lunedì, Settembre 20

Grexit, trading e signoria del cash Appunti sul trading e sui mercati

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Un analista talentuoso e attento come Jeff Thomas ha descritto la crisi greca, con annesso referendum e Grexit, con una geniale ed efficace formula: Cashtration. Se, come si dice nelle migliori famiglie del trading, ‘cash is the king’, il cash è il re, ovvero la moneta circolante, che compra e si impone sul mercato, ha sempre ragione, allora oggi ci troviamo di fronte ad una bolla finanziaria senza precedenti nella storia dell’umanità.

Vediamo perché. Partiamo dalle banche. Come guadagnano le banche? Con un sistema inventato centinaia di anni fa in Europa: prendono soldi dai conti, li prestano in blocco e guadagnano pesante sugli interessi.

Un sistema che, nel suo schematico rigore procedurale, funziona. O, almeno, funziona, fin quando la fiducia fra le banche esiste e si può trovare la leva finanziaria giusta per sostenere, ad esempio, una banca che ha in pancia 10 milioni di dollari di derivati e, con essi, ne muove 10 volte di più.

Con 100 milioni di dollari in movimento siamo al virtuale puro, perché quei soldi non esistono, in realtà, ma pesano oggettivamente perché qualcuno deve coprire questa massa monetaria spostata in avanti.

Ecco la situazione greca: i creditori chiedono qualcosa che non può essere restituito dalla Grecia, con le banche coinvolte in questo giro planetario, anche quelle tedesche, e la società a subire una realtà di fatto oggettivamente immodificabile, almeno fin quando non accade qualcosa di nuovo o di diverso. Perché un problema non si risolve allo stesso livello nel quale si è prodotto, deve esserci un ‘salto quantico’, uno spostamento verso un altro punto di vista.

Lasciamo stare la questione delle ‘riforme’ strutturali approvate dal Parlamento greco. Cambiamo schema e, con ciò, entrano in gioco i mercati e il trading diventa un’angolazione dipensiero laterale‘ da cui osservare il mondo.

Chi sono infatti i traders? Cittadini, uomini che comprano e vendono, avendo spesso posizioni di predominio conoscitivo sulla realtà dei mercati ed a disposizione ingenti risorse di cash. Le cose sui mercati, allora, cambiano.

Arrivi alle perdite secche di miliardi di euro prima del referendum in Grecia e il giorno dopo, ma appena tutto si riassesta sul piano del solito tran tran della crisi greca, ecco che i mercati riprendono e non solo il forex e le sue varie declinazioni, come le opzioni binarie, ma anche gli stock europei, che staccano sensibilmente quelli americani, con un Dax a farla da padrone.

Il mercato si muove seguendo regole ben precise e quel che non sopporta è l’eccessivo rumore a scapito dei guadagni. Quando ciò accade, ecco che assistiamo a un ribilanciamento di alcuni comparti e ritroviamo un discreto euro, a vedersela, ad esempio, con una sterlina, prima vincente su dollaro ed euro, due cross importanti, ed infine leggermente al ribasso. I prezzi naturali non esistono, tutto muta e segue un orientamento non completamente prevedibile. Come si opera su questi mercati?

Si deve sempre richiedere uno stop loss non troppo largo, per non perdere troppi pips, soprattutto sui cross più interessanti; il take profit deve seguire un timeframe stabile, accertandosi di fare profitti anche con lo stop loss, proprio perché non eccessivamente largo.

Procedere con cautela con le opzioni binarie, considerandone la natura di per sé viziata da una pecca di base, la credenza che basti conoscere un rating di massima inserito in un timeframe per portare a casa il risultato, rimanendo così esposti al trading sulle news, che tutti i più brillanti operatori sui mercati sconsigliano caldamente.

I mercati non si possono prevedere e conoscere una quotazione con un segno + o – come accade per le opzioni binarie non fa mai la differenza, perché la concentrazione nei punti più caldi di un assestamento di mercato, senza stop loss, ha un solo nome: perdita secca senza ritorno. Ossia equivale a regalare soldi al mercato, riducendo sensibilmente il proprio account.

Cash is the king’, dunque, in questa logica, operazione disastrosa, soprattutto se fatta con scarso senso del money management.

 

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