mercoledì, Giugno 23

Guerra ibrida: guerra ‘nuova’ o ‘rinnovata’?

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Il conflitto ibrido, utilizzato per la prima volta per indicare le procedure attuate dal gruppo di combattenti paramilitari di Hezbollah in Libano, ha subito assunto un’importanza rilevante per l’analisi bellica: conoscere e comprendere questo genere di scontro è fondamentale per poter analizzare accuratamente l’andamento di una guerra, non più visto come mero scontro di forze su un campo di battaglia o come un’incessante azione di guerriglia e controguerriglia.

La guerra ibrida coinvolge numerosissimi aspetti delle operazioni belliche tradizionali e di quelle asimmetriche: l’utilizzo di truppe regolari miste a mercenari o miliziani, di mezzi blindati accompagnati (nel caso del fronte mediorientale) da autobomba, di tecniche difensive e offensive statiche miste ad azioni straordinariamente dinamiche possono rendere questo genere di conflitto difficile da comprendere.

Nonostante il termine di ‘ibrido’ associato a guerra sia ufficialmente entrato nel vocabolario degli strateghi già dalla guerra in Libano del 2006, il suo utilizzo si è notevolmente implementato nel corso della crisi di Crimea del 2014. In tale contesto, le forze filorusse e quelle di Kiev si sono scontrate in una serie di combattimenti che riassumevano tutte le procedure della guerriglia, miste a quelle classiche dello scontro simmetrico: accanto ai carri armati e ai lanciamissili marciavano unità di irregolari e di Forze Speciali senza insegne.

La guerra di Hezbollah e quella dei filorussi in Crimea hanno diversi aspetti comuni, a partire dalla grande versatilità delle forze in campo, nonché da uno sviluppo del conflitto talmente rapido da far sembrare quel tipo di guerra come ‘liquida’ e dall’uso sempre maggiore di tecnologie all’avanguardia, che mescolano la guerra digitalizzata alla guerra cibernetica, unite da straordinarie azioni di propaganda.

Il concetto di guerra ibrida, seppur in voga nel mondo dell’analisi militare, non è stato risparmiato dal dibattito tra strateghi: esiste davvero una guerra ibrida? Alcuni esperti hanno fatto notare che qualsiasi forma di guerra moderna presenta a suo modo le caratteristiche del conflitto ibrido, di cui non esistono ad ora delle specifiche e distinte peculiarità, ma solamente dei generici connotati.

Si potrebbe notare, difatti, come tantissime guerre del passato hanno presentato quasi le caratteristiche della odierna guerra ibrida’. La guerra in Vietnam, nel corso della quale eserciti nazionali e Grandi Potenze mondiali hanno combattuto al fianco degli irregolari, inviando truppe o anche soltanto finanziando i guerriglieri, potrebbe allora già definirsi un prodromo del conflitto ibrido.

La ‘guerra ibrida’, dunque, se ponderata come via di mezzo fra i conflitti simmetrici e la guerriglia, rischia di diventare un concetto vuoto, una ripetizione della ‘piccola guerra’ teorizzata già da Carl von Clausewitz nei primi anni del XIX secolo.

Il cambiamento delle sfide e le procedure di conduzione della guerra non sembrano, in sostanza, abbastanza convincenti da giustificare questo nuovo concetto bellico, del quale gli unici fattori realmente caratterizzanti sono l’utilizzo dei cyber attacchi, di una propagandasocial’, nonché del ritorno in auge delle truppe corazzate, messe progressivamente da parte al termine della Guerra Fredda.

Nella guerra odierna (come abbiamo avuto modo di constatare nelle battaglie di Falluja e di Palmira del 2016) i carri armati e la fanteria pesante hanno ricoperto un ruolo fondamentale nelle operazioni militari, accompagnati sempre da unità di fanteria leggera specializzata nello stanare e annientare i gruppi di guerriglieri irregolari. Nonostante ciò, possiamo veramente parlare di una nuova guerra o piuttosto di unrinnovato concetto di antichi conflitti, maggiormente impegnativi e ad ampio spettro? Il dibattito è ancora in corso e si fa sempre più acceso.

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