venerdì, Settembre 24

Grecia: si va alle elezioni anticipate Ritiro ufficiale della Nato dall'Afghanistan. Escalation di violenza in Terra Santa

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La Grecia verso le elezioni anticipate. Fallito, infatti, il terzo tentativo di voto per eleggere il Presidente della Repubblica, con il candidato del governo ellenico, Stavros Dimas, che non ha raggiunto il quorum di 180 voti necessari al Parlamento. La votazione è stata sospesa dopo che 121 deputati hanno dichiarato la propria astensione, facendo mancare il quorum legale per l’ex-commissario europeo Dimas e aprendo le porte alla nuova fase elettorale. Prima ancora che iniziasse il voto, del quale era largamente previsto l’esito, la Borsa di Atene è prevedibilmente crollata del 10%, con ripercussioni anche sulla moneta unica europea.

Ora, secondo la Costituzione greca, il Premier Antonis Samaras, ha dieci giorni di tempo per sciogliere il Parlamento e convocare le elezioni politiche anticipate che, verosimilmente potrebbero essere convocate già per il 25 gennaio 2015. Elezioni che, secondo gli ultimi exit-pool, vedono nettamente favorita la sinistra radicale di Syriza, con il partito di Alex Tsipras che avrebbe una percentuale di preferenze del 28,3% contro il 25% di Nuova Democrazia di Samaras. «Oggi è una data storica per la Democrazia. Il governo di Samaras, che per due anni e mezzo ha depredato la società, appartiene al passato. Con la volontà del popolo diventeranno passato anche i memorandum stipulati con la Troika Ue-Bce-Fmi». A dichiararlo Alexis Tsipras, che commenta così il fallimento del terzo tentativo per eleggere il Presidente della Repubblica in Grecia.

E se per il Commissario all’Economia, Pierre Moscovici è importantissimo «un forte impegno a sostegno dell’Europa e un ampio appoggio di leader ed elettori greci a favore di un necessario processo di riforma in nome della crescita della Grecia» meno ottimista la visione di Gianni Pittella, Presidente del gruppo dei Socialisti e Democratici al Parlamento Europeo, che in una nota afferma «se alle elezioni anticipate del prossimo 25 gennaio in Grecia dovessero prevalere i partiti euroscettici, c’è il rischio che si inneschi un effetto domino molto pericoloso per l’Europa e per la stessa Grecia». Per il presidente del gruppo S&D «l’auspicio è che prevalga la saggezza dei cittadini greci e che scelgano le forze progressiste ed europeiste, in grado di assicurare un governo saldamente collocato nell’eurozona e nell’Unione europea».

Nel frattempo, dopo 13 anni di guerra, ieri la Nato ha formalmente concluso le proprie operazioni di combattimento in Afghanistan, lasciando all’Esercito afghano e alla polizia la responsabilità della sicurezza del Paese. In un contesto di violente battaglie in diverse provincie e nella stessa capitale Kabul, il ruolo della Nato sarà in gran parte limitato alla formazione, consulenza e assistenza dell’Esercito e della polizia locale. A partire dal 2015, dei 150 mila soldati della coalizione presenti nel 2011, resteranno in Afghanistan solo 18mila militari internazionali, di cui 12 mila faranno parte della nuova missione Nato denominata Resolute Support. Ulteriori 5.500 soldati statunitensi saranno utilizzati in diversi ruoli, tra cui l’antiterrorismo e l’assistenza logistica.

Continua intanto l’escalation di violenza in Terra Santa, con l’Esercito israeliano che ha ucciso un adolescente palestinese che lanciava pietre contro i veicoli dei coloni israeliani all’incrocio di Tapuach, presso Nablus, in Cisgiordania. La notizia è stata confermata da fonti mediche palestinesi citate dalla agenzia di stampa ‘Maan’. Le fonti militari israeliane hanno dichiarato che i soldati, dopo aver sparato invano alcuni colpi di avvertimento, hanno colpito uno dei dimostranti, che è morto successivamente per le ferite. Ieri, un altro veicolo israeliano era stato attaccato e dato alle fiamme in West Bank, causando delle gravi ustioni ad una bambina di 11 anni che tutt’ora versa in condizioni critiche.

Prosegue anche l’attivismo palestinese, con i rappresentanti dall’Anp che intendono presentare al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite la versione definitiva della risoluzione, con la quale chiedono la ripresa dei negoziati entro un anno e la fine dell’occupazione dei Territori entro il 2017. Il presidente dell’Anp Mahmoud Abbas ha reso note le sue intenzioni al Segretario di Stato americano John Kerry durante una conversazione telefonica e, secondo fonti palestinesi, la risoluzione chiederà la ripresa dei negoziati per giungere a un accordo sulla base dei confini del 1967, indicando Gerusalemme Est come capitale del futuro stato palestinese.

Nel frattempo in Iraq, lo Stato Islamico si prepara all’imminente offensiva governativa su Mosul, seconda città dell’Iraq e da giugno bastione jihadista nel nord del Paese. L’IS, secondo media locali, avrebbe infatti già da settimane cominciato a trasferire tutti i non-combattenti da Mosul verso la Siria, continuando a fortificare le proprie posizioni all’interno della città. Tuttavia, nonostante i preparativi per la grande campagna anti-jihadista, le truppe di Baghdadi avanzano e ottengono successi militari. Un alto comandante delle Guardie della Rivoluzione iraniana, Hamid Taqawi, è stato ucciso ieri da un cecchino dello Stato Islamico nella città di Samarra, nel nord dell’Iraq, vicino al santuario di al-Askari, uno dei luoghi più sacri ai musulmani sciiti. Oggi, lo Stato Islamico ha invece rivendicato l’abbattimento di un altro caccia della coalizione internazionale, forse del Qatar, che è stato intercettato nei pressi di Balad, a nord di Baghdad.

A prescindere dai raid aerei, secondo il ‘New York Times’, gli Stati Uniti puntano a capire la complessa psicologia dell’Is, che si dimostra essere nello stesso tempo un’organizzazione terroristica ibrida e un esercito convenzionale. «Non siamo ancora riusciti a capire il movimento e fino a quando non lo faremo, non lo sconfiggeremo» ha recentemente dichiarato il generale Michael Nagata, comandante delle Operazioni Speciali americane in Medio Oriente. Il nodo da sciogliere è infatti «l’abilità dell’Is di controllare la popolazione: non è ne’ il tipo di armi ne’ il numero delle truppe a preoccupare, ma gli intangibili strumenti con i quali l’Is conquista e mantiene il controllo sul territorio e sulla popolazione» ha affermato il Comandante statunitense.

 

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