sabato, Maggio 15

Guardian / Repubblica: confronto impari I due direttori sul palcoscenico romano dell'Auditorium, due modi diversi di fare giornalismo

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Oggi, 30 aprile, l’autoproclamo la ‘Giornata del Giornalismo’. Forse perché a Perugia comincia il travagliato Festival internazionale, la cui 7ma edizione è stata resa possibile, oltre che da ENEL – che non poteva che avere che un capo della Comunicazione ‘illuminato’ come Gianluca Comin – da un efficace crowdfunding; ma anche perché voglio dare pubblicamente gli auguri di buon lavoro a Lucio Brunelli, straordinario collega del ‘TG2‘, che ha assunto la direzione giornalistica di ‘TV2000‘.

E fin qui mi son presentata con una dolcezza inusitata, che manco paio io a me stessa… figuriamoci a voi che mi conoscete come inveterata polemista, intenta sempre a spaccare il capello in 18…

Per non scontentarvi e non smentire la mia fama, ora mi applico al mio esercizio preferito: sputare sentenze.

Non mi trovo mai a corto d’argomenti; forse a volte sono troppo severa e monotona con un povero vecchietto farneticante – e con questo epitaffio, credo di aver messo insieme tre parole che lo farebbero andare in bestia: bel colpo! –; oppure punzecchio bonariamente il Premier di turno, specie quando mi pare che abbia mutuato, giovanilizzandole, certe iniziative e certe utopie demagogiche del vecchietto di cui sopra.

Stavolta, però, voglio superare me stessa, buttandomi una clamorosa zappa sui piedi: il masochismo è una mia attrazione fatale… la storia della mia vita lo attesta. Ma lasciamo fuori dal discorso i risvolti autobiografici.

Il tema di stamattina scaturisce da un evento a cui ho assistito l’altra sera, alla sala Goffredo Petrassi dell’Auditorium a Roma. Si trattava dell’anteprima romana del suddetto ‘Festival internazionale del Giornalismo (fra gli organizzatori, un ammirato incoraggiamento all’amica Arianna Ciccone) e presentava un dialogo a due voci, con la mediazione del corrispondente da Londra di ‘La RepubblicaEnrico Franceschini, fra Ezio Mauro, direttore dal 1996 del quotidiano fondato da Eugenio Scalfari e Alan Rusbridger, direttore dal 1995 del quotidiano inglese ‘The Guardian’, fresco di Pulitzer per l’inchiesta che ha portato alle sconvolgenti rivelazioni sulla rete informativa che avrebbe voluto avvolgere il mondo, ovvero il cosiddetto ‘Datagate’.

Il tema era ‘La guerra al giornalismo’ da parte di un potere infastidito da chi si permette di disturbare le ‘trastole’ dei manovratori.

Naturalmente, la cronaca dell’evento che leggerete sul quotidiano italiano in questione, firmata da Simone Cosimi, è puntuale e pedissequa.

Cita con una precisione notarile le frasi, ad esempio, quella di Mauro sulla non-gerarchizzazione del web, che è il suo tallone d’Achille nei confronti del giornalismo, in quanto dà la stessa importanza a un saggio di Habermas e a una pernacchia di un blogger.

Il pezzo in questione regala 20 cm di statura (professionale) a Ezio Mauro che, nel confronto in diretta, non ne era uscito vincente, ma neanche pari e patta.

Perché lui mostra sul palcoscenico tutti i limiti del giornalismo nostrano, ovvero del Direttore Unto dal Signore, spocchioso e ampolloso.

Parla bene ma non ha quell’immediatezza e quella semplicità che mostra il suo interlocutore. È sacrale, declama… e Franceschini, essendo il suo Redattore, gli tiene bordone.

Meglio sarebbe stato – oso, anche se il personaggio mi fa rizzare il pelo – se al suo posto ci fosse stato Vittorio Feltri o altro giornalista di un’altra fazione…

Ci ripenso: a parte che credo che Mauro non avrebbe accettato tale ‘mediazione’, ritengo che, come nella politica, cane non mangi cane, e persino un Giuliano Ferrara, un Maurizio Belpietro o un Alessandro Sallusti, assurti al ruolo di moderatori, avrebbero preso un atteggiamento in guanti gialli. Non mi illudo sulle debolezze umane e su una sorta di sotterranea complicità  -spesso spiccatamente maschile-  che scatta in certe occasioni.

Perché dico che Rusbridger si è rivelato vincente rispetto a Ezio Mauro? Sarà che ha 5 anni di meno (l’italiano è classe 1948, l’inglese è del 1953), ma a me è sembrato molto più smart… certo, parlava del Datagate e di Wikileaks; certo, faceva riferimento ai grandi nemici che la sua testata si era creati, pubblicando inchieste così scottanti, ma ha dato un’efficace e tangibile dimostrazione di cosa sia, nella vita vissuta, l’understatement.

Insomma, ‘The Guardian si è messo contro i Grandi Governi della Terra, pubblicando notizie imbarazzanti per Barack Obama, per David Cameron, per François Hollande (e Nicolas Sarkozy); lo stesso direttore è stato messo sulla graticola in Parlamento, con domande da caccia alle streghe, tipo: ‘Lei ama il suo Paese?’. Per par condicio, cito uno stralcio di Rusbridger:  ‘Un nostro giornalista ha scritto un libro sulle api, sostenendo che quando le api sono sotto minaccia l’intero mondo è sotto minaccia. I giornalisti sono come le api e c’è bisogno di organizzazioni forti per sostenerli. Il caso Snowden lo dimostra, se la battaglia fosse stata contro un blogger isolato, tutto sarebbe finito sotto silenzio’.

Intanto, come contraltare, Mauro non trovava di meglio che spacciare il tormentone delle 10 domande all’Innominato, frutto della passione civile, innanzitutto, del mai troppo compianto Giuseppe D’Avanzo (Peppe, amico della giovinezza, non ti dimenticherò mai!) e comunque assolutamente non confrontabili con l’immenso impegno di giornalismo analitico e investigativo dispiegato dal ‘Guardian‘.

D’altronde, l’ex Premier, passato al microscopio da La Repubblica‘ (e che doveva un bel po’ di soldini al proprietario del quotidiano, Carlo de Benedetti…), ci ha messo del suo per farsi ridere dietro (e farci gabellare) dall’intero orbe terracqueo; ma, mentre ‘The Guardian‘, in solitudine, lottava contro l’NSA e varie altre forze oscure, chi era l’avversario di La Repubblica‘, il placido Paolino Buonaiuti, oggi in fuga delusa dal suo ex dante causa? Qualche giudice dietro la cui toga Mr B. si era rifugiato (ogni tanto anche la Giustizia può tornare comoda), querelando il quotidiano?

Invidia, la mia, come mi ha accusato qualcuno a cui confidavo in sms qualche sprazzo di queste riflessioni? A parte che ritengo di fare la cosa che mi piace di più, ovvero le note satiriche e di costume, e mai mi sarei sognata di ambire a fare il Direttore di un quotidiano (ci vogliono troppe qualità che non ho, compresa una certa diplomazia, per essere un buon direttore d’orchestra: io ho, purtroppo per me, un’irrefrenabile matita rossa e blu in punta di lingua), conosco Colleghi che hanno fatto i direttori più nello stile Rusbridger e che ammiro… mentre Mauro è irritante, si ritiene un profeta. Per esempio, ha strombazzato che ‘i giornalisti sono una razza a parte’ (una sorta di versione positiva di ciò che commento il succitato Innominato riguardo ai giudici…); il che mi pare la rivendicazione di una superiorità culturale che non sta né in cielo né in terra.

Altra chicca: lo stesso Direttore di  La Repubblica‘  ha affermato, per rivendicare la sua assoluta indipendenza dalle sirene del potere-untore, che lui non va a pranzo coi politici per evitare qualsiasi commistione… Ma mica sono contagiosi… se non ti fai contagiare.

I suoi sono pregiudizi da dronerese doc… (lo era anche Giolitti, ma lui, le mani con la politica se le sporcò, altroché se se le sporcò… Banca Romana e marmi del Vittoriano docent …) che scolpisce le tavole della legge a suo uso e consumo… e, naturalmente, a Franceschini non sarebbe mai venuto in mente di obiettare (eresia!), che comunque va a pranzo con de Benedetti, che, quanto a manovrare certe questioni, non ha nulla da invidiare ai suddetti politici.

Ecco, ho fatto il controcanto ad un incontro che, per i moltissimi studenti di Scienze della Comunicazione e delle scuole di giornalismo sparse in città, è stato occasione di visibilio. Sono una scettica incallita, che ci volete fare?

E se mi son venute le lacrime agli occhi, è stato quando una giovinetta carina e ingenua, alla fine di tutto, ha agguantato Enrico Franceschini per chiedergli: ‘Come posso fare per fare uno stage da voi?’.

Povera bambina… poveri figli nostri: il giornalismo ha un futuro??? Non lo so più. Alla sua età lo credevo ciecamente… oggi ritengo che lo abbia quello che, come per ‘The Guardian‘, diventi ‘guardiano di legalità e civiltà’. In assoluto, non contro un Premier ‘antipatico’ o indegno.

Noi de’ ‘L’Indro‘ vogliamo fortemente farlo.     

 

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