domenica, Maggio 9

Grillo: qualcosa si muove 40

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Nei giorni dominati dall’attacco mediatico dei mondiali di calcio, succedono sempre fatti interessanti. La cosiddetta apertura di Beppe Grillo a una discussione col Partito Democratico, ma sarebbe meglio dire con Matteo Renzi, è una novità straordinaria sulla deprimente scena della politica nazionale.

Vediamo quali significati, quali tranelli ma anche quali potenzialità potrebbero essere racchiusi in un’uscita che l’attenzione dell’opinione pubblica, distratta come spesso succede dai successi sportivi italiani, percepisce finora come estemporanea, la solita boutade estiva.
E non è affatto escluso che lo sia, naturalmente, vista la natura ondivaga del Movimento in questione, sempre in bilico tra i diktat dirigenziali e la democrazia diretta che trasforma numeri ridicolmente insignificanti in plebisciti oceanici,  stile mussoliniano.

Ma lasciamo stare i pessimismi, per una volta, e seguiamo la cosa come se fosse veramente la svolta che si attendeva da tempo, l’ingresso  cioè dei pentastellati nell’agone politico reale.

I moventi della decisione grillina vanno ricercati in due fatti, avvenuti in questo bizzarro inizio di stagione: l’enorme delusione elettorale delle europee e la sparata, maldigerita dalla base e non solo, dell’alleanza strategica con Nigel Farage, il beffardo inglese che nel suo UKIP sta tentando di riunire la destra antieuropea e nazionalista britannica.

Una mossa doppiamente sbagliata, perché da un lato fortemente odorosa di ripicca per la legnata subita alle elezioni, dall’altro perché ha offerto su un piatto d’argento, a chi ha sempre messo in guardia l’elettorato progressista sulle radici destrorse e razziste del movimento,  l’opportunità  di pronunciare un Visto? sonoro e senza possibilità di replica.

Questo non è piaciuto, nella tortuosa galassia a cinque stelle, ed ecco uscire la prima proposta seria di dialogo politico col Pd, anzi, la prima proposta in assoluto che dagli altezzosi scranni idealmente posti al di sopradell’indistinta sozzura parlamentare provenga su temi di importanza davvero rilevante. La paura (di spegnersi come un cerino consumato) fa novanta.

Secondo me il duo Grillo-Casaleggio non si aspettava che a rubare loro la scena della trasparenza arrivasse, a tempo di record, la proposta Pd di trasmettere in streaming il colloquio tra le parti. Tant’è vero che il capogruppo Luigi Di Maio, recalcitrante in prima battuta, ha subito corretto il tiro. Rendendosi conto della gaffe clamorosa, o spinto alla riflessione dall’alto della cabina di regia? Fate voi.

In ogni caso, la partita è aperta ed è di quelle succose, ricche di potenziali snodi per il futuro. Grillo si gioca, rischiando, una bella fetta dell’immagine da Robin Hood a cavallo, tanto cara alla sua base. E lo fa nel tentativo estremo di saccheggiare quanto resta dell’eredità ormai dissipata dell’altro Cavaliere, quello ormai diretto verso il volo nel cratere del leggendario vulcano edificato non so più in quale delle sue ville.  

Come? Accreditandosi come partner delle riforme al posto del vecchio leader in disarmo (ormai sparito dalle cronache politiche in favore di giganti come Raffaele Fitto e Giovanni Toti, scusate se è poco) e occupando lo spazio libero a destra del Pd prima che venga fagocitato in toto. La sinistra radicale, decisa come sempre a suicidarsi sull’altare del sindacato e dell’illusionista di turno, gli ultimi in voga si chiamano Barbara Spinelli e Corradino Mineo, che tristezza, appare ancora una volta fuori dai giochi.

Sarà molto interessante seguire lo svolgimento del colloquio, per testare la capacità politica di Matteo Renzi  di fronteggiare un populista doc come Grillo, in un faccia a faccia che speriamo possa esprimere contenuti, oltre la dose garantita di showbiz .

 

 

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