sabato, Maggio 8

Grecia, la nuova legge sulla ‘riassegnazione di genere’ divide la nazione Il Governo è sotto attacco, e la Chiesa ortodossa chiede di abrogare la legge

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Non si sceglie se nascere uomo o donna: da sempre si è trattato di un’elementare nozione biologica e di banale buon senso. Eppure, una legge che intende cambiare tutto ciò, recentemente approvata dal Parlamento di Atene, sta dividendo la Grecia da ormai settimane.

La nuova legislazione sulla ‘riassegnazione di genere’ permetterà a ogni persona di cambiare la sua ‘identità di genere’ a piacimento. La vecchia normativa imponeva che la persona transessuale fornisse prove di un passato intervento chirurgico e di aver ricevuto un qualche tipo di trattamento psichiatrico, prima di poter essere riconosciuta come donna o uomo dallo Stato.

Ora non è più così. Le implicazioni sono enormi. Un esempio è la legislazione greca sulla leva militare, obbligatoria per gli uomini, e adesso anche per chiunque si definisca tale; ma di contro evitabile dichiarandosi ‘donna’ prima dei diciotto anni.

Il Governo stesso è diviso dalla controversa legge, passata con 171 voti su 285. Georgia Gennia, parlamentare del partito di Governo Syriza, si è opposta al suo stesso partito. La discussione preliminare in Parlamento ha visto un acceso scontro tra il Primo Ministro Tsipras e Kyriakos Mitsotakis, leader del principale partito di opposizione, Nuova Democrazia. Vassilis Leventis, leader dell’Unione di Centro, ha anche detto che cambiare genere è «qualcosa di anormale».

Il punto più controverso del provvedimento è l’età minima sancita dalla legge, che non coincide con la maggiore età, ma include gli adolescenti fino ai quindici anni. Il partito ‘Nuova Democrazia’ ha proposto una modifica per alzare il limite minimo degli aventi diritto al ‘cambio di genere’ e portarlo a diciotto anni. Il ‘cambio di genere’ concesso dalla norma è solo uno, dunque la ‘riassegnazione’ è definitiva. Si tratta quindi di una scelta che potenzialmente può influire sulla carriera, sulla vita, sulla possiblità di avere una famiglia, e che viene presa unilateralmente prima di compiere il diciottesimo anno d’età.

Particolarmente decisa è la posizione della Chiesa Ortodossa greca. Il Sinodo ortodosso ha chiesto al Governo di abrogare la legislazione, che «provoca il sentimento pubblico, colpisce la santa istituzione della Famiglia, si oppone ai valori cristiani e al buon senso, e, soprattutto, distrugge l’essere umano […] invece di diminuire la confusione e i disturbi mentali li accentuerà, fino a creare un pericoloso fenomeno sociale», afferma un documento del concilio, presieduto dall’arcivescovo Ieronymos. Il socialista Yiannis Ragousis ha risposto alle obiezioni della Chiesa accusando “alcuni preti” di essere gay, si legge su ‘Ekathimerini’.

Si sono schierati nel dibattito anche i monaci di Monte Athos, una piccola penisola greca ‘a statuto speciale’ abitata da migliaia di novizi, considerata luogo sacro dagli ortodossi di tutto il mondo. I monaci si sono uniti alla richiesta di rivedere la legge, affermando che si tratta di una violazione dei principi divini. Ambrogio di Kalavryta, vescovo metropolita, ha deciso di suonare le campane delle chiese della sua diocesi ogni giorno per tre minuti a mezzogiorno in segno di protesta.

La comunità transessuale greca – probabilmente inferiore allo 0.1% della popolazione – si dichiara invece soddisfatta della nuova legge, che «migliorerà la loro vita quotidiana permettendogli di avere una carta d’identità che corrisponda al genere con il quale si identificano, e di ridurre le discriminazioni che subiscono nelle transazioni di tutti i giorni che richiedono l’uso di una carta d’identità».

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