giovedì, Settembre 23

Green economy, necessario cambio di rotta field_506ffb1d3dbe2

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Eolico rinnovabili green economy

Si parla di energie rinnovabili da molto tempo e ormai il processo di transizione alla Green Economy dovrebbe essersi solidamente avviato, ma non è proprio così. Nel momento in cui i costi per le energie rinnovabili si stanno abbassando e si può produrre da fonti rinnovabili in modo sempre più conveniente, gli investimenti nel settore si riducono a livello mondiale. Un trend dovuto da una parte all’instabilità geopolitica che contraddistingue aree a forte vocazione di produzione di energia verde, come Asia e Africa e dall’altra alla situazione di instabilità politica e legislativa in Europa e in Australia, che rende meno conveniente l’investimento. Il primato europeo nel settore delle rinnovabili è stato preso dalla Cina, che ha installato 12 GW di capacità solare nel 2013, dando una scossa al mercato, ma restano ai primi posti anche gli Stati Uniti e il Giappone. 

Secondo alcune stime di mercato, gli investitori, in futuro, si concentreranno in maniera crescente su quei mercati caratterizzati dalla crescita economica e della domanda di energia. I mercati più promettenti nel 2014 sembrano essere l’Etiopia, il Kenya, l’Indonesia, la Malesia e l’Uruguay.

Anche l’Italia segue la tendenza mondiale ed europea, registrando nel 2013 un brusco calo degli investimenti nelle energie rinnovabili. Dopo un periodo di forte crescita, che nel 2012 ha visto le fonti rinnovabili soddisfare il 13% del consumo interno lordo di calore e il 28% di elettricità, con ricadute positive per l’ambiente, l’occupazione e gli investimenti, nel 2013 il settore ha registrato un duro stop. Secondo le stime pubblicate da Bloomberg new Energy finance, c’è stato in Italia un calo di oltre il 70% degli investimenti nelle energie rinnovabili, che sono scesi dai 15 miliardi di dollari del 2012 ai 4 miliardi nel 2013. In termini di potenza annua installata, si è passati da 3,6 GW a 1,1 GW nel fotovoltaico (-70%), da 1,2 GW a 0,4 GW nell’eolico (-65%) e da 150 MW a 70 MW nel mini-hydro (-55%). Un crollo di grandi dimensioni, causato da una serie di iniziative, come l’introduzione di nuove complicazioni procedurali e amministrative, il taglio drastico degli incentivi su impianti in esercizio, e il ritardo dell’emanazione di importanti decreti.

La situazione delle energie rinnovabili è tenuta costantemente sotto controllo dal Consiglio Nazionale della Green Economy, che si è recentemente riunito in occasione degli Stati Generali della Green Economy e che si riunirà anche tra pochi mesi per fare il punto della situazione. Gli Stati Generali sono nati da un’idea del Ministro dell’Ambiente con le principali associazioni di imprese green italiane che hanno l’ambizione di promuovere un nuovo orientamento dell’economia italiana verso una green economy, con l’intento di realizzare nuove opportunità di sviluppo sostenibile e di indicare una via di uscita dalla crisi economica e climatica che stiamo vivendo in questi anni. L’obiettivo è sviluppare una piattaforma programmatica per lo sviluppo di una green economy in Italia attraverso l’analisi dei potenziali positivi, degli ostacoli, nonché delle politiche e delle misure necessarie per migliorare la qualità ecologica dei settori strategici.

Nel pieno rispetto degli obiettivi che si è posto, il Consiglio Nazionale ha lanciato tre proposte di base al Governo Renzi, con l’intento di mettere in luce le principali criticità del settore e sollecitare il Governo ad agire in modo concreto anche in vista della presidenza italiana al Parlamento europeo. Le priorità individuate dal Consiglio sono quelle di «attivare una seria azione in favore della semplificazione burocratica per gli impianti di produzione di energia rinnovabile secondo criteri di massima trasparenza e certezza dei tempi; definire una politica di sviluppo degli investimenti per le rinnovabili che preveda nuove forme di fiscalità finalizzate a orientare il mercato verso modi di consumo e produzione sostenibili e a rivedere la disciplina delle accise sui prodotti energetici e sull’energia elettrica; impegnarsi, nell’ambito della definizione europea di un nuovo quadro strategico al 2030, per nuovi obiettivi per la riduzione dei gas serra, per lo sviluppo delle rinnovabili e dell’efficienza energetica coerenti con gli impegni internazionali sul clima».

Il dottor Andrea Barbarella, coordinatore del gruppo Energie Rinnovabili del Consiglio Nazionale della Green Economy, racconta come sono nate queste proposte.

 

Dottor Barbarella, quali sono le cause del brusco crollo di investimenti nelle rinnovabili registratosi nel 2013?

Uno dei motivi, più marginale in Italia, è legato al calo del costo delle tecnologie delle rinnovabili. Una motivazione che trova riscontro nel trend globale. In Europa gli investimenti sono calati del 45% per un mix di riduzione dei costi delle tecnologie, a cominciare dal fotovoltaico, e di politiche adottate negli ultimi mesi. Nel 2013 si intravede una crisi europea, dovuta all’esitazione nel tema delle fonti rinnovabili, che ha visto la Cina prendere il primato che finora era stato dell’Unione europea. Si sta registrando una tendenza globale nello spostare gli investimenti nei Paesi emergenti. L’Europa rallenta e in questo quadro l’Italia fa peggio degli altri Paesi, a eccezione della Spagna che è messa peggio di noi, registrando un -70%. In Italia abbiamo avuto un calo netto della potenza installata, il minimo elettrico si è dimezzato, l’eolico è sceso a poco più di 400 megawatt, per il fotovoltaico le stime variano tra 1 e 1,2. Si è registrato un calo del 70% della potenza installata e il calo degli investimenti è sostanzialmente legato a questo. Considerando che la Green economy ha dimostrato di essere un settore anticiclico che riusciva a tenere su l’occupazione, è preoccupante che si verifichi questa inversione di tendenza. Il trend attuale è sicuramente legato anche a numerosi errori commessi in passato, ad esempio a una mancata legiferazione e a leggi che devono ancora essere emanate. Il settore è bloccato, e quindi è difficile fare investimenti. A questo si aggiunge il taglio, anche retroattivo, a sistemare gli incentivi, culminato con l’azzeramento del conto energia e una serie di interventi sulle tariffe, già dal 2011, dei certificati verdi, ma anche il recente intervento sui prezzi minimi garantiti. Un’ulteriore complicazione, infine, riguarda l’ambito burocratico e amministrativo: paghiamo l’energia rinnovabile molto di più che in altri Paesi. Il nostro sistema di iter autorizzativi è molto pesante e va a colpire principalmente i piccoli impianti.

Perché, invece, nel 2012 si era verificato un vistoso incremento?

Fino al 2012 il sistema ha funzionato, anche se era poco efficiente. Se si fosse intervenuti allora sulla semplificazione amministrativa e sul credito, creando fondi, sarebbe stato possibile avere risultati migliori. Si trattava di un sistema che poteva funzionare meglio in termini di risparmio per la bolletta se avessimo adottato le necessarie misure per ridurre i costi.

Quali altre criticità e potenzialità del settore sono emerse dagli Stati generali della Green Economy?

“La criticità è, al di là degli strumenti, legata a un problema di approccio. Il primo punto per noi è quello di ridefinire una strategia chiara. Non si capisce dove vuole andare questo Paese e da qui derivano interventi normativi scoordinati e poco efficaci. Il settore dell’energia, nel suo complesso, è stato poco o mal governato negli ultimi anni, è sempre mancata una visione d’insieme. Abbiamo a disposizione impianti che soddisfano più di due volte il fabbisogno energetico del Paese, la produzione di energia è in eccesso, la esportiamo all’estero, ma nonostante tutto gli utenti pagano un prezzo dell’energia molto più alto di quanto dovrebbe essere e questo è dovuto a una cattiva gestione del settore. Dobbiamo tracciare una road map chiara, e in questa direzione un processo fondamentale è rappresentato dalla strategia europea al 2030. Abbiamo l’occasione di avere il turno di presidenza italiana proprio nel momento in cui si potrebbero chiudere i giochi. Resta da vedere se il nostro Governo avrà la volontà di farlo”.  

Che proposte avete avanzato al Governo Renzi?

Le proposte che abbiamo lanciato sono tante, ma tre sono le priorità. In primo luogo occorre definire una road map coerente per l’Italia, poi bisogna attivare da subito un’iniziativa forte sulla semplificazione amministrativa e burocratica, e delineare delle politiche di sostegno adeguate. In una situazione di difficoltà economica come quella che stiamo vivendo si può anche pensare di uscire dalle incentivazioni in bolletta, ma il settore delle rinnovabili è una delle gambe per la lotta al cambiamento climatico. Ci aspettiamo che il Governo lavori in questa direzione. Abbiamo proposto di passare da incentivi in bolletta alla detrazione fiscale, per non appesantire il costo del kilowattora e a breve termine avere un tasso positivo netto per le casse dello Stato. Domani Renzi avrà l’incontro alla Camera per illustrare la posizione italiana sul pacchetto energia e siamo molto curiosi di sapere quello che dirà.

Pensate che queste proposte potranno essere approvate?

Le occasioni ci sono, ce ne sono diverse, a partire da incontro di domani. Il Ministro dell’ambiente ha appoggiato la posizione della commissione europea sul pacchetto energia, che noi troviamo debole. Ci aspettiamo di più, ma serve un po’ di tempo, il nuovo Governo si è insediato da poco, e speriamo di trovare anche un canale di interlocuzione con esso. Il Consiglio Nazionale della Green Economy serve anche a questo, a dialogare con le istituzioni dando degli input.

Quali altri obiettivi si è dato il Consiglio Nazionale della Green Economy nel breve e lungo periodo?

I punti da affrontare sono tanti. Le rinnovabili elettriche sono quelle che attraggono i maggiori investimenti ma anche quelle termiche hanno un grande potenziale. Si tratta di un settore che ha faticato un po’, le biomasse sono andate meglio ma hanno faticato molto. Il conto termico è potenzialmente uno strumento efficace, ma è un po’ complicato dal punto di vista procedurale e da questo punto di vista può essere ancora migliorato. Poi c’è il tema grande delle biomasse in generale, un comparto che deve essere gestito in modo sostenibile e che può dare molto. Come Consiglio Nazionale, in generale, abbiamo deciso di focalizzare l’attenzione dei prossimi Stati Generali sul tema imprese e lavori. Per promuovere la transizione verso una green economy rapida e profonda, infatti, c’è bisogno anche di rivedere la cultura delle imprese e definire i criteri per le imprese green e virtuose, ma anche di analizzare meglio il tema dei lavori e di tutte quelle attività che girano attorno al tema della green economy e che non sono ancora abbastanza valorizzate. La Green Economy non è un settore economico ma un processo. Per questo è necessario capire bene quali sono i passi che dovrebbe fare l’impresa per essere green e quali sono le potenziali ricadute nello scenario di transizione in termini di occupazione e lavoro.

 

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