mercoledì, Giugno 16

Grecia: ESMT sbaglia, i soldi nelle casse di Atene

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Bruxelles – In seguito all’incontro dei Ministri dell’Eurogruppo del 9 maggio scorso a Bruxelles, nel corso del quale si è parlato dello stato di attuazione del programma di aggiustamento macroeconomico della Grecia, abbiamo incontrato Fabio Colasanti, che per oltre 20 anni ha lavorato alla Commissione europea nel Dipartimento degli Affari Economici e Finanziari, prima di diventare Direttore Generale alla Commissione europea (prima nella Direzione Generale Imprese, e, successivamente in quella della Società dell’Informazione, dopo un periodo come Capo di Gabinetto del Presidente della Commissione europea Romano Prodi).  Con lui abbiamo cercato di capire lo stato delle finanze greche, soprattutto dopo le controverse analisi pubblicate dal giornale tedesco ‘Handelsblattsulla scia dello studio realizzato dalla European School of Management and Technology di Berlino. Secondo questo studio, il 95% dei 220 miliardi di euro prestati alla Grecia dall’inizio della crisi finanziaria sono stati assorbiti dalle banche dell’Eurozona e solo il 5% è finito nelle casse statali di Atene. Alcuni analisti contestano questo studio. Tra questi, Fabio Colasanti, che dopo il pensionamento è stato nominato Presidente dell’Istituto per le Comunicazioni di Londra, è anche membro del Consiglio di Amministrazione di RaiWay, e del centro europeo di ricerca European Policy Centre (EPC).

 Sulla vicenda finanziaria greca continua l’altalena delle opinioni divergenti con analisi che rilanciano a volte ‘cifre in libertà’.   Mi riferisco alle conclusioni di uno studio pubblicato di recente dall’European School of Management and Technology (ESMT) di Berlino e di cui ha dato notizia di recente il giornale tedesco ‘Handelsblatt‘. Cosa pensa di questa analisi  secondo cui solo il 5% dell’assistenza finanziaria concessa alla Grecia da Ue e FMI (pari a 9,7 mld€) sarebbe andata direttamente al bilancio greco?

La spiegazione si trova da un lato in una certa complessità del ricostituire in maniera precisa le operazioni finanziarie con la Grecia.   Ancora non esiste un documento ufficiale che faccia questo lavoro. I tanti documenti esistenti sono in gran parte delle previsioni fatte in momenti diversi. Dall’altro, c’è, probabilmente, una certa volontà di sorprendere quando non una volontà quasi ideologica di condannare la gestione degli aiuti alla Grecia (che sicuramente ha avuto mille difetti).

Allora chi ha intascato la restante somma?  E come la Grecia avrebbe potuto far fronte a questo fabbisogno di 118,3 mld €  se avesse ricevuto solo 9,7 mld € per il suo bilancio?

Lo studio della ESMT contiene un errore metodologico.   Le statistiche ci permettono di stabilire che nel periodo coperto dai primi due programmi di aiuto (maggio 2010-giugno 2015) la Grecia ha avuto un fabbisogno di 248,1 miliardi.   Questo fabbisogno è stato soddisfatto per 202,8 miliardi da prestiti da parte dell’eurozona (prestiti bilaterali, EFSF e ESM) e da parte del FMI. Gli altri 45,3 miliardi sono venuti da varie piccole forme di finanziamento (una buona ventina di miliardi di aumento del finanziamento a breve sul mercato, con la Banca di Grecia, con imprese commerciali e con altre entità finanziarie; i rimborsi ricevuti dalla BCE e dalle altre banche centrali dell’eurosistema; i pochi incassi delle privatizzazioni; lo svuotamento, per probabilmente più di dieci miliardi, di tutte le disponibilità liquide in Grecia e all’estero). Ora è possibile suddividere nelle sue componenti principali il fabbisogno (rimborso di titoli di stato, operazioni finanziarie, disavanzi di bilancio, costo delle operazioni di ristrutturazione del debito pubblico greco), ma per quanto riguarda i prestiti questa scomposizione non è possibile, le risorse finanziarie sono fungibili e non sono assegnate a scopi particolari. È però legittimo scomporre – e assegnare percentuali sul totale – ai bisogni finanziari identificati ed immaginare che gli aiuti siano andati ai vari bisogni nelle stesse proporzioni. Purtroppo, il professor Jörg Rocholl (autore dello studio dell’ESMT) ha proceduto in una maniera bizzarra.   È partito dalla cifra più bassa, quella degli aiuti (202,8 miliardi di euro di prestiti netti), e ha poi sottratto progressivamente le cifre dei vari elementi del fabbisogno totale (i 248,1 miliardi). Questa maniera di procedere porta a sottostimare qualunque ‘residuo’ si voglia calcolare per i 45,3 miliardi di differenza tra il fabbisogno totale della Grecia e l’aiuto dell’eurozona e del FMI.  Il professor Rocholl deve, però, essersi reso conto di avere un problema perché non ha dedotto – come sarebbe stato giusto – il costo totale delle due operazioni di ristrutturazione del debito pubblico greco: 41,0 miliardi di euro, ma ha dedotto solo il costo della prima: 29,7 miliardi.

Ora il suo calcolo lo porta alla conclusione che il residuo  -quello che secondo lui sarebbe veramente andato al bilancio greco- sono solo 9,7 miliardi (il ‘meno del cinque per cento del totale degli aiuti che è stato ripreso nei titoli di tanti giornali).   Se avesse dedotto anche il costo della seconda operazione di ristrutturazione del debito pubblico greco (11,3 miliardi di euro) si sarebbe trovato sottozero e non avrebbe saputo spiegare la cosa, visto l’approccio che ha dichiarato di seguire.   Il suo residuo’, già criticabile per quello che è stato dedotto, è quindi in ogni caso sottostimato per questo approccio metodologico sbagliato. Ma nelle sue sottrazioni per identificare quello che sarebbe veramente andato al bilancio greco, il professor Rocholl esclude gli interessi sul debito pubblico e la spesa per la ricapitalizzazione delle banche greche.   Rispondendo alle mie obiezioni (ci siamo scambiati vari messaggi, ma non ho ancora avuto una risposta all’ultimo in cui elencavo punto per punto gli errori e i punti critici)  ha sostenuto che se la Grecia fosse stata lasciata fallire il suo debito sarebbe stato cancellato completamente e oggi non dovrebbe pagare interessi. Le cose non sono così semplici. Prima di tutto, è vero che nel 2010 si è deciso di dare alla Grecia i soldi necessari perché potesse rimborsare i titoli in scadenza, ma poi alla fine del 2011 si è deciso di organizzare il suo fallimento e di gestirlo al meglio. Le cifre ci dicono che l’operazione di aiuto alla Grecia è stata più un ‘default’ che un aiuto al rimborso dei titoli. Durante il periodo dei primi due programmi sono stati rimborsati titoli greci per 88,8 miliardi di euro, mentre ne sono stati cancellati per 126,6 miliardi. Mentre tutti ricordano la prima decisione, molti sembrano aver dimenticato la seconda e di non averne apprezzato le dimensioni. Si può poi decidere quanto si vuole di escludere gli interessi a tavolino per ragioni analitiche, rimane il fatto che uno stato deve poter finanziare il suo disavanzo di bilancio e non il suo disavanzo primario.

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