sabato, Aprile 10

Grecia, tra imprese e Camere di Commercio in crisi

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Di oltre le 230.000 unità sono diminuite le piccole e medie imprese in Grecia dall’inizio della crisi. Purtroppo il futuro è desolante anche per le aziende che sono ancora aperte, visti i gravi problemi di sopravvivenza a causa del continuo calo del fatturato, la mancanza di liquidità e di finanziamento, l’enorme tassazione e i debiti.

Secondo l’ultimo sondaggio dell’Istituto della Confederazione Generale dei Professionisti e degli Artigiani (I.C.G.P.A.), nonostante gli indici macroeconomici conducano alla conclusione che l’economia greca è ormai stabile, gli indici relativi alle imprese, soprattutto piccole e medie, sono ancora negativi. Quasi 2/3 delle piccole e piccolissime imprese rimangono su una traiettoria discendente senza prospettive di recupero. Per il primo semestre del 2014, la valutazione rimane negativa, poiché nel 64,7% delle imprese, la situazione è peggiorata. Particolarmente negativi sono i dati per le imprese molto piccole: più della metà rischian odi chiudere entro il prossimo semestre. Secondo i dati del GSEBEE (I.C.G.P.A.) quasi 15.000 di esse chiuderanno entro la fine dell’anno e saranno persi 42.000 posti di lavoro.

Insomma piccole e medie imprese peggiorano e la ripresa non sembra essere possibile nell’immediato. Un problema che riflette la grave situazione è l’incapacità di queste di dare il loro contributo alle casse assicurative, con il rischio di perdere ogni bene che possono procurare.  Quando apre, una nuova impresa è di solito unipersonale, cioè vi lavora soltanto l’imprenditore oppure in linea di massima qualche persona dall’ambiente familiare. I prestiti rossi (fuori regolare pagamento), la tassa sui locali (ENFIA) e altre imposte hanno portato l’economia in declino. Per questo il mercato si “asciuga”: la percentuale del prestito bancario verso aziende ed imprese in  Grecia raggiunge solo il 32%, quando la media nei Paesi dell’Europa centrale è all’80%. Come se non bastasse, il governo ha deciso di abolire dal il 1° gennaio 2015 la registrazione obbligatoria delle imprese alle camere di commercio.

 

IMPRESE ARTIGIANALI KO

Ben 771 imprese artigianali tra il gennaio e il giugno del 2014 hanno messo il lucchetto alle proprie porte. A dirlo i dati della Camera dell’Artigianato di Salonicco. In media, chiudevano 4,3 aziende al giorno, nella prima metà del 2014. Allo stesso tempo, solo 210 aziende hanno deciso di entrare nel campo professionale nel primo semestre del 2014, rispetto a 384 nel gennaio-giugno del 2013. Anello debole le imprese di uniproprietà , con ben 583 chiusure, seguite da quelle di collaborazione (2-3 proprietari) con 138.

 

IL DECLINO E IL FUTURO DELLA CAMERA DI COMMERCIO

L’istituzione della CdC esiste in Europa da diversi secoli. Le prime Camere sono state fondate in Francia nel 1482. La prima camera di commercio indipendente fu fondata a Marsiglia, nel 1599. In Grecia, la funzione organizzata della CdC è così ormai da 100 anni, ma era già presente nell’antica Grecia, un particolare ad Atene e al Pireo. L’ultima grande riforma nel 1836, con la creazione a Nafplion, Patrasso e Syros.

Il loro ruolo è molto importante per l’esistenza delle imprese e il funzionamento dell’economia, in quanto sono il “consulente” dello Stato e delle imprese. Purtroppo, come riferito dal Presidente della CdC di Atene, Yannis Chatzitheodosiou, “lo Stato si ricorda della nostra esistenza solo quando un problema si pone in una fase avanzata. Risultato è quello di ammettere alla fine le nostre proposte-soluzioni, mentre dovrebbe ottenerle sin dall’inizio, come consulenti legali dello Stato. Per quanto riguarda l’abolizione dell’obbligo di registrazione, crediamo fosse un’idea del governo greco. Non che fosse una richiesta della Troika. Anche in Germania la registrazione nelle camere è obbligatoria. Lì le camere sono veri partner-consulenti dello Stato. A Berlino, e in tutte le camere più grandi d’Europa, il 60% del business plan passa da loro, mentre in Grecia non è assolutamente così. Come ci ha confermato il ministro dello sviluppo, Nikos Dendias, il governo non ritirerà questa decisione e non ripristinerà la registrazione obbligatoria”.

Che cosa significa in realtà l’obbligo della registrazione? Il  membro della CdC  dovrà  dare per tutto l’anno un contributo di 40 euro, cioè 3,33 euro al mese. Il “dovere” della camera verso il membro è di facilitare tutte le procedure burocratiche, di  supportarlo, risolvere i gravi problemi fiscali e istituzionali, fornire tutte le informazioni legali e fiscali, dei servizi medici, e tanto altro. “Pensi che è cosi tanto questo denaro? – si domanda Chatzitheodosiou – La CdC di Atene istruisce ogni anno 7.000 persone su vari programmi,  come per esempio i tecnici di sicurezza, ristoratori, scuole guida, ragionieri. Nell’ambito dell’occupazione sul territorio ha servito 800 imprese. Ora stiamo lavorando con il comune di Atene per 900 imprese innovative. Abbiamo un completo sistema di registrazione elettronica. In pratica lavoriamo molto nella fornitura di servizi elettronici. La CdC porta asoluzioni per tutti i problemi di business. Facciamo oltre 30 eventi per diffondere i programmi dei finanziamenti Europei. Tutto ciò si perderà, ma il ministro non ha ancora annunciato quale sarà la forma che prenderanno le Camere dopo il 1° gennaio 2015. Il quadro istituzionale delle Camere è ancora di vecchio stampo e deve essere cambiato senza dubbio, per ottenere una forma istituzionale moderna che si avvicini agli standard delle grandi camere europee”.

 

I DEBITI, LA TASSE E IL CALO DEI CONTRIBUTI

Come detto da Chatzitheodosiou, lo Stato ha apportato diversi interventi sulla regolamentazione delle rate di pagamento per i contributi verso la Cassa di Assicurazione dei Professionisti (OAEE): “Per le 100 rate, abbiamo perso 2 anni in discorsi e dibattiti, e alla fine il governo le ha adottate. Abbiamo proposto il congelamento dei debiti alla OAEE e altre misure e siamo fiduciosi che alla fine sarà adottata ogni soluzione. Vogliamo votare sul bilancio e il nostro dilemma è come fare, quando non sappiamo neanche quale sarà il reddito e la nostra funzione tra due mesi. Abbiamo 220.000 imprese chiuse per la crisi, mentre altrettante rischiano di fare la stessa fine. Come istituzione, abbiamo già una riduzione del 30% dei membri a causa della chiusura delle aziende. Molti membri, quando vengono a sapere che dal primo gennaio sarà abrogato l’abbonamento, cessano di pagare quelli correnti. Le camere non avranno più un reddito garantito, anche se servono 600mila imprese. Ci chiediamo: se il governo annulla la registrazione obbligatoria, potrà fare il lavoro altrettanto bene e con specializzazione come è fornito da noi? O semplicemente dovrà farsi carico di costi che al momento non può ottemperare?”.

 

I PROBLEMI DI PICCOLE E MEDIE IMPRESE E LE POSSIBILI SOLUZIONI

La mancanza di liquidità, la mancanza di consumi e la mutazione del “formato” della vecchia azienda, oltre a lavoratori autonomi che lavorano solo per il giorno di paga, sono alcuni degli effetti della crisi economica. Statisticamente negli ultimi 2 anni imprese di questo tipo sono 10.000 nella Cdc di Atene. Tutti questi imprenditori  affrontano problemi con i contributi assicurativi, le tasse e i prestiti “rossi”. Il 30% non sono in grado di rispondere ma hanno la possibilità, secondo Chatzitheodosiou, di salvarsi accettando una procedura di fallimento rinnovata,  qualcosa che esiste nei Paesi avanzati e che permette poi di reimmettersi sul mercato: “Ma il governo ci sta ancora pensando. Abbiamo proposto  al governo, per gli imprenditori che hanno un debito all’ufficio delle imposte o alla cassa assicurativa, di pagare una rata unica per tutto, basata sui loro guadagni. Non abbiamo ancora ottenuto una risposta. Non dimenticate che abbiamo centinaia di imprenditori che hanno tentato il suicidio dopo lo stallo economico”.

Ma non solo: “Un altro problema che abbiamo sono le banche. Servono solo il 32% dei prestiti agli imprenditori, quando in Germania la percentuale è dell’ 82% e circa l’80% nel resto d’Europa. In conclusione, lo spirito imprenditoriale in Grecia è puro eroismo, dato che rischiano il 50% delle imprese greche. Già decine di migliaia di loro non possono pagare i contributi assicurativi, cioè non hanno diritto alla sanità e all’assicurazione. E così non possono avere neanche il diritto di discutere la eventuale regolamentazione dei loro debiti”.

“Abbiamo le nostre idee sulla crisi, perché non si può sequestrare la casa di qualcuno che non ha da pagare ed è in stato di fallimento. Con la riduzione delle imprese è aumentata la disoccupazione. Oggi il modello che applica il governo è quello di spingere ed aiutare le grandi imprese. Se vedete come viene distribuita l’ESPA (finanziamenti Europei), notate subito che la percentuale più alta va alle grandi imprese, che impiegano solo il 4% della forza lavoro. La nostra economia non ha finora nessun orientamento – accusa Chatzitheodosiou – Questa non è una questione di memorandum e della Troika , ma soltanto di una politica sbagliata. Con o senza memorandum, questo Paese, economicamente parlando, deve lavorare. Qui abbiamo una legge fiscale che è cambiata 50 volte. Immaginate che solo 11 interventi si sono avuti l’anno scorso. Quando una società è tassata dal primo euro al 26%, cosa puoi dire? Oltre alla tassazione, c’è anche la tassa di solidarietà, la quale era impostata solo per un certo periodo, ormai scaduto. Però il ministro delle Finanze Hardouvelis l’ha ripristinata invece di rimuoverla, e la diminuisce del 30%. Le aziende attualmente non hanno profitti. Quando il 60% non riesce a pagare e il 40% non è in grado di far fronte a queste spese, parliamo di incapacità totale. Quanta forza possiamo avere ancora, senza liquidità dalle banche in un ambiente di paura e di mancato apporto dei consumatori? La soluzione della esportazione dei prodotti, che ci propongono, richiede tempo“. E ritiene un “grave errore” quello del governo di accettare l’embargo russo da parte dell’UE. “Le  aziende hanno avuto un grande colpo. Il mercato tra Grecia e Russia si stava approntando per i prossimi 15 anni e lo Stato avrebbe dovuto considerare seriamente la questione”.

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