martedì, Settembre 21

Grecia: la destra cavalca l’annosa questione ‘Macedonia’ Ecco cosa c'è alla base delle proteste di Salonicco contro l'uso improprio del termine 'Macedonia' strumentalizzate dalla destra radicale, secondo Dimitri Deliolanes, scrittore e giornalista corrispondente da Roma per l'emittente televisiva greca 'ERT'

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Da 27 anni, la Grecia e la Repubblica di Macedonia (FYROM) continuano a discutere sull’utilizzo del nome stesso di Macedonia della regione a nord della Grecia, dove abitano circa 2milioni di abitanti. Domenica scorsa, nella città di Salonicco, capitale della regione greca della Macedonia e seconda città più popolosa dopo Atene, hanno manifestato circa 90mila persone, secondo le stime ufficiali della Polizia, per protestare contro un possibile accordo con la Repubblica di Macedonia. Al centro del dibattito, il permesso per la FYROM di usare il nome Macedonia anche per quella parte meridionale storica della regione che la popolazione greca reclama come parte fondamentale dell’identità culturale ed etnica della Grecia.

La diatriba recente tra i due Stati risale a dopo l’indipendenza della Macedonia dall’ex Jugoslavia nel 1991, quando vennero sollevate obiezioni riguardo il nome della neo Repubblica. La Grecia ritiene che il termine ‘Macedonia’ sia appartenente alla propria cultura, a causa dell’omonima regione settentrionale greca, la Macedonia appunto, con capoluogo la città di Salonicco. Un ruolo e un peso specifico nella questione attuale lo gioca anche la spartizione della Macedonia, iniziata dopo la sconfitta ottomana, nel 1913, che ha suddiviso il territorio macedone in tre parti: greca, serba e bulgara.

Fino ad ora, la Repubblica di Macedonia non ha potuto prendere prendere parte né nella Nato né nell’Unione Europea, proprio a causa della questione del proprio nome. Problema sollevato anche dal Generale della Nato Jens Stoltenberg in visita a Skopje nei giorni scorsi, dove ha dichiarato che prima di aderire all’Unione Atlantica, la Macedonia deve risolvere la questione nominativa con la Grecia.

Per rispondere a 10 anni di politiche nazionaliste dell’ex premier macedone Nikola Gruevski, che di fatto si è appropriato della cultura ellenica come parte della Macedonia ex Jugoslavia, il neo Primo Ministro Zoran Zaev ha aperto al Governo greco in direzione di un accordo condiviso, al fine, anche, di far entrare Skopje sulla scena internazionale. Da parte sua, il Premier greco Alexis Tsipras ha accolto positivamente l’apertura macedone, ed ha proposto che l’utilizzo del nome Macedonia non sia ad uso esclusivo di una regione, in questo caso quella greca, a patto che vengano rispettate le origine storiche e culturali della regione interessata.

Il compromesso scelto dal leader di Syriza non ha, però, trovato un grande riscontro nell’opinione pubblica, che in massa si è recata a Salonicco per protestare contro l’uso ‘improprio’ del nome Macedonia da parte dello Stato ex jugoslavo. Alla manifestazione di domenica, oltre ad una grossa fetta di manifestanti senza appartenenza politica, tra cui anche macedoni, hanno preso parte anche il movimento nazionalsocialista di Alba Dorata e il partito di destra parlamentare Nea Demokratia.

Fondato da Nikolaos Michaloliakòs nel 1993 ed entrato nel Parlamento greco dopo le elezioni del 2012, Alba Dorata vede nella riconquista culturale della regione una propria affermazione elettorale e patriottica, soprattutto alla luce degli ultimi sondaggi che vedono il movimento fermo tra il 7 e 9%, e soprattutto dopo la svolta radicale di Nea Demokratia sotto la leadership di Kyriakos Mitsotakis, che ha inglobato nel suo bacino elettorali una buona parte degli ex-sostenitori del gruppo nazista.

Con Dimitri Deliolanes, scrittore e giornalista greco da anni corrispondente da Roma per l’emittente , abbiamo discusso delle ragioni storiche dietro la diatriba sul nome della Macedonia che hanno portato alle proteste di sabato, e sulla presenza strategica dei partiti di estrema destra, come Alba Dorata e Nea Demokratia,

Agli occhi dell’Europa, e del mondo, la disputa intorno al nome della Macedonia, FYROM, può sembrare una semplice questione politica. In realtà, le ragioni vanno ricercate nella storia recente, e passata, delle due regioni. Perchè, per i greci, è così importante la questione macedone?

I Balcani sono famosi per le controversie nazionali che li hanno sempre infiammato. La questione macedone è una di queste, anche piuttosto recente, se consideriamo che ammonta appena ad un secolo fa la spartizione della Macedonia ottomana in tre parti, una (quella con maggiore estensione) alla Grecia, una alla Serbia e un’altra alla Bulgaria. Da allora non ha mai smesso di esserci un movimento politico slavo, che si autodefinisce ‘macedone’, che promuove una politica irredentista, rivendicando l’’unificazione’ delle tre parti sotto un’unica bandiera. E’ evidente che tale progetto politico non ha alcuna possibilità di riuscita, ma riesce benissimo a creare un clima di tensione e di sospetto. Bisogna quindi risolvere il problema del nome della Macedonia ex jugoslava in maniera che gli estremisti irredentisti non abbiano alcun appiglio per la loro propaganda destabilizzante.

La protesta è iniziata dopo che il primo ministro greco Tsipras ha aperto alla possibilità di trovare una risoluzione condivisa per il nome della regione macedone. Che strada intraprenderà dopo gli avvenimenti dell’altro giorno? Sceglierà una soluzione più nazionalista andando verso l’approvazione dell’elettorato?

Per la verità Tsipras ha corrisposto alle aperture che sono venute dal nuovo governo di Skopje, il quale ha voluto cambiare radicalmente direzione rispetto al governo nazionalista precedente e si è dichiarato disponibile a trovare un compromesso onorevole che non umili nessuno dei due paesi coinvolti. Sarebbe stato un errore non corrispondere a un’apertura del genere. Credo quindi che Atene parteciperà ai negoziati con spirito costruttivo in modo da risolvere la questione nella maniera migliore.

Il Premier macedone ha dichiarato di essere da quella parte irredentista della questione, ritendendo infatti che la Macedonia si una repubblica indipendente dalla Grecia anche culturalmente. Crede che le posizioni dei due premier potranno avvicinarsi, anche alla luce delle ultime proteste?

L’indipendenza della Repubblica ex jugoslava nessuno la mette in discussione. Nè sono state avanzate da parte greca delle rivendicazioni di tipo territoriale. La controversia riguarda il nome e l’identità culturale ed etnica dei nostri vicini. La Grecia ritiene che non possano pretendere di avere il monopolio del nome –carico di storia e di civiltà- di Macedonia, nè i loro cittadini possano essere gli unici macedoni, a discapito dei macedoni greci ed anche di quelli bulgari. Quindi da parte greca si è proposto un nome composto in cui la Macedonia ex jugoslava sia ben definita in termini geografici, quindi ben distinta dalle altri parti della regione storica della Macedonia. Secondo alcuni media di Skopje, il mediatore dell’ONU Matthew Nimetz avrebbe proposto nomi del tipo “Nord” oppure ‘Alta Macedonia’ oppure ‘Vardarska Makedonija’, dal fiume Vardar (in greco Axios) che la attraversa. Tutti in lingua slava, non tradotti, ed in vigore erga omnes. Sembrerebbe che i negoziati si muovano su questa direzione. Quelli che hanno protestato domenica a Salonicco non vogliono che sia presente il nome Macedonia. Ma arrivano in ritardo: già dal 1995 Atene e Skopje hanno relazioni diplomatiche sulla base del nome provvisorio di Repubblica ex jugoslava di Macedonia’, in inglese FYROM.

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