venerdì, Settembre 24

Grecia, la vittoria di Tsipras e i nuovi scenari

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Atene – I risultati delle elezioni non hanno seguito i sondaggi che indicavano uno strettissimo margine tra SYRIZA e Nuova Democrazia, il partito conservatore di destra. Non ha seguito neanche i pronostici che il partito degli indipendenti greci ANEL non riuscisse a superare il minimo del 3% dei voti ed entrare al Parlamento. Questo è stato particolarmente importante perché Alexis Tsipras ha chiesto agli elettori proprio questo per l’autosufficienza, sottolineando che non era pronto a fare un governo di coalizione con qualsiasi altra parte se non con ANEL di Panos Kamenos, il suo partner nel precedente governo.

I risultati elettorali sono più che soddisfacenti per Alexis Tsipras. Il suo partito ha ottenuto il 35% dei voti, circa il 7% in più rispetto a Nuova Democrazia (28,4%). ANEL è riuscito finalmente ad entrare nel Parlamento con il 3,7%, 1% circa in meno rispetto al punteggio nelle elezioni precedenti. I 10 deputati di ANEL, oltre ai 145 deputati di SYRIZA, compongono un gruppo di 155 deputati e assicurano la maggioranza parlamentare necessaria di 150 deputati.

Da parte dell’Unione europea e in particolare del Presidente del Parlamento europeo Martin Schulz, ci sono pressioni per la partecipazione al governo del partito socialista PASOK, che è riuscito a stabilizzare la sua posizione e a mostrare un piccolo aumento della sua forza elettorale, a scapito principalmente di POTAMI, che ha perso il 2% dei voti ed è sceso dal 6% al 4%. L’eventuale partecipazione di PASOK al governo non è una necessità per Alexis Tsipras ma un’opzione ancora aperta, che può essere realizzata però più tardi durante il processo di consolidamento della maggioranza parlamentare e con le alleanze politiche di governo, così come con il consolidamento del sostegno politico europeo, in particolare quella del Partito socialista europeo.

 

Che cosa è successo a Unità Popolare, il gruppo che si è allontanato da Syriza, che non è riuscito a entrare in Parlamento?

Una delle grandi sorprese delle elezioni, è senza dubbio il fallimento del partito di Unità Popolare. Questo partito, che ha espresso l’agenda politica della sinistra di SYRIZA, denunciando la capitolazione ai creditori stranieri di Alexis Tsipras, ha rappresentato una parte considerevole del gruppo di SYRIZA. Tra i quadri che hanno seguito Panagiotis Lafazanis, il leader della piattaforma a sinistra, Zoe Constantopoulou, l’ex presidente del Parlamento, che si alleò con Panagiotis Lafazanis. In totale sono stati 46 deputati, 3 ministri e 108 i membri del Comitato centrale di SYRIZA su  un totale di 200 membri.

Panagiotis Lafazanis e Zoe Contantopoulou, nei loro commenti dopo le elezioni, hanno dato la colpa alla forte astensione che è salita fino al 45% dal 36% delle elezioni precedenti. Certo, questa è una ragione molto importante, che ha principalmente penalizzato i partiti non sistemici che si oppongono alle politiche di austerità imposte dai creditori stranieri. Non è, naturalmente l’unica ragione. Un altro motivo molto importante è la difficoltà degli elettori a credere alla possibilità di una soluzione alternativa, dopo l’inganno e la delusione che ha portato al fallimento di Tsipras di portare qualcosa di meglio rispetto al precedente “mnemonio” (memorandum).

Unità Popolare ha fatto un ulteriore passo avanti, lasciando aperta la porta a un ritorno alla dracma, se necessario e qualora i creditori non fossero d’accordo per un compromesso. Nelle circostanze attuali, mentre le banche greche sono in rosso e sotto il controllo della banca europea, questa retorica non è quella che viene accolta dall’opinione pubblica, ormai esasperata e che aspira al ripristino di una sorta di stabilità e normalità.

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