giovedì, Luglio 29

Grexit

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Con il voto per le elezioni presidenziali in corso, che potrebbe portare ad elezioni anticipate, torna di moda lo scenario del cosiddetto Grexit, l’uscita della Grecia dall’Eurozona. “Grexit”, un termine originato dal gergo del business trading, è oggi sulla bocca di tutti i funzionari della UE, dei politici nazionali e naturalmente dei media di tutto il mondo, oltre ad essere uno degli hashtag più popolari su Twitter.

Il Commissario per gli Affari Economici e Monetari Pierre Moskovisi, in una recente visita ad Atene, ha dichiarato che «sarebbe un peccato che la Grecia si trovi a fare di nuovo i conti col Grexit, dopo tutto l’impegno profuso da questo Paese». Il Commissario della UE Oli Rehn, in risposta ad una domanda di Dimitrios Papadimoulis, vicepresidente del Parlamento europeo e deputato europeo della Syriza, ha affermato che quest’ultima è tenuta a garantire che la Grecia continuerà a far parte dell’Eurozona.

Per quanto riguarda la stampa, si leggono una varietà di scenari possibili. La Germania e la Troika sono pronte a tagliare i fondi alla Grecia nel caso in cui la Syriza vinca le elezioni, secondo quando riportato dal quotidiano tedesco ‘Die Welt’. «La Grecia rappresenta ancora il tallone d’Achille dell’Eurozona», scrive Stephen Pope su ‘Forbes’. L’autore si riferisce alla possibilità di un governo guidato dalla Syriza e al programma politico dell’opposizione, ipotizzando che gli investitori sarebbero preoccupati per il destino della Grecia.

Ci sono ovviamente anche voci che negano questa possibilità. Una di queste è quella di Julia Chatterley, opinionista web per la CNBC. «Pretendiamo il Grexit nel prossimo futuro? No, non penso proprio», è la sua conclusione. Ma quanto sono davvero plausibili questi scenari? Chi trae vantaggio da queste voci? La Grecia è l’unico problema della UE? La UE dovrà presto affrontare cambiamenti radicali?

Napoleon Maravegias, professore di analisi macroeconomica e integrazione economica europea, ha risposto alle nostre domande. “Dobbiamo mantenere il sangue freddo e rispettare le decisioni democratiche”, premette.

 

Quanto è plausibile che il Grexit si verifichi, considerato che il Trattato di Lisbona (art. 50) sancisce che un Paese possa lasciare la UE ma non l’Eurozona?

A giudicare dalla mia esperienza di 35 anni nella UE, e in particolare nell’integrazione europea, l’Unione trova sempre soluzioni e compromessi. Oltretutto, nessun governo greco sarebbe disposto a prendersi l’enorme rischio politico di una possibile uscita e del conseguente isolamento. Però gli incidenti possono sempre succedere. La UE sarà disposta a negoziare con un nuovo governo greco, se avremo le elezioni e una nuova situazione in generale.

Per quanto riguarda la Grecia, la maggior parte della popolazione non desidera uscire dalla UE. Riassumendo, penso che ci saranno tempi difficili e negoziazioni pesanti, ma si troverà la miglior soluzione possibile e la Grecia continuerà a far parte dell’Eurozona. La ragione è semplice: un’ipotetica uscita comporterebbe rischi economici e politici elevati sia per la Grecia sia per la UE, e ci sono altri Paesi, anche grandi come l’Italia e la Francia, che negli ultimi tempi hanno messo in dubbio l’idea europea. Possiamo paragonare questa situazione a quella di una famiglia con un forte conflitto interno che si ritrovi a dover ridistribuire i ruoli.

Perché questi scenari emergono sempre prima delle elezioni?

Nelle democrazie e nelle controversie politiche in generale, certe cose non andrebbero permesse. Allo stesso modo nel pugilato, anche se i colpi sotto la cintura non sono permessi, capita che partano lo stesso. Il vero pericolo è che questi scenari terrificanti possano dimostrarsi terribili anche nella vita reale. Le dichiarazioni rilasciate dai politici o dagli esperti di economia hanno un significato denso e contribuiscono a formare la realtà. Ad esempio, possiamo prendere la dichiarazione di Mario Draghi: «Faremo tutto quanto in nostro potere come Banca Centrale Europea per salvare l’Euro». All’atto pratico non è stato fatto “tutto”, ma le cose sono cambiate. A volte, le impressioni producono effetti reali.

Non penso che i popoli si possano suicidare, ma se questi prendono una decisione, la democrazia andrebbe rispettata a tutti i costi.

La vera scommessa per la UE è fare i conti con la Grecia e una sua possibile uscita dall’Eurozona, o il rischio dopo le elezioni in Francia, Portogallo, Spagna e forse Italia?

Se l’agenda politica si delineerà secondo le attese e i partiti antieuropei (eurofobici, euroscettici ed estrema destra) continueranno a guadagnare terreno anche in Germania, l’Europa si troverà di fronte a una situazione difficile senza precedenti, poiché questi poteri non si sono delineati in pieno alle elezioni di maggio. In realtà i Socialdemocratici e i Democristiani hanno in parte perso il loro potere, ma sono ancora alla guida del Parlamento europeo. Gli Stati membri più grandi, come Spagna e Italia, causeranno i problemi più grandi. Se la Francia dovesse imboccare un’altra strada, la UE crollerebbe. Di conseguenza, prevedo che la priorità verrà data a mantenere i membri di lunga data e che la Germania sarà costretta ad abbandonare la strategia dell’austerità. La sfida per la UE è di resistere finché la Germania non si troverà arenata nella sua austerità, che si sta rivelando infruttuosa anche per la Germania stessa.

La UE è in stagnazione e la deflazione complica il pagamento del debito. La politica monetaria, nonostante le facilitazioni quantitative che saranno a breve rinforzate dal mercato dei bond, non basta a risolvere il problema. Nel medio termine, la politica dell’offerta non porta risultati. Dovremmo tentare un approccio più keynesiano. Continuare con le politiche attuali potrebbe portare al collasso della UE o ad una partnership limitata tra la Germania e pochi altri Stati. Al momento, Francia e Italia vengono forzate ad adottare politiche economiche diverse con conseguenti grandi rischi politici e sociali.

Il cosiddetto modello tedesco non si può applicare a tutti i Paesi, è necessario un adattamento.

Chi si avvantaggia da questi falsi allarmi?

Queste voci potrebbero rivolgersi contro i loro istigatori. La gente, che ormai ha smesso di prestare attenzione agli scenari più terrificanti, nondimeno tende a credere alle teorie cospirazioniste. Se dovesse capire che queste voci sono messe in circolo di proposito, esse potrebbero avere un effetto boomerang.

 

Traduzione di Elena Gallina

 

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