venerdì, Settembre 17

Grillo trascina tutti nel pantano image

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I questori del Parlamento hanno presentato all’ufficio di Presidenza della Camera la relazione sulle baruffe in Parlamento di mercoledì e giovedì scorso. Una dettagliata ricostruzione dei fatti in base alla quale risulta che i deputati grillini «abbiano adottato comportamenti che, esulando da ogni forma legittima di ostruzionismo o di contestazione, sono stati finalizzati ad ostacolare materialmente, vale a dire attraverso forme fisiche di impedimento, il funzionamento degli ornai parlamentari».

Comportamenti che, conclude il documento, «devono essere chiaramente contrastati con la dovuta fermezza, tenendo presente che le sanzioni previste dall’articolo 60 del regolamento sono la censura con interdizione a partecipare ai lavori parlamentari per un periodo da 2 a 15 giorni». Una citazione particolare la relazione la riserva al deputato Alessandro Di Battista reo di un comportamento di «eccezionale gravità» per non aver permesso a Roberto Speranza di potere svolgere la conferenza Stampa.  Non meno teneri i questori sono stati con i deputati di Fratelli d’Italia accusati di «aver lanciato monete di cioccolata» e di essere saliti in piedi sui banchi del governo. Una particolare menzione se l’è meritata

Il dato politico più significativo, però, è la censura anche del comportamento del questore Stefano Dambruoso per la vistosa manata alla deputata grillina Loredana Lupo. «È risultato estraneo alle funzioni da questi ricoperte nella qualità di questore» spiega il documento. Tradotto: compito del questore è coordinare l’attività dei commessi non sostituirsi ad essi.

Che il questore Dambruoso sarebbe stato sanzionato era già nell’aria sia per le dichiarazioni di Matteo Renzi che ne ha chiesto le dimissioni (un’astuta mossa politica per accattivarsi le simpatie della base grillina) sia per le dichiarazioni della presidente Laura Boldrini che aveva parlato di «inflessibilità» nel giudicare le colpe. Il presidente della Camera è di certo la figura che esce più di tutti sconfitta dagli scontri con i grillini. Le critiche alla sua conduzione della seduta di mercoledì scorso sono piovute da ogni dove e la Boldrini ha pensato bene di recuperare popolarità parlando da Fabio Fazio di «eversione» da parte dei parlamentari grillini e di «potenziali stupratori».

Una impressionante perdita di equilibrio e un doppio boomerang sia perché ha pensato di sfidare Grillo sul piano della comunicazione sia perché questa strategia di attacco ora la pone in una condizione di oggettiva perdita di autorevolezza in quanto qualsiasi decisione, seppur legittima,  prenderà in futuro contro il gruppo parlamentare grillino, sarà gioco facile farla passare come una rivalsa.

Senza dimenticare che i grillini sono un terzo dei parlamentari e accusarli di essere «eversivi» la pone per forza di cose in una condizione di non neutralità e quindi incompatibile con il ruolo di terza carica dello Stato la cui autorevolezza poggia in primis sull’imparzialità e sull’equilibrio.

Grillo dal canto suo continua naturalmente a infierire parlando anche oggi di «colpo di Stato», annunciando una guerriglia in Parlamento sulla riforma elettorale e sul decreto Imu-Bankitalia e chiedendo le dimissioni della Boldrini. Una strategia che mira a tenere alta la tensione e a bloccare qualsiasi tentativo di riforma rendendo quasi obbligate le larghe intese che per Grillo rappresentano una polizza a vita. 

Il paradosso è che l’innalzamento dei toni conviene pure al sistema che punta proprio su questo per compattarsi e giustificare così il governo di «solidarietà». Per questo il (di solito) «moderato» e «ecumenico» Enrico Letta, in visita nei Paesi arabi in cerca di investitori, ha trovato il tempo di intervenire in una bassa polemica da talk show fra Daria Bignardi e Rocco Casalino (ex Grande Fratello ora collaboratore del M5S) definendo una «barbarie» un post provocatore di Casalino (che rispondeva ad una precedente provocazione). Difficile ricordare, a memoria d’uomo, Enrico Letta intervenire in questioni simili e con tale vis.

Il premier oggi ha commentato con parole di stizza l’innegabile successo raggiunto in Kuwait (è stato stabilito un accordo con un fondo kuwaitiano che investirà 500 mln di euro in un fondo strategico italiano per poi essere investiti in aziende italiane). «Fuori dall’Italia i risultati si raggiungono. Parlano i fatti e non i discorsi» ha detto il premier lanciando anche una frecciata al Presidente di Confindustria Squinzi: «Spero che Confindustria accolga quello che è successo in questi giorni e dia segnali di fiducia e non solo di disfattismo».

Il premier sente il cerchio che si stringe e reagisce. Il Pd risponde oramai a Renzi, Berlusconi ha lasciato il governo, i grandi giornali lanciano fendenti un giorno sì e l’altro pure, Confindustria non perde occasione per sparare a zero sull’esecutivo, Napolitano inizia a sentire realmente la fatica del secondo settennato (sono drasticamente diminuite le riunioni al Quirinale dove si dettava l’agenda dei lavori parlamentari e venivano sopiti tutti i mal di pancia). Per sopravvivere ora deve correre. Da solo.

 

 

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