sabato, Aprile 10

Guatemala: scontro istituzionale, rischio collasso La disputa tra il Presidente Morales e la Commissione ONU che deve vigilare sull’illegalità nel Paese sta avviando il Guatemala verso la crisi

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Il Guatemala sembra essere sull’orlo del baratro di una crisi istituzionale. Il Presidente della Repubblica Jimmy Morales, infatti, è stato messo alle strette dalle accuse di corruzione ed è al centro delle indagini della CICIG (Commissione Internazionale contro l’impunità in Guatemala), col cui commissario, il colombiano Ivan Velasquez, ha messo in atto un braccio di ferro che perdura ormai da oltre un anno.

Ma ripercorriamo i fatti con ordine.  

Come mostra un rapporto del centro di ricerca Freedom House, il Guatemala non è tra i Paesi al mondo dove la libertà è a rischio. Certo, non è un paradiso terrestre, ma lo score che aggrega le libertà civili e diritti politici è di 56 su 100, il che pone il Guatemala a metà della classifica generale che prende in considerazione tutti i Paesi del mondo e li pone in ordine di garanzia della libertà in tutte le sue forme. Vige una sostanziale democrazia e le elezioni sono tenute regolarmente e, generalmente, senza pressioni. Il dato è più che normale se si pensa che il Paese è reduce da una guerra civile protrattasi per 36 lunghi anni, dal 1960 al 1996.

La nota dolente in terra guatemalteca, però, si ha sul fronte giustizia. In Guatemala c’è un alto tasso d’impunità, la corruzione è ampiamente diffusa e gli atti di violenza sono all’ordine del giorno. Inoltre, il Paese è tra gli Stati dell’America Latina dove la disuguaglianza di reddito è più alta e circa la metà dei bambini è malnutrita.

L’‘Indice sulla percezione della corruzione 2017’, stilato dall’organizzazione Transparency International – pur riportando che, negli ultimi anni, America Latina e i Caraibi hanno fatto grandi passi nella lotta al fenomeno – pone il Guatemala al 143° posto su 180 Paesi presi in considerazione, con un punteggio di legalità di 28 punti su 100, il che vuol dire che il livello di corruzione è molto elevato. Su una popolazione di circa 12.700.000 abitanti, ci sono circa 6.000 omicidi all’anno in Guatemala, in cui sono compresi anche donne e bambini, e solo per il 2% di questi crimini viene istituito un iter processuale. Esistono, poi, organismi e organizzazioni illegali e apparati di sicurezza clandestini, che si sono sviluppati dalle strutture anti-insurrezionali dello Stato che oggi appaiono e operano attraverso reti che possono essere accomunate alle mafie e svolgono attività illecite e compiono azioni violente col fine di assoggettare ed influenzare le istituzioni statali.

Proprio per la dilagante corruzione, la violenza e l’impunità che regnano nel Paese, all’inizio del 2003 il Governo guatemalteco ha chiesto assistenza al DAP (Dipartimento per gli affari politici delle Nazioni Unite) per «sviluppare un meccanismo che aiuti lo Stato e a indagare e perseguire i suoi membri». Questa iniziativa ha portato alla formazione, nel gennaio 2004, della CICIAS (Commissione d’inchiesta sugli organi illegali e sugli apparati di sicurezza clandestini), che però si è arrestata prima ancora di cominciare il suo percorso per le polemiche diffuse nel Paese e per alcuni punti del programma incostituzionali, dopo l’analisi ed il parere della Corte Costituzionale. Arenato il CICAS, nel dicembre 2006, rivisti alcuni punti programmatici e sempre mediante il DAP, le Nazioni Unite ed il Governo del Guatemala hanno firmato l’accordo per la costituzione del CICIG, la cui istituzione è stata ratificata dal Congresso della Repubblica il 1° agosto 2007. L’accordo stabilisce che nel mandato della CICIG sono tre gli obiettivi principali: indagare sull’esistenza di forze di sicurezza illegali e apparati clandestini che commettono reati e ledono i diritti umani; cooperare con lo Stato per smantellare queste organizzazioni illegali e promuovere il perseguimento penale e le punizioni per i crimini commessi; formulare raccomandazioni allo Stato del Guatemala per l’adozione di politiche pubbliche volte a sradicare gli apparati clandestini e le forze illegali, ivi comprese le riforme giuridiche e istituzionali necessarie a tale scopo.

Dal 2007 ad oggi, il mandato della CICIG ha subito varie estensioni per volere del Governo guatemalteco, che sono state ripetutamente concesse dal Segretario Generale dell’ONU. In totale sono cinque – ognuna ha la durata di due anni – le estensioni emanate, l’ultima delle quali è risalente al 4 settembre 2017 e si concluderà il 3 settembre del 2019.

Proprio quest’ultima estensione – e qui sta il paradosso – è stata esplicitamente richiesta all’ONU dal Presidente Jimmy Morales, il 16 aprile 2016.

Morales – un ex-comico candidatosi come outsider – è salito alla ribalta con il suo slogan Né corrotto, né ladro ed è stato eletto nell’ottobre del 2015 con il 67,4% dei consensi, favorito anche dall’opera di pulizia che la CICIG ha messo in atto negli ultimi anni e che ha portato alla destituzione dell’ex Presidente Otto Perez Molina, il quale in cambio di tangenti favoriva l’abbassamento dei dazi per l’importazione.

Lo scandalo è scoppiato nell’aprile 2015, quando, a seguito di indagini coadiuvate dal Ministro Pubblico (MP) ed il CICIG, le autorità guatemalteche hanno arrestato circa due dozzine di funzionari governativi per frode doganale. Tra gli arrestati configuravano anche i capi, attuale ed ex, dell’agenzia doganale guatemalteca, la SAT (Superintendencia de Administración Tributaria). Questa operazione è stata il più grande successo negli sforzi anti-corruzione, durante il quale il MP e il CICIG hanno perseguito oltre 680 persone e identificato oltre 60 gruppi di criminalità organizzata. Addirittura il ‘New York Timesha parlato del Guatemala come «esempio sorprendente per l’America Latina».

Il Commissario della CICIG, Ivan Velasquez, ha raggiunto degli ottimi risultati da quando è stato nominato per tale ruolo nel 2013 e, dopo aver ingaggiato una lotta generale contro l’impunità, si è concentrato, soprattutto, nell’individuazione della produzione e del circolo di denaro illegale.

Dal gennaio 2107, però, anche  Morales è finito nel mirino di Velesquez. Prima il figlio ed uno dei fratelli sono stati indagati per corruzione e sono tuttora in attesa di giudizio e, successivamente, lo stesso Morales – insieme a molti membri del suo partito – è finito al centro del ciclone: pare che abbia usufruito di finanziamenti illeciti per la campagna elettorale che lo ha visto trionfante nelle passate elezioni. Velazquez, allora, date le indagini, si era fatto avanti in Parlamento per chiedere che fosse tolta l’immunità al Presidente.

Per tutta risposta, allora, il 25 agosto 2017, Morales ha richiesto una riunione con il Segretario Generale delle Nazioni Unite António Guterres a New York, durante la quale ha segnalato il suo intento di espellere il capo della CICIG, colpevole anche di aver interferito nella politica guatemalteca chiedendo riforme costituzionali e sfruttando la copertura mediatica nei procedimenti giudiziari. Tornato in patria Morales, dopo aver definito Velasquez ‘persona non gradita’ e aver ricevuto dal Parlamento la possibilità di mantenere l’immunità, ha chiesto l’espulsione dal Paese del commissario. Appello bocciato dalla Corte Costituzionale.

Anche quest’anno, all’inizio di settembre, il Presidente guatemalteco ha rinnovato la sua campagna per smantellare la CICIG (che sta preparando il caso e le possibili accuse contro di lui per il finanziamento elettorale illecito), provocando una crisi politica e costituzionale.  Infatti, come riporta il centro studi International Crisis Group (ICG), dopo l’annuncio di Morales del 31 agosto, nel quale proibisce l’ingresso nel Paese a Velasquez e si dice non disposto a rinnovare il mandato di CICIG nel 2019, i veicoli militari, lo stesso giorno, hanno circondato l’edificio principale dell’organizzazione. Al momento di annunciare la sua decisione, Morales si è presentato davanti la stampa circondato da membri dell’Esercito e della Polizia. La Corte costituzionale, il 16 settembre, ha ordinato al Governo di consentire l’ingresso di Velasquez e ha chiesto il dialogo con l’ONU. Il Ministro dell’Interno, Enrique Degenhart, e il Ministro degli Esteri, Sandra Jovel, il giorno successivo, sfidando la sentenza della Corte, hanno confermato il divieto. 

Intanto dal Palazzo di Vetro, il Segretario Generale Guterres ha ribadito il suo sostegno per il lavoro di Velasquez e di tutto il CICIG.

Come riporta ‘El Pais’, poi, secondo gli ultimi sondaggi il gradimento dei guatemaltechi verso il CICIG e Velesquez si attesterebbe intorno al 70%, mentre quello per il Presidente è sotto il 20%.

Intanto nel Paese sono scoppiate pacifiche proteste per manifestare a favore del CICIG e, per contenerle e impedire che i manifestanti arrivino al centro di Città del Guatemala, il Governo ha schierato migliaia di militari e poliziotti. Si paventa, dunque, una militarizzazione del Paese. Il rischio è questo.

Come si evince sempre dall’ICG, «i partner internazionali hanno condannato l’azione di Morales, anche se gli Stati Uniti hanno preso una posizione più blanda e hanno sostenuto la ‘riforma del CICIG’ e il rispetto della sovranità del Guatemala». «Penso che ci sia un conflitto di interessi e un tentativo da parte del Presidente Morales di cercare di proteggere i propri interessi alla luce delle indagini in corso», ha chiosato così Adriana Beltran, direttore della sicurezza dei cittadini presso l’Ufficio di Washington sull’America Latina. Anche se gli Stati Uniti hanno sempre sostenuto la lotta alla corruzione guatemalteca e, quindi, l’operato della CICIG –alla quale forniscono il 40% del totale dei finanziamenti-, con Donald Trump sembra si sia sollevato un assordante silenzio sulla questione che ha travolto Morales, il quale aveva fortemente sostenuto la decisione del Presidente americano di traslocare la sede dell’ambasciata israeliana da Tel Aviv a Gerusalemme. Pratica che ha eseguito lo stesso Governo Morales tempo dopo.

Il Segretario di Stato americano, Mike Pompeo, dopo una chiamata, non ha condannato l’operato di Morales e tra tutti i 12 Paesi donatori della CICIG, gli Stati Uniti si sono rifiutati di rilasciare una dichiarazione a favore dell’organizzazione.

La situazione in Guatemala, dunque, rischia di precipitare. Da una parte, popolazione, attori sociali e politici che sostengono il lavoro della CICIG e dall’altra attori protagonisti della vita politica che cercano di mantenere le loro posizioni conservatrici, immischiati in scandali di corruzione e finanziamenti illeciti, con l’intento di mantenere in piedi un sistema che, prima o poi, collasserà.

Dopo il Nicaragua, dove le azioni del Governo guidato da Daniel Ortega hanno creato i presupposti perché si creassero feroci proteste  e con conseguenti ancora più dure repressioni, dunque, un altro Paese centroamericano vede l’aggravarsi della situazione socio-politica interna.

Certo è che, se gli eventi in Centro America dovessero precipitare, gli Stati Uniti sarebbero i primi a pagarne le conseguenze con probabili migrazioni di massa all’interno dei loro confini ed il silenzio assordante, allora, sarebbe meglio si tramutasse in azioni diplomatiche concrete.

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