mercoledì, Settembre 22

Grecia, Stato e Chiesa: matrimonio di convenienza?

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Dieci anni fa il professor Alivizatos, insieme alla Hellenic League for Human Rights, propose un disegno di legge che non venne approvato dal Parlamento greco e incontrò la disapprovazione della Chiesa. Tuttavia è interessante notare come diversi punti individuali della proposta siano stati approvati. Quali sono?

  • La mancata esenzione di clericali e sacerdoti dall’obbligo di leva militare
  • L’istituzione, per legge, della pratica della cremazione
  • Il prete regionale metropolitano non è autorizzato ad essere coinvolto nel processo di autorizzazione di chiese e luoghi di preghiera
  • La confessione degli studenti negli edifici scolastici è stata abolita, mentre rimane obbligatorio l’insegnamento della religione
  • Lo Stato ha intrapreso, a sue spese, la costruzione di una moschea ad Atene
  • Le preesistenti minoranze religiose sono state riconosciute

“Tuttavia la Chiesa greca non è divenuta un ente di diritto privato, il che avrebbe significato perdere i privilegi di un ente di diritto pubblico”, sottolinea. In quanto ente di diritto pubblico, la Chiesa greca gode di privilegi legati a procedure legali e i vescovi sono nominati da decreti presidenziali.

La revisione della Costituzione è un prerequisito per la separazione tra Stato e Chiesa? Alivizatos spiega che la revisione dell’articolo 3 della Costituzione non è necessario per muoversi verso una graduale separazione tra Chiesa e Stato. Ieronymos II, l’arcivescovo di Atene e della Grecia ha affermato di recente che coloro che auspicano a una separazione tra Chiesa e Stato si ravvederanno. Secondo il professor Alivizatos l’arcivescovo si riferisce alla disapprovazione da parte della società greca che rimane conservativa riguardo a certe questioni.

Cosa comporterà la separazione? Come mai nessun governo greco si è spinto così lontano da assumersi questo rischio? La questione più importante, spiega il professor Alivizatos, è il salario del clero, che ha superato quello dello Stato dall’inizio dagli anni ’50. Si tratta di una questione pratica piuttosto che dogmatica. “La Chiesa non ha fiducia in sé stessa per ragioni tecniche. Inoltre la materia religiosa sarà insegnata principalmente sotto forma di Storia e fondamenti di Filosofia della religione stessa piuttosto che come Confessione della religione ortodossa”. Lo Stato greco non solo retribuisce i preti, ma anche i docenti di religione i quali, giudicando dal modo in cui la materia è insegnata, sono insegnanti di indottrinamento ortodosso.

Un’altra questione sollevata nel discutere questa complicata relazione riguarda l’influenza della Chiesa sullo Stato, si tratta di un’influenza istituzionale o politica? Entrambi, risponde Alivizatos:  “Una legge relativa alla Chiesa non può facilmente essere approvata senza previamente aver interpellato la Chiesa stessa. La reazione della Chiesa greca e della società nei confronti delle carte d’identità senza indicazione della religione professata è indicativa”.

La recessione economica, con i suoi dolorosi effetti sulla società greca, ha senza dubbio reso il divorzio tra Chiesa e Stato anche più problematico, essendo la Chiesa greca da sempre dedita a raccogliere fondi e aiutare i bisognosi. Nikos Alivizatos aggiunge a questo: “La crisi dei rifugiati e il ruolo significativo della Chiesa nel dare supporto a questi ultimi. La situazione attuale spiega perché nessun partito greco voglia avere a che fare con questa separazione. Ciò non significa tuttavia che la Chiesa sia autorizzata ad essere dogmatica”.

Traduzione di Elisabetta Zora

 

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