martedì, Novembre 30

Guerra di parole nello Yemen Propaganda e manipolazioni politiche

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Da quando gli Houthi – fazione zaidita, precedentemente sconosciuta, della regione settentrionale di Saada, organizzata sotto la guida di Abdel-Malek Al Houthi – è insorta avanzando attraverso gli altopiani dello Yemen, e facendo sempre più pressione sulla fazione politica più importante e potente, Al Islah, il Paese ha assistito al verificarsi di un passaggio di potere che nessun politico e pochi analisti avrebbero mai creduto possibile.

Gli Houthi, i principali emarginati della politica yemenita, hanno patito molte umiliazioni e sconfitte perpetrate dal regime dell’ex presidente Ali Abdullah Saleh; costretti a sopportare una repressione secondo criteri religiosi e un isolamento politico a causa della loro presunta “amicizia” con l’Iran. La reazione a tale oppressione ha portato la fazione tribale a organizzare una milizia reazionaria sotto la spinta dello sceicco Hussein Baddreddin Al Houthi.

Nonostante gli Houthi siano riusciti, con successo, a galvanizzare il sostegno pubblico, sfruttando la disillusione degli yemeniti verso i propri funzionari statali e ponendosi, in questo modo, come valida e potente alternativa alla “vecchia guardia” dello Yemen, i loro successi hanno provocato un feroce contraccolpo mediatico e politico.

Vittime del loro stesso successo, gli Houthi si sono trovati, adesso, nell’occhio del ciclone della propaganda, accusati di abuso di potere, violenza sproporzionata, pregiudizi religiosi e corruzione. Il loro potere militare e politico è in gran parte diminuito. Al Islah ha scelto di contrattaccare alla propria punizione politica e religiosa non sul campo di battaglia, ma piuttosto sulla stampa, consapevole che le parole possono essere più taglienti di quanto non possano esserlo le spade.

 

L’ascesa al potere

La fazione zaidita– branca dell’Islam sciita – era nata inizialmente in reazione alla propensione della capitale Sana’a verso l’Islam sciita, nel 1994. Quando l’ex presidente Saleh chiese all’Arabia Saudita un sostegno miliare e finanziario per reprimere il tentativo di secessione dello Yemen meridionale, il gruppo si è elevato al di sopra della precedente posizione, nelle retrovie del movimento della Primavera araba nel 2011, vincendo i propri avversari politici poiché aveva sostenuto le aspirazioni democratiche dello Yemen.

La pecora nera per eccellenza ha organizzato una perfetta transizione nella politica tradizionale trasformando i propri legami tribali e rivendendo il proprio messaggio sotto la nuova denominazione politica – Ansarallah. Una volta crollato il regime di Saleh, gli Houthi rinacquero come nuovi padroni del gioco politico dello Yemen, avendo tratto beneficio dal vuoto di potere creato dai conflitti rivoluzionari. L’ascesa al potere degli Houthi ha raggiunto un nuovo apice a settembre, quando il gruppo ha assunto con successo il controllo della capitale, Sana’ a, in seguito a una campagna militare portata avanti apparentemente senza sforzo.

Prima dell’arrivo del gruppo a Sana’a, gli Houthi sono passati attraverso lo Yemen meridionale, contestando e rimuovendo, ovunque, la principale forza politica dello Yemen, Al Islah – fazione che agisce da ombrello politico per parecchi gruppi, fra cui i Fratelli musulmani e i salafiti. Gli ex indesiderati dello Yemen hanno compiuto ciò che nessuno avrebbe mai creduto possibile, hanno sconfitto la famiglia tribale fondatrice di Al Islah, Al Ahmar, destabilizzando l’equilibrio politico del Paese.

Forte di un nuovo senso di potere Abdel-Malek Al Houthi si è presentato come l’emblema del malcontento degli yemeniti, portavoce dei deboli e dei poveri e salvatore dello Yemen. Al Houthi ha incolpato il Presidente Abdo Rabbo Mansour Hadi per i diversi problemi dello Yemen e per la repentina diminuzione della qualità di vita e ha incitato il governo di coalizione, richiedendo il cambiamento immediato di governo e riforme fiscali non negoziabili (il ripristino delle sovvenzioni petrolifere).

Manipolazioni politiche

I rapporti tra la classe politica yemenita e gli Houthi, fin dai primi esordi del gruppo, sono stati complicati, oscurati dal sospetto e caratterizzati da accuse. Il vero credo religioso degli Houthi, la loro affiliazione all’Islam sciita, ha portato alla convinzione che non fossero altro che burattini politici e ideologici nelle mani dell’Iran, un’altra versione dell’Hezbollah libanese. In un’intervista rilasciata ad ‘Al Hayat, all’inizio di quest’anno, il Presidente Abdo Rabbo Mansour Hadi ha accusato apertamente Teheran di ingerenza negli affari interni dello Yemen tramite Hezbollah e il sostegno offerto agli Houthi. Il Presidente Hadi ha attaccato Teheran accusandolo di aver tentato di architettare una “copertura politica” e influenzare il futuro dello Yemen agendo come burattinaio ideologico. Ha inoltre accusato l’Iran di aver incoraggiato un riavvicinamento politico tra Al Harak (movimento secessionista meridionale)  e gli Houthi per poter influenzare meglio la capitale Sana’a.

Il Ministero degli esteri iraniano ha spesso respinto le accuse di avere voce in capitolo o una qualche forma di controllo negli affari interni dello Yemen, ma i politici yemeniti e i media sono rimasti in gran parte indifferenti di fronte a queste dichiarazioni di non interferenza.

L’analista politico Hani Ahmed Al Sofy, parlando al giornale ‘Mintpress’, ha spiegato che il patrocinio straniero ha sempre pesato fortemente sulle politiche dello Yemen, portando spesso le fazioni avversarie ad accusarsi a vicenda di giocare il gioco di un altro contro gli interessi nazionali. «L’idea che gli Houthi agiscano negli interessi dell’Iran non è nuova. È l’ascesa senza precedenti dell’importanza politica degli Houthi che ha portato i funzionari statali a tornare alla calunnia politica. Come Al Islah è stato considerato e descritto come procuratore supportato dall’Arabia Saudita, allo stesso modo gli Houthi e, in una certa misura, Al Harak sono stati considerati pedine mosse dell’Iran. Per quanto riguarda il Presidente Hadi, è stato descritto come uomo di Washington, mediatore di ogni sorta nel turbinio delle influenze straniere».

 

Guerra delle parole

Se Al Islah è stato deposto dal proprio piedistallo proprio dagli uomini che pensava di dominare politicamente, religiosamente e militarmente, la sua leadership ha combattuto l’ascesa degli Houthi tramite una lotta mediatica, accusando il gruppo di brigantaggio, abuso di potere, frode, appropriazione indebita della terra e di altre azioni losche. Come ha fatto notare Haytham Othman, ricercatore e storico politico residente in Libano, «in questa guerra di parole contro gli Houthi molti funzionari si sono uniti alla lotta principalmente spinti dal timore del rischio di diventare politicamente irrilevanti».

Nei commenti rilasciati in esclusiva a Mintpress sottolinea: «è molto interessante vedere come proprio gli abusi e i crimini commessi dal regime precedente contro la gente e i nemici politici siano stati addossati agli Houthi». Othman ha elaborato questa teoria individuando le accuse recenti di saccheggio e appropriazione indebita nel Sana’ a contro i membri della famiglia Al Ahmar e il generale Ali Mohsen Al Ahmar – ex principale pezzo grosso dell’esercito yemenita -.

«Quando gli Houthi hanno iniziato la campagna di pulizia contro al-Islah, hanno sistematicamente preso di mira gli affari e gli interessi privati del gruppo appropriandosi del controllo delle terre, residenze e imprese commerciali. Quelle rese più note dai media sono state le confische delle abitazioni di Hamid al-Ahmar e del generale Mohsen». Ha aggiunto: «Mentre Al-Islah e gli altri hanno condannato tali atti di banditismo, per ricordare le parole di alcuni funzionari pro-Islahi, molti altri invece tendono a dimenticare che nel 1994 al-Ahmar e i suoi sostenitori saccheggiarono la città di Aden, rivendicando per se stessi le proprietà dei meridionali e le terre di proprietà dello Stato, malgrado i tre decenni di sciacallaggio politico e gli abusi di potere».

Parlando da Aden, Alì Assad, un giornalista freelance, ha affermato che se gli Houthi avevano di certo preso il controllo delle proprietà appartenenti in passato ad Al-Islah, i militanti lo fecero al fine di restituirle ai legittimi proprietari. «Gli Houthi hanno restituito all’ex Presidente dello Yemen meridionale Mohammed al-Baidh la sua abitazione, rubata decenni fa (1994) quando le forze del Presidente Saleh hanno annientato la ribellione meridionale. Mentre al-Ahmar aveva rivendicato la proprietà su dozzine di residenze e terre, tutte sottratte indebitamente. Questa questione è stata, in realtà, il filo conduttore della maggior parte della storia secessionista, e ha alimentato le aspirazioni sovrane dello Yemen meridionale. La questione dell’appropriazione indebita delle terre è stata una spina nell’amministrazione del Presidente Hadi dal 2012. Dalla presa di potere a Sana’a, gli Houthi hanno effettivamente dimostrato più moderazione, qualità che Al-Islah e Saleh non hanno mai manifestato. Credo che sia cruciale rimanere obiettivi quando si lanciano accuse e si attribuiscono colpe…gli Houthi non sono così pessimi come la stampa vuol far credere, è tutta manipolazione e propaganda in effetti».

Antoine Fraccas, Professore di Scienze politiche, ha sottolineato che la guerra delle parole nello Yemen è stata guidata più da un senso di avidità di potere e desiderio di delegittimare e denigrare l’avversario politico che da uno scontro ideologico. «Le tensioni e le divisioni politiche e religiose dello Yemen non sono così profonde come i politici vorrebbero far credere. La politica yemenita è gestita dal tipo di personalità, le persone sono arrivate a sostenere gli individui e il potere, non i programmi o le idee. Questo è ciò che è così interessante dello Yemen… Le divisioni scaturiscono dal desiderio delle fazioni di controllare le risorse del Paese, tutto il resto come la religione, il sostegno estero e persino le alleanze politiche, è stato utilizzato come armi e /o richieste di riunione per il sostegno politico».

Infine, ha affermato: «In tutta obiettività, nessun politico in Yemen può fingere di essere senza colpe. Sia se schierato con gli Houthi o con il governo di coalizione, sono stati commessi abusi. La domanda è: alle persone sarà data una reale opportunità di decidere del loro futuro politico?».

 

Traduzione di Emanuela Turano

 

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