sabato, Dicembre 4

Green pass: Berlusconi ‘spariglia’ il gioco della destra vociante Gli attacchi di Meloni al Ministro Lamorgese, il tentativo di bloccare il Paese dal porto di Trieste, e poi arriva la secca 'scopertura' del gioco da Berlusconi: «Qualche centinaio di scalmanati e agitatori», «un’esigua minoranza». Una lezione di politica, perfino di buona politica

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È abbastanza deprimente, ma in fondo divertente, constatare con sorpresa che alla fine, in questo mondo politico di mezze figure (parlo dei migliori) e di avventurieri più o meno espliciti, quello che, giustamente, venne definito ‘il Caimano‘, riveli più struttura, più senso della realtà e perfino più dirittura della gran parte di quei politicanti che affollano il Parlamento e il sottogoverno.

L’altra settimana, la furia (fasulla) della destra meloniana, sostenuta con la solita ambiguità da Matteo Salvini a colloquio rituale con Mario Draghi, e dalle sparate improvvisate ed eticamente turpi del comico della politica, ha cercato in tutti i modi di mettere alle corde il Governo attraverso la Ministro Luciana Lamorgese.. Persona, lo ripeto a scanso di equivoci, assolutamente non all’altezza, e non per incapacità, come ingenerosamente si dice, ma per incomprensione politica. Cui si aggiunge, temo, il non perfetto controllo della situazione del Ministero che guida.
Lo dico, per carità, con tutta la cautela del caso, ma nei fatti di Roma dell’altra settimana, almeno una cosa mi ha stupito: l’assalto alla sede della CGIL. Stupito perché, mi domando, si sapeva o si poteva sapere che quella era l’intenzione di quella gentaglia, ma non si è pensato a schierare un po’ di uomini a difesa della sede. Perché? Facile per Giorgia Meloni attaccare con parole insensate Lamorgese, dicendo che si è voluto ignorare il pericolo: facile, troppo facile, e in difesa della CGIL! Ora, almeno in Italia è così, uno si domanda, non è che per caso qualcuno hatirato la volataa Meloni? Oppure se preferite: possibile che la signora Lamorgese, informata di quella intenzione, non abbia fatto nulla? Forse sì, possibilmente sì, sulla probabilità, io l’ho detto sono sospettoso di natura, sulla probabilità sarei più cauto.
Ma poi, come dico, la mancanza di senso politico di Lamorgese è causa di gran parte delle critiche ricevute. Dire, infatti, che qualcuno, segnalato, noto, e che avrebbe dovuto stare a casa, non è stato arrestato subito per non scatenare la piazza, è di una impoliticità a dir poco clamorosa.
Insomma, ciò che emerge è una sorta di scollamento tra la Ministra e il Ministero. Cosa tutt’altro che rara in questo Paese, dove, diversamente da quasi tutti gli altri (repubbliche delle banane escluse) l’amministrazione ha vita propria e idee proprie, ma tra le idee lo spirito di servizio e la lealtà istituzionale non sempre prevalgono.

Sta comunque in fatto che la questione certificazione verde (green pass, se preferite) è diventata un problema serio, un problema di ordine pubblico. E qui c’è poco da commentare o da elucubrare: la destra, tutta la destra dall’inizio della pandemia, è sempre e continuamentecontro‘: contro tutte le misure oggettivamente restrittive adottate non solo da questo Governo, ma anche dal precedente. E ha continuato pervicacemente ad aizzare la piazza contro il Governo e le varie misure, tra l’altro senza molto successo. Specie con quest’ultimo, poi, dove tutti ricordiamo i continui incontri di Salvini per fare ritirare questa o quella misura, che Draghi puntualmente non ritirava.
Poi siamo arrivati ad un punto cruciale, perché a furia di aizzare la gente, a Trieste è partita una protesta che è parso smuovere molta gente, in realtà molto poca. L’idea -tipica delle destre, ricordate il Cile, no?- è dibloccare il Paese‘, non facendo circolare le merci. Io  -ragion di più dopo le dimissioni di Stefano Puzzer dal Coordinamento dei lavoratori portuali di Trieste (Cplt) e relative motivazioni e ancor più relativa fotografia dei manifestanti ora a Trieste–  credo sia già tutto finito, senza riuscire in alcunché. Certo, una mano (involontaria, spero) l’ha dato la stessa Lamorgese, con quella stupidaggine di dire alle aziende di pagare loro il tempone.
Insomma, lo abbiamo visto.
La destra è scatenata, anche quella al Governo, roba da matti. La frenetica corsa a prendere qualche voto in più, come al solito fa sì che gli interessi del Paese passino in seconda o terza linea. La frenetica corsa della destra unita e coerente.

Ma poi, ecco che torniamo al punto di inizio, serafico, Silvio Berlusconisparigliail gioco, infilando nella macchinetta messa in piedi dalla destra unita, un suo commento, perfidamente sprezzante: «Non parlerei di piazze scatenate, ma di qualche migliaio di persone in buona fede e di qualche centinaio di scalmanati e di agitatori professionisti. Gli uni vanno convinti e rassicurati, gli altri vanno perseguiti con il massimo rigore. Ma dobbiamo tenere presente che parliamo di un’esigua minoranza, la grande maggioranza degli italiani non va in piazza, va a vaccinarsi, se non l’ha già fatto». Parole dette così, quasi per caso, sorridendo e carezzando il cagnolino, ma non parole, pietre. «Qualche centinaio di scalmanati e agitatori», un calcio negli stinchi (e forse anche un po’ più su) alla destra vociante, ai vari Giorgia Meloni, Matteo Salvini e Antonio Tajani, il ‘suo’ Tajani. Ma anche -faccio fatica a dirlo visto la nessuna stima che ho per Berlusconi, ma quando ce vo’ ce vo’-, una lezione di politica, perfino di buona politica. Da uno che certo non ha mai mancato di costruire il consenso con una propaganda martellante in particolare delle sue televisioni (dovute a Craxi e Martelli), arriva la scopertura del gioco: secca, senza margini.
Direte, è il Quirinale che attira il ‘ragazzo’. Certo. Ma nello stesso giorno Marcello Dell’Utri -non una mammoletta- afferma che è molto improbabile, ma che capisce e sostiene Berlusconi in questo tentativo temerario, aduso come è Berlusconi, a perseguire fini forse impossibili e a raggiungerli spesso.
Berlusconi al Quirinale è una cosa che fa accapponare la pelle, ma almeno avremmo una persona che, sia pure ad ottanta anni suonati, ‘capisce’ di politica.
Ahhh, se non ci fossero le olgettine!

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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