venerdì, Maggio 14

Guerra e dintorni Il nutrito, inutile almanacco di distinguo tra Guerra e terrorismo

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Ognuno di noi, nel suo agire, rimane vittima delle proprie speranze, che sovente contrabbandiamo con noi stessi come incrollabili convinzioni. Questa vera e propria ‘cappa’, può diventare fuorviante dal confronto con i dati offerti dalla realtà. Ovviamente questi vanno interpretati e valutati secondo le proprie sensibilità e bagagli culturali di riferimento. Alludo alla situazione internazionale che si è venuta a determinare dopo l’ultima strage di innocenti, perpetrata nella capitale francese (gli attentati di Parigi del 13 novembre). Non è più tempo delle vaghezze. Delle utopie adolescenziali alla ‘senza se e senza ma’. L’informazione non basta, soprattutto se adagiata sul letto di Procuste, dell’attualità, del tempo reale. Dopo i recentissimi drammatici fatti di Parigi, venire a conoscenza di fatti non supportati da analisi e approfondimenti, non è più sufficiente. Le notizie, diffuse in inesausta quantità industriale, l’ho scritto in più occasioni, finiscono per diventare il supporto di una nebulosa e inestricabile disinformazione. Non intendo certo informazioni manifestamente false, ma a tutto un sistema, che pare fatto apposta (forse lo è) per far risucchiare il senso critico e di discernimento dell’individuo, nel magma del ‘non risulta chiaro fino in fondo’. Come ci insegna la recente e perdurante crisi economica, alle cui cause reali, non è stato dato in modo univoco paternità, che come si sa spesso rimane incerta  Non sono della scuola di pensiero allarmista o catastrofista. Anche se in termini di audience paga di più. La situazione, oltre i dolorosi e luttuosi fatti già verificatisi, è quantomeno spinosa e preoccupante. Più che ‘operatori dell’informazione’ ho l’impressione che per ciascuno di noi sia giunto il momento di farsipaladini della riflessione’. Alfine di far germogliare azioni di contrasto consapevoli e lungimiranti. Aspetti sui quali il mondo Occidentale, ha lasciato molto, ma molto a desiderare. Non ritengo opportuno date le circostanze, andare a infognarsi sulla ricerca degli artefici di tanta dissennatezza. E’ il momento di fare fronte comune.

Dalle autorità apicali d’Oltrealpe, è stata scandita con ferma determinazione la parola Guerra. Parola, questa, abitualmente bandita dal linguaggio comune. Si trova in buona compagnia, con altri termini verso i quali si avverte un formidabile desiderio di ostracizzazione. Malattia, carestia, epidemia, morte ad esempio. Tutte sfaccettature dell’esistenza umana. Zaffate di perbenismo del politicamente, e mondanamente corretto, tenta con una protervia degna di migliore causa, di spacciare all’opinione pubblica, evenienze citate prima come non esistenti. Invece questi dolorosi frangenti sono costantemente lì, nella inestirpabile loro granicità. Ci rammentano l’insiodiosità connaturata, non alle mode, ma alla natura umana. Si sta facendo un nutrito almanacco di distinguo tra Guerra e terrorismo. Come se questo cambiasse la sostanza degli avvenimenti. Questi, purtroppo, non cambiano, ma la strutturazione da dare all’organizzazione della risposta da dare si.

Queste deprecabili attività nel corso della storia, ci sono sempre state e manifestate con accenti e declinazioni differenti. Al punto da rendere incerta la nozione dell’una e la nozione dell’altra.

Partirei dall’effettuare alcune considerazioni partendo dal terrorismo. Già in questo ambito, è da evidenziare la drammatica autonoma voce che assume, quello che all’epoca fu definito ‘stragismo’. Il primo elemento di comunanza che balza agli occhi con il terrorismo classico, e che queste attività, sono finalizzate a destabilizzare equilibri di potere interni alle Nazioni ove questi episodi verificano. Cominciando dagli svariati tentativi di Regicidi, organizzati dagli anarchici, per arrivare al ‘portare l’attacco al cuore dello Stato’ delle Brigate Rosse. Gli ultimi episodi di Parigi ci parlano di violenza bestiale contro tutto e tutti, in quanto tali. Essendo tutti dei potenziali ‘infedeli’, e quindi nemici giurati. Una Guerra totale, non dichiarata ma scatenata nei fatti. La ricerca delle cause scatenanti tanto orrore, ritengo che per una persona mediamente sensata, siano irraggiungibili. Decapitazioni, praticate e ostentate ad esempio Tentiamo di capire di fronte a cosa ci si trova.

La parola Guerra viene dall’antico tedesco ‘werren’ che significa mischia. Fenomeno contraddistinto, da gruppi organizzati militarmente che si fronteggiano con le armi. La Guerra in quanto tale afferisce a tematiche inerenti al Diritto Internazionale. E può svolgersi tra coalizioni di Stati contrapposti. Le Guerre hanno avuto durate di tempo variabile, ricordiamo quella dei ‘Cento anni’ e quella dei ‘Trent’anni’, fino ad arrivare a quella che fu definita ‘Guerra fredda’ solo per dare un piccolo indizio, di assuefazione secolare a questa pratica vigente, come naturale che sia anche nel mondo Occidentale.

Esiste uno Stato, il Califfato, del quale sappiamo praticamente nulla. Partendo dai confini dai quali sarebbe delimitato, come è l’ordinamento dello Stato, quale è la moneta che vi circola e tanto altro. Certo è, che è un organismo riconosciuto dai suoi cittadini dotato di autorità nei loro confronti. Altrettanto certo, risulta essere, il coinvolgimento strategico, organizzativo e finanziario del Califfato nei noti fatti di sangue. Sono poco noti, in questo caso, ma gli elementi tipici che caratterizzano uno Stato ci sono tutti: popolo, territorio, ordinamento. Questo passaggio, non è peregrino, ma sostanziale. Non si possono liquidare glioperatori di morte’, come terroristi. Essi agiscono sotto strette direttive, di uno Stato che li organizza, gli assegna obiettivi e strategie e li finanzia. Non è per così dire, una centrale di ‘misfatti’ privati. Uno Stato, per quanto dai tratti anomali, a cominciare dal suo apparente totale isolamento internazionale, ha dichiarato nei fatti un diffuso stato di Guerra.

Qualche ‘anima bella’ alzerà il sopracciglio, con disappunto da ‘salotto buono’, ma questa è la sostanza delle cose.

Bene ha fatto il Presidente Francois Hollande a chiamare le cose con il loro nome, senza acrobazie lessicali. Nessuno è contento di una situazione del genere. Come tutti i problemi, ignorandoli o minimizzandoli, non è che questi si risolvono da soli, si aggravano e basta.

Uno Stato, il Califfato, in forza della sua stessa ragione d’essere, ha deliberatamente scelto la strada di aggredire il resto del mondo. La centrale è lì, ed è lì che le forze del mondo Occidentale devono colpire con la massima determinazione possibile.

Non penso minimamente che ci si trovi di fronte a una Guerra di Religione. I margini, di coesistenza pacifica, tra coloro i quali hanno credi differenti sono ampi. Proprio per questo c’è chi cerca di eroderli. E’ Guerra quindi, anomala ma Guerra, non terrorismo. Guerra che può adattarsi a attuare sistemi terroristici.

Ho scritto per tutto l’articolo Guerra con la G maiuscola, per la consapevolezza della rilevanza che questa comporta. Una condizione estrema, non voluta, dolorosamete inevitabile. Una G maiuscola, di rispetto nei confronti di coloro i quali verrà necessariamente dispiegata la tempesta della distruzione e della morte. A questo punto, il cuore non può essere leggero per nessuno.

 

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