aumento dei prezzi dei beni energetici che comporterà conseguenze gestibili anche con le reazioni comportamentali di consumo dell’energia

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La guerra in Ucraina è una specie di ‘vaso di Pandora’ di effetti. La crisi energetica e la filiera distributiva del gas sono ‘la mamma di tutte le conseguenze’. Esse si riflettono, oltre che su un nuovo contesto geopolitico ‘in fieri’, anche sugli assetti economico-sociali che potranno cambiare gli stili di vita delle persone in una dimensione mondiale ed excentrica rispetto al territorio dell’Ucraina.

Come abbiamo cambiato e stiamo cambiando  stili di vita durante la sindemia dell’’era-COVID” così dovremo assumere comportamenti nel ‘tempo di guerra’ in Ucraina.

È convinzione di molti ricercatori che l’aumento esponenziale dei prezzi del gas e la crisi energetica la cui intensità ed ampiezza deriva dalla mancanza o dal razionamento del gas russo e l’attesa degli investimenti del Recovery per affrancarci dal gas russo, comportano alcune conseguenze gestibili anche con le nostre reazioni comportamentali di consumo dell’energia.

Il primo focus è il calmiere possibile al consumo di energia come conseguenza della fornitura altalenante ed a prezzi-costi sempre più alti. Quelli dei beni energetici sono in rapida ascesa e nel primo trimestre 2022 l’energia elettrica ha registrato un aumento del 131% rispetto al primo trimestre 2021.

Questa estate si dovrà affrontare l’esigenza di un abbassamento di uno o più gradi di aria condizionata che rende l’aria meno umida. ‘Preferisce la pace o il condizionatore d’aria acceso?’ è la domanda del Presidente Draghi.

Se dovessimo entrare nell’ottica del risparmio di gas (inevitabile per alcuni osservatori), nella prossima estate, ci sarà un caldo torrido pervasivo nelle case, negli uffici, nelle imprese, che si assommerà alla crisi energetica riflessa nella produzione di beni e servizi.

Si sta consolidando la tesi che per poter far fronte a questa crisi sarà necessario cambiare stili di vita, valutare l’impatto della invasività delle infrastrutture essenziali per l’energia pulita al 100% e quanto il green deal ha ripercussioni in termini economici in generale e nello specifico del livello di reddito personale nonché di quello complessivo.

Il dato di fatto è che, in attesa operativa e riparativa verso una diversificazione degli approvvigionamenti selettivi dell’energia, si dovrà equilibrare il cambiamento verso le fonti disponibili. E tutto questo ha bisogno di tempo.

Nel frattempo, il dato di realtà della prossima estate non potrà contare su energia sufficiente per avere luoghi freschi e, quindi, intuitivamente, ci si dovrà alleggerire anche negli abiti per evitare anche possibili conseguenze di salute (il caldo sottopone il nostro organismo a sforzi intensi, la sudorazione aumenta ed i vasi sanguigni si dilatano con conseguenze sulla pressione arteriosa e, al limite, segni di scompenso).

Se non fosse che stiamo parlando di guerra (con morti e feriti e violenza), si potrebbe pensare ad una battuta-soluzione drastica: ‘tutti quasi nudi?’. In effetti, ci sono segnali abbastanza significativi del cambiamento di comportamenti e di stili della moda al primo caldo. E’ ormai diffuso il crop top e la ‘pancia al vento’ come prassi e, senza fare il bacchettone, quale sarà il prossimo passaggio se il caldo dovesse aumentare e gli ambienti, un tempo condizionati, dovessero riscaldarsi? E per chi lavora negli uffici? E per chi fa smart working? Quali nuovi modi di combattere la calura?

Come si prospetta l’adozione di un maglione in piu’ quando fa freddo (il ‘redde rationem’ potrebbe essere il prossimo inverno con la crisi energetica), così una maglietta in meno quando fa caldo.

Per sopravvivere ed in attesa dei risultati dei rigassificatori e della transizione alle rinnovabili, si dovrà trovare una via intermedia percorribile. Potrebbe essere il cambiamento di comportamenti e stili di vita e non dipende da Putin.

Altro focus è sui consumi che devono diventare più oculati ed equilibrare il rapporto prezzo e funzionalità contro il caldo. Infatti, il risparmio energetico, gestendo il caldo percepito, si fa anche con nuovi stili e scelte di consumo riguardo ai tessuti ed alla moda. Alcuni ingegneri di Stanford hanno creato un tessuto ‘a specchio’ che diminuisce la percezione del caldo di 5° per le persone che lo indossano. Percezione di raffreddamento della persona.

Questa invenzione deve essere commercializzata: oggi è tempo che ciò avvenga. In attesa, il cotone deve sostituire il poliestere o il sintetico, si devono privilegiare i colori chiari, bisogna arieggiare le case, rinfrescarsi più volte, distinguere fra la temperatura che è correlata all’energia cinetica delle molecole dal calore che contraddistingue l’energia che si sviluppa fra due entità (e quindi rompere questa relazione).

Il lettore sta leggendo cose che sa, ma non si attiva con scelte di consumo conseguenti. L’incipit è stata la crisi energetica che, oggi, ci induce a cambiare comportamenti ed indossare abiti comodi e white dress.

C’è un ulteriore tema aperto che riguarda gli eventuali controlli da fare per mantenere i condizionati ad una temperatura di risparmio: infatti, tutti pubblicamente facciamo affermazioni di consenso sulle politiche di contenimento, ma nel privato molti si comportano in modo trasgressivo e da ‘free rider’ applicando l’opportunismo della ‘selezione avversa’ (cioè faccio credere che seguo le regole, ma, invece, ho un comportamento contrario).

Mi sembra impensabile e non fattibile il controllo istituzionale dello Stato, delle regioni, dei comuni e così via che non hanno risorse; forse, sarebbe necessario avvalersi ancora una volta del ruolo persuasivo di volontari che controllano, con equilibrio e stile, l’ottemperanza o meno al dettato istituzionale. Abbiamo visto il ruolo importante del volontariato in COViD era; è necessario pensare al ruolo di volontari che controllano i consumi energetici, per esempio, dai tabulati dei consumi delle centrali elettriche ed individuano le aree territoriali di consumo oltre lo standard. Questo creerebbe una moral suasion per il tramite di comunicazioni agli amministratori di condominio e campagne di spiegazione del comportamento da adottare. E’ anche  un ‘volontariato attivo’ che abbiamo già sperimentato in COVID-era, tale per cui ‘l’avvicinamento sociale’ applicato via telefono, visite a domicilio accreditate e annunciate possano persuadere e spiegare. La ricerca operativa applicata alla funzione di ‘moral suasion’ (non di controllo punitivo) riguardo ai consumi responsabili.

Inoltre, questo combatterebbe l’’azzardo morale’ nelle case ed nelle istituzioni. Qualche esperimento? No?

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Sull'autore

Professore associato di Economia delle aziende e delle amministrazioni pubbliche presso l'Istituto di Pubblica Amministrazione e Sanità (IPAS). Direttore del Master in Management delle aziende cooperative e imprese sociali non profit (NP&COOP). Docente senior dell' Area Public Management & Policy della SDA Bocconi. Membro del comitato scientifico della rivista Non Profit, Maggioli Editore. Membro del comitato medico-scientifico della rivista Vivere oggi del Comune di Milano. Membro del comitato scientifico della rivista Azienda Pubblica, Maggioli Editore. Fondatore e promotore della collana "Aziende non profit. Strategie, struttura e sistema informativo", EGEA, Milano. Membro dell'editorial advisory committee di Health Marketing Quarterly e del Journal of Professional Services Marketing, The Haworth Press, Inc., Binghamton, New York. Membro del comitato scientifico dell'Unione Nazionale Imprese di Comunicazione, UNICOM. Membro dell'Associazione Italiana di Economia Sanitaria, AIES. Membro dell'Osservatorio Camerale Economia Civile, Camera di Commercio di Milano. Membro del comitato scientifico dell'Associazione Italiana Fundraiser di Forlì, ASSIFF. Membro del Consiglio di Gestione della Fondazione a sostegno della solidarietà sociale Umanamente, gruppo RAS. Membro del comitato etico di Coop Lombardia, Milano. Membro del comitato etico di Investietico, BPM Milano. Membro del comitato scientifico dell'Associazione Italiana della Comunicazione Pubblica e Istituzionale.

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