venerdì, Luglio 30

Grecia, politici italiani ben lontani da Syriza

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Ha vinto il NO! Non sto a scrivere qui quanto sia contento: primo, a chi frega; secondo, se mi leggete da un po’ potete immaginarvelo. Però scrivo, a caldo e in breve, che succederà ora. Ma proprio di corsa e proprio a caldo, torrido per via di anticiclone e di soddisfazione!

Per la Grecia la vittoria del NO vuol dire che il Governo di Syriza può tornare a trattare coi cosiddetti creditori da una posizione assai più solida. Ora è il popolo, non più solo il partito al Governo -benché legittimato di recente, a gennaio-, che si è espresso esplicitamente e appena un attimo fa su ciò che considera accettabile, e soprattutto inaccettabile, in una gerarchia di priorità storiche tra: etica, società, politica, economia, finanza. Ora, se i cosiddetti creditori non accoglieranno i termini della nuova trattativa così come glieli sottoporrà il Governo greco, forte del responso popolare, dovranno prendersi loro -e non Tsipras e Syriza- la responsabilità gravissima di estromettere dal salotto buono dell’istituzione continentale un intero popolo, e non solo i suoi rappresentanti politici.

Semmai servissero consigli a Tsipras e Varoufakis – e semmaissimo gli servisse un mio consiglio -, gli direi che nella malaugurata doppia ipotesi concatenata che la nuova trattativa non vada bene e che le istituzioni europee si prendano quella responsabilità, di estromettere pessimamente i greci dall’Eurozona e dall’Unione Europea, ebbene essi continuino anche stanotte a stampare di nascosto la Dracma 2.0 (tanto per chiamarla in qualche modo) come son certo hanno cominciato a fare mesi fa per ogni evenienza, se e quando servirà. E intanto però –aggiungerei- questa notte di festa per le persone di buona volontà e retto pensiero (cioè: i compagni e le compagne più qualcun altro), intanto godetevela che ve lo strameritate!

Per l’Europa -nel senso delle istituzioni di questa Europa qui- la vittoria del NO è una brutta gatta da pelare. Ma dal significato più simbolico e prospettico che reale e attuale. Purtroppo. Cioè, sì, come detto sopra: il Governo di Syriza può tornare a trattare coi cosiddetti creditori da una posizione assai più solida, e se essi non accoglieranno i termini della nuova trattativa dovranno prendersi la responsabilità di estromettere un popolo. Però è un popolo, contro altri ventisette che ne conta questa Europa qui (altri diciotto solo con l’euro); nemmeno dei più numerosi, tutt’altro; con un PIL già basso storicamente, e con la forca dell’austerity ridotto a brandelli; idem la propensione al consumo; idem gli altri fondamentali. Alle brutte, un popolo e uno Stato così -a certe condizioni (cioè pur di non rimettere in discussione tutto l’impianto)- gli interessi sovranazionali e metapolitici che governano le istituzioni europee (cioè: il capitalismo) possono anche decidere di perderseli per strada. Però, appunto: la gatta da pelare è davvero brutta in senso simbolico e prospettico, perché il partito di Syriza non solo ha vinto le elezioni politiche a gennaio con un programma assolutamente più a sinistra di tutti quelli che negli altri Paesi (e in Europarlamento) vengono spacciati per programmi o progetti di Centrosinistra, socialdemocratici, laburisti o socialisti, ma oggi ha pure vinto un referendum secco SI’/NO su chi ha ragione, in sostanza, tra capitale e lavoro, tra privilegio e democrazia! E se facesse scuola altrove? Se cioè le sinistre degne di questo nome ai quatto angoli del continente si capacitassero, grazie all’esempio, di non essere destinate sempre e comunque alla subalternità e osassero far sentire la propria voce pronunciare le loro idee? A novembre si vota in Spagna (dove Podemos e Izquierda Unida hanno raccolto già un po’ di successo insieme), a ottobre in Portogallo, sempre a ottobre le presidenziali in Irlanda, e ancora in Irlanda le politiche a marzo 2016… E se le sinistre (vere, come Syriza) vincessero in tutti e quattro i PIGS? Allora sì che per quest’Europa sarebbero dolori: i Paesi -o meglio: i popoli- eventualmente da estromettere per contestazione allo stato di cose presente comincerebbero ad essere molto più che un semplice rischio d’impresa, anzi un costo insostenibile! Insomma, staremo a vedere.

Inciso. Perché parlo di PIGS e non di BRICS come alternativa al modello neo-liberista dominante? I BRICS non sono forse un piatto bell’e pronto in cui tuffarsi, senza dover aspettare che l’Europa cambi semmai sotto la spinta dei Paesi in cui le sinistre riuscissero a vincere e a ben fare come in Grecia? L’ho già scritto, ma lo ripeto -è importante, credo. Al netto della retorica, i BRICS sono anche e soprattutto quanto segue: per la prima volta sono più i cinesi che giocano in Borsa di quelli iscritti al Partito Comunista, oltre due milioni di più; in India le cento famiglie più ricche si dividono un quarto del PIL, i restanti 1.2 miliardi di cittadini il rimanente; il fisco in Russia ha un’aliquota del 13% uguale per tutti: peggio delle riforme Berlusconi, e perfino della proposta Salvini; la politica energetica e ambientalista del governo brasiliano è eterodiretta dagli interessi della società estrattiva Petrobras; la Polizia di Stato sudafricana fece strage di minatori in sciopero contro una multinazionale, anni fa, e ancora nessuna condanna penale. Cosa c’è di tanto anticapitalista in tutto questo? Io non ci vedo niente, di quello che ci serve.

E infine per l’Italia… Ma perché prima ho usato l’acronimo PIGS, anziché il PIIGS che leggiamo sempre? Appunto perché l’Italia (l’altra I) sta ancora parecchio lontano dalle prospettive, pur politicamente ancora da delineare e tutte da registrare, degli altri quattro Paesi (e popoli) accomunati. Purtroppissimo. E lo si vede anche da come stiamo vivendo questi giorni del referendum greco, perfino questa prima ora dalla sua felice conclusione! Infatti ho ascoltato dichiararsi a favore del NO politici (con grande fiuto del presente) che alle ultime elezioni facevano parte della coalizione Italia Bene Comune, a guida PD (e che amministrano, funestamente, col PD città importanti come Roma), e questo nonostante il PD avesse introdotto in Costituzione il famigerato pareggio di bilancio, cioè il massimo strumento di tortura sulla politica economica nazionale da parte delle istituzioni europee che oggi quei politici furbetti contestano, blandendo il leader greco. Li ho visti perfino, dalla televisione, ad Atene stasera tra la gente in piazza (che per fortuna loro tanti trasformismi nostri non li conosce)! Ho visto prima tifare per il NO e poi felicitarsi per esso, politici che addirittura stavano non in coalizione col PD ma che sono stati nel PD fino all’altro ieri, restandovi cioè non solo dopo quella violazione della Costituzione, ma anche dopo il patto del PD con Berlusconi per l’Italicum, dopo il patto del PD con Marchionne per il Jobs Act… Ho ascoltato, addiritturissima, sempre in piazza e in favore di telecamera, politici che nel PD stanno ancora adesso! E infine, onta dell’onta, ho visto da Atene politici-guitti che fanno sciacallaggio sul risultato della politica di sinistra in Grecia, referendum compreso, biascicando che essa non sarebbe di sinistra bensì anti-europea. Ma a questo, per fortuna della verità, gli ateniesi comuni e i leader di Syriza hanno risposto allontanando cortesemente il guitto e i suoi yes-men importuni. Almeno!

Ma il quadro da noi è davvero diverso che in Grecia, in Spagna -e dappertutto possa esserci speranza. Per tanti motivi, che non sto qui a ripetere.

Di sicuro non sarà un referendum che ci salverà da Renzi, quale esecutore materiale della decisione di cancellare la democrazia sostanziale in Italia, presa dal capitale transnazionale. Anche se la pochezza dei politici nostrani di opposizione, cosiddetta di sinistra, è tale che essi son certo inebriati dalla possibilità di scimmiottare qualunque cosa mascheri appunto quella pochezza, c’è il piccolo particolare che l’articolo 75 della Costituzione vieta espressamente il referendum sui temi finanziari e sulla politica estera. E poi, chi dovrebbe incarnare Syriza da noi  -quell’Armata Brancaleone saltata goffamente sul carro del vincitore all’ultimo minuto?

Io -per credere a una Syriza italiana- voglio vedere all’opera gente la cui storia politica, tutta intera, mi dica che ha le stesse mie convinzioni, con in più il talento nel realizzarle che a me manca (non è il mio mestiere!): cioè che affamare la gente non è Europa, che umiliare i cittadini non è Europa, che togliere il sonno ai lavoratori non è Europa, che non è Europa respingere i migranti, ghettizzare le minoranze, normalizzare i diversi, che non sono l’Europa (che vogliamo) i privilegi di classe, i potentati finanziari, le istituzioni sovranazionali che li proteggono, i megafoni mediatici che ce li spacciano, che l’Europa (quella vera) è democrazia politica più equità economica, crescita civile più progresso culturale, sostenibilità ambientale più esperimento sociale, che è pensiero e pratica radicalmente socialdemocratici, che Europa sono le masse che conquistano e difendono diritti in faccia al capitale, tanto da riuscire a metterli addirittura nero su bianco nelle Costituzioni dei popoli e degli Stati. Datemi gente così, e io gli porto l’acqua con le orecchie!

La strada sarà lunga, in Italia, più che dappertutto. Perché è partita male, e perché pure oggi mostra quanto sbandi a uno sguardo minimamente lucido.

…Ma adesso me lo voglio un po’ confondere!

Mi do lo stesso consiglio che ho scritto prima per i compagni greci: godiamoci questa grande vittoria!

 

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