venerdì, Luglio 30

Grecia: verso il Tsipras 2

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Il Premier Alexis Tsipras si è dimesso, ieri, e la Grecia va al quinto voto politico nel giro di poco più di un anno, nel giorno in cui arrivano i primi 13 miliardi dall’Esm, e all’indomani del voto cruciale del Parlamento tedesco che ha dato il via libera definitivo al mega-prestito da 86 miliardi di euro, in cambio di nuove, stringenti misure di austerità. E nelle nuove misure di austerità, insieme al fatto che nel corso degli ultimi mesi Tsipras ha di fatto perso la maggioranza in Parlamento, stanno le motivazioni delle dimissioni del Premier e delle nuove elezioni. Il 20 settembre la data più probabile per il voto.

La decisione è giunta ieri al termine di un incontro fra il Premier Alexis Tsipras e i suoi principali consiglieri, e sembra essere sostenuta dalle prime reazioni dalla Ue, che auspica un Governo forte che porti avanti il programma di riforme. «Rapide elezioni in Grecia possono essere un modo per ampliare il consenso per il programma Esm di sostegno alla stabilità appena firmato dal Premier Tsipras a nome della Grecia», afferma via Twitter Martin Selmayr, capo gabinetto del Presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker.

Dopo le defezioni in massa registrate nel suo partito di appartenenza, Syriza, Tsipras non può più contare su una sua maggioranza, solo 118 dei 162 deputati della sua coalizione avevano votato il terzo piano di salvataggio, passato con i voti decisivi di tre partiti di opposizione (Nuova Democrazia, To Potami e PASOK), il partito è spaccato. Da qui la decisione -peraltro nell’aria da alcune settimane- del ritorno anticipato alle urne. Dopo l’ok del suo Parlamento e della Germania, il leader della sinistra greca sorprende, dunque, ancora una volta detrattori e sostenitori. E punta a consolidare il suo potere politico, vuole unmandato forte’ del ‘popolo sovrano’ per continua l’opera riformatrice che l’Europa gli ha imposto, mirando al ruolo di statista che guiderà la Grecia fuori dalla pluriennale, drammatica crisi, anche a costo di mandare in pezzi Syriza, la sua coalizione di sinistra, infatti, il voto permetterà a Tsipras di espellere i ribelli da Syriza, e tornare in carica come capo di un partito più coeso.

Visto il consenso che gli assegnano, nonostante tutto, i sondaggi (oltre il 60% dei greci ne approva l’operato), potrebbe anche riuscirci. Ma la forma del prossimo Governo è incerta. Una maggioranza parlamentare assoluta per Tsipras è improbabile, per tanto il nuovo Governo sarà inevitabilmente frutto di una ennesima coalizione, è prevedibile, secondo gli analisti, un accordo o con la destra nazionalista dei Greci Indipendenti, o con partiti centristi attualmente all’opposizione.

Quella delle elezioni è stata, secondo molti osservatori, una decisione all’apparenzacoraggiosa’, di fattoinevitabile’, visto che la maggioranza che ha approvato il terzo piano di salvataggio era una maggioranza di fortuna (‘matrimonio d’interesse’ è stato definito) costruita da un pezzo di opposizione e dai superstiti di Syriza fedeli a Tsipras, circa 200 voti su 300, ma una maggioranza che non avrebbe potuto reggere alla prova del tempo e delle dure riforme da approvare. Sarebbe stato, infatti, improbabile che i partiti di opposizione si assumessero, negli anni, il costo politico di approvare misure impopolari assunte da un Esecutivo del quale non facevano parte, né poteva essere possibile unagrande coalizioneche vedesse al Governo Syriza con i tre partiti di opposizione che avevano sottoscritto il terzo piano di salvataggio. Una soluzione che non avrebbe avuto precedenti nella politica greca contemporanea.

Altresì, per Tsipras questo è l’unico momentofeliceper andare al voto e sperare di vincere. Al momento la sua popolarità è buona, tra qualche mese, non molti, sarà sicuramente erosa dall’entrata in scena delle nuove misure di austerità, in queste settimane ha ancora la possibilità di convincere gli elettori che lui è l’uomo che può portare la Grecia fuori dal pantano. Altresì, i suoi avversari, segnatamente Nuova Democrazia e Pasok, sono deboli, in fase di transizione, per tanto la loro campagna elettorale sarà certamente azzoppata. Oggi Tsipras appare come l’unico giocatore per davvero in campo, senza sfidati reali. Né sembra possa dare preoccupazioni reali il nuovo partito anti-euro che pare destinato prendere forma dai fuoriusciti di Syriza.

La maggioranza dell’opinione pubblica greca ha perso fiducia nei partiti tradizionali, cerca alternative, e al momento l’unica alternativa, o parvenza di alternativa nel Paese resta Tsipras, che con tutti i suoi limiti -non ultimo quello di apparire a molti come ‘traditore’ del referendum di luglio, come evidenzia oggi ‘Kathimerini– incarna ancora un ‘nuovo’ che prova a mettere mano ai problemi cronici causati da altri, da una classe politica corrotta e incapace, quella, appunto, che la maggioranza dei greci ha deciso di rottamare.

Il pezzo di Syriza che ha abbandonato il Premier esprime, secondo i sondaggi e gli osservatori più attenti, un malcontento frutto della contraddizione incarnata a Tsipras e che ha portato lo stesso ieri alle dimissioni, ma non è maggioranza tra i suoi elettori.
Syriza ha vinto le elezioni denunciando la politica di austerità imposta dal 2010 alla Grecia come una ricetta di ‘salvezza’. Questa politica non è riuscita a guidare l’economia fuori dalla grave crisi, lo ha ammesso lo stesso Premier ieri nel discorso di annuncio delle dimissioni. Al contrario, il debito è aumentato dal 126% del PIL al 175%, il reddito nazionale è diminuito del 26%, il tasso di disoccupazione è salito al 27% e ad oltre il 50% tra i giovani, e alla fine Tsipras ha dovuto accettare le imposizioni dell’Europa, una doccia fredda per i greci che nel ‘no’ al referendum del 4 luglio avevano riposto grandi e orgogliose speranze. La UE si era fatta male i conti sulla Grecia e sulla sua voglia di Europa, ma alla fine il conto per la Grecia è stato comunque salato, una ‘capitolazione per interesse’, l’unica via possibile e però politicamente traumatica. Di conseguenza, è stato molto difficile per una parte della sinistra accettare di continuare a portare avanti questa politica e firmare l’accordo, il travaglio interno alla sinistra è alla base della svolta di ieri.
L’inizio della fine di Syriza è iniziato il 13 luglio scorso, è stato il prezzo pagato per il ‘no grexit’, con l’accordo per la ‘salvezza’ era arrivata la spaccatura del partito.

Dopo aver annunciato in un discorso alla Nazione la sua decisione di dimettersi, Alexis Tsipras si è recato dal Presidente Prokopis Pavlopoulos per presentare formalmente le dimissioni sue e del suo Governo.

Oggi Vangelis Meimarakis, leader di Nuova Democrazia, la formazione di centro-destra principale forza di opposizione nel Parlamento greco, riceverà in mattinata dal Presidente Pavlopoulos il mandato per formare un nuovo Governo. Meimarakis, contrario alle elezioni anticipate, aveva detto ieri sera di voler esplorare la possibilità di creare un Governo di coalizione. Le probabilità di riuscita sono davvero molto basse. Se il tentativo fallisce il mandato potrebbe essere dato al secondo principale partito d’opposizione, che è Alba Dorata. A seguire l’approdo definitivo alle elezioni.

 

 

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