mercoledì, Maggio 12

Guai economici per il colosso Facebook! L'esperto Gershon Distenfeld spiega su 'Bloomberg' la questione delle azioni Facebook contestate legalmente

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Gershon Distenfeld, direttore dell”AllianceBernstein of High Yield‘, spiega su ‘Bloomberg Business perché il social network Facebook deve affrontare la richiesta di gruppo di investitori economici di risolvere legalmente le varie sentenze stabilite dai giudici rispetto alle tre azioni legali USA (depositate presso la Corte Federale di Manhattan) che devono accertare se i grandi investitori istituzionali fossero già a conoscenza di analisi privilegiate riguardo al ridimensionamento degli obiettivi di bilancio di azioni Facebook, dopo l’offerta pubblica del maggio 2012, invece sconosciute ai piccoli investitori se la compagnia e i sottoscrittori del collocamento in borsa di New York abbiano nascosto loro informazioni rilevanti. Il sospetto di un inganno nei loro confronti da parte degli investitori di grandi aziende riguardo la situazione finanziaria nel periodo precedente all’offerta del 2012, si basa su alcune azioni che valutate a 38 dollari prima della quotazione a Wall Street, sono poi scese verso il ribasso del  20% del loro valore iniziale, da qui l’idea di essere stati danneggiati dal comportamento del social network più famoso del mondo. L’Ipo, ovvero l’offerta pubblica iniziale, partita da 16 miliardi di dollari, si è infatti rivelata un flop, con perdita complessiva del 18% nei primi tre giorni di contrattazioni del titolo (con varie oscillazioni di perdita e risalita), suscitando numerose perplessità sulle dinamiche di mancato sostegno di investitori economici a Wall Street. Le azioni legali  devono accertare il sospetto anche che la Morgan Stanley, secondo fonti finanziarie, avrebbe avuto il controllo esclusivo delle operazioni tenendo fuori gli altri 22 soggetti (che avevano sottoscritto l’Ipo), non diffondendo informazioni importanti per il ridimensionamento e vendita di tali azioni. Se tali sospetti fossero accertati la perdita del titolo azionario non sarebbe stata quindi provocata da ribassi dovuti agli introiti della pubblicità legata alla telefonia cellulare che avrebbero deluso le aspettative, costringendo la compagnia a rivedere al ribasso del 5% le stime sul fatturato del secondo trimestre, come hanno sostenuto i dirigenti Facebook di allora.

(tratto dal sito di ‘Bloomberg Business’)

 

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