lunedì, Settembre 20

Guerra ibrida: guerra ‘nuova’ o ‘rinnovata’?

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Sappiamo tutti come la guerra cambi il suo volto a causa di svariati fattori politici, tecnologici, sociali ed economici; la trasformazione dello stesso concetto di conflitto armato muta continuamente: la guerra del 2016 presenta differenze sostanziali dagli scontri degli anni ’70 del ‘900, come a sua volta la campagna del Vietnam si distingueva sotto diversi aspetti dai combattimenti in Normandia del secondo conflitto mondiale. La guerra è, come è sempre stata, in continuo mutamento.

Come nel recente passato abbiamo immaginato le guerre future come scontri tra potenti pezzi di artiglieria intercontinentali, combattimenti nei cieli tra aerei supersonici ed epiche battaglie tra truppe interamente robotizzate, oggi ci troviamo faccia a faccia con le realtà della nuova guerra, meno distruttiva, ma per certi aspetti ugualmente inquietante.

Dai conflitti simmetrici, fatti di Divisioni corazzate che si affrontano su giganteschi campi di battaglia, la fine della Guerra Fredda e la successiva esponenziale proliferazione di organizzazioni terroristiche e di frange armate guerrigliere hanno modificato la percezione della guerra, la quale, all’alba del XXI secolo, mostrava tutta la sua nuova natura asimmetrica. Tra rapidi scontri a fuoco, alternati a numerosi attacchi con ordigni improvvisati, la lotta si svolgeva sugli interi teatri operativi, senza distinzioni tra le prime linee e le retrovie. L’Occidente capì presto che le truppe corazzate in una simile tipologia di conflitto erano ormai da considerarsi inadeguate, pertanto i principali eserciti americani ed europei iniziarono a combattere con truppe leggere accompagnate e supportate da un sempre minor numero di veicoli corazzati pesanti.

La ‘nuova’ guerra presentava dei connotati estremamente diversi dalla vecchia: contro combattenti difficili da individuare e neutralizzare, nascosti tra la popolazione civile o attestati in zone montane, diventava impensabile ottenere la vittoria mediante l’eliminazione fisica del nemico. Gli studiosi militari, pertanto, analizzarono la situazione ed elaborarono il nuovo modus operandi delle operazioni militari, interamente basato sulla missione umanitaria: conquistare i cuori degli autoctoni, garantire loro una vita dignitosa e sicura era la chiave per l’eliminazione del terrorismo e dell’insorgenza. In tale contesto, l’Italia si scoprì maestra nella gestione di queste crisi.

Nel frattempo la guerra si è evoluta ulteriormente, divenendo, nel giro degli ultimi anni, una tipologia di conflitto dai connotati simili ad ambedue i modelli di lotta affrontati. Ne è nata, a partire dal 2006, una nuova definizione di guerra, considerata da alcuni studiosi ‘ibrida’ (‘hybrid warfare’).

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