sabato, Maggio 8

Grecia e Russia, passando per la Macedonia: iniziano i guai? L’espulsione di due diplomatici russi apre un nuovo fronte

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La Grecia ha espulso due diplomatici russi. Si fanno sempre più insistenti le voci che vedono la Russia impegnata a interferire nella politica estera greca, con lo scopo di sabotare lo storico accordo che vede coinvolti la Grecia e la Macedonia, che risolverebbe la disputa pluridecennale sul nome di quest’ultima. Una distensione dei rapporti fra lo Stato ellenico e il suo vicino ex-jugoslavo, che adotterebbe il nome Nord Macedonia, sarebbe inviso al gigante euroasiatico, poiché implicherebbe un avvicinamento del piccolo Stato balcanico all’area NATO. Un’ulteriore infiltrarsi dell’alleanza atlantica nel cuore dei Balcani giocherebbe contro gli equilibri geopolitici russi, ragione per cui da Mosca si stanno tentando tutte le strategie, lecite o meno, per far saltare i piani.

Procedendo con ordine: la questione macedone, benché prossima all’essere risolta, non è ancora stata favorevolmente accolta da una parte dell’opinione pubblica greca e, in misura minore, macedone. Alla notizia della raggiunta intesa, decine di manifestazioni di piazza sono esplose nelle città dei due Stati. Un’area particolare della Grecia settentrionale, confinante con l’odiato vicino, è abitata da comunità, vicine culturalmente, religiosamente e politicamente alla Russia. Sono le comunità dei Pontini, residenti perlopiù attorno alla città di Alessandropoli, ancora molto legati al grande Stato euroasiatico: di lingua greca, sono nuclei di popolazione originaria dei Paesi sovietici emigrati in Grecia a seguito del collasso del blocco comunista. Mantengono dunque ancora stretti legami con Mosca: secondo diplomatici locali, la povertà della zona rende questo terreno privilegiato per corruzione, a vario livello. I due diplomatici espulsi avrebbero provato a corrompere ufficiali del governo locale, membri della Chiesa ortodossa, esponenti di movimenti di estrema destra e centri culturali filorussi, con l’obiettivo di destabilizzare l’area. Aldilà del confine, nel frattempo, andavano formandosi movimenti come ‘Macedonia Unita’, che già dal nome ricorda il partito di Putin, ‘Russia Unita’. Ecco che Mosca gioca su due tavoli, per incentivare frizioni già esistenti allo scopo di farli deflagrare definitivamente.

D’altronde, non sarebbe la prima volta che la Russia usi centri di cultura russa e religione ortodossa per fare una politica estera parallela: basti pensare alla vicinanza che sempre ha contraddistinto il potere politico, sempre a braccetto con quello religioso negli anni di Presidenza di Vladimir Putin.

Pronta la risposta di Mosca, secondo cui questa espulsione di diplomatici da parte greca è stata incoraggiata dagli Stati Uniti. Ogni responsabilità è stata negata dai diretti interessati. In effetti, a sostegno di questo diniego, si può portare il fatto che mai il Governo di Alexis Tsipras si fosse contrapposto alla Russia, con cui ha sempre cercato di mantenere ottimi rapporti: anzi, contrariamente a molti alleati europei, la Grecia non ha nemmeno mai richiamato il proprio ambasciatore da Mosca a seguito dell’avvelenamento dell’ex spia russa in Gran Bretagna. L’espulsione dei due diplomatici avvenuta in questi giorni fa quindi pensare a un cambio di rotta da parte del Governo greco.

Ma per quali ragioni la Russia dovrebbe far saltare il tavolo delle trattative che porrebbe fine a una questione che perdura ormai da 27 anni? Negli anni recenti, la Macedonia ha a più riprese manifestato la propria intenzione di entrare a far parte della NATO, ma la Grecia ha a suo volta più volte espresso la propria contrarietà. La disputa che li vede contrapposti non è infatti un mero capriccio toponomastico, ma affonda le proprie radici nella storia dei due territori, che, dai rispettivi punti di vista, si teme possano trasformarsi in rivendicazioni politiche: l’ex Repubblica Jugoslava di Macedonia, dandosi questo controverso nome, avrebbe potuto, nei timori dei greci, rivendicare quella parte di territorio della Grecia settentrionale che appartiene alla regione storica della Macedonia. Ragioni storiche che diventano rivendicazioni politiche. Da parte macedone, il divieto da parte greca di darsi il nome di Macedonia viene visto come un’inaccettabile negazione della propria identità storica e culturale, che si sarebbe potuta trasformare in assimilazione territoriale. Da qui, i quasi trent’anni di guerra diplomatica. Con la risoluzione di questa disputa, applaudita ed acclamata dai membri della NATO nell’incontro della scorsa settimana, a cui ha partecipato anche il Presidente macedone Zaev, aprirebbe le porte per un ingresso della Macedonia nell’Alleanza Atlantica, con vivo disappunto da parte russa. Non solo: una pacificazione con la Grecia potrebbe anche far aprire un discorso per l’ingresso, in un futuro non così remoto, della Nord Macedonia (si dia per buono questo nome) all’interno del consesso europeo. Un’Europa e una NATO più grande, con un’espansione nei geopoliticamente strategici territori balcanici viene considerata un’opzione quantomeno sgradita a Mosca. Ecco perché la Russia si starebbe prodigando in questo modo. Non sarebbe nemmeno la prima volta, considerando come, secondo un pm montenegrino che si occupò del caso, non più tardi del 2016, avrebbe favorito un colpo di stato parlamentare, poi fallito, in un Montenegro che si stava progressivamente avvicinando alla NATO.

Sul fronte interno, fa buon gioco alla strategia russa il calo di popolarità di Syriza, il partito di Governo, in seguito all’annuncio dell’accordo con la Macedonia: Alexis Tsipras soffrirebbe di difficoltà in sede elettorale, in favore di forze nazionaliste, sulle quali Putin potrebbe soffiare per i propri scopi. È difficile prevedere quali saranno le conseguenze di questa battaglia diplomatica che ora vede contrapposta la piccola Grecia con la gigantesca Russia: quest’ultima ha già promesso che restituirà lo sgarbo all’ex amico ellenico, per cui, si può supporre che alcuni diplomatici greci in Russia riceveranno uno sgradevole ‘foglio di via’, direzione Atene. Quello che si sa è che, al momento, l’antico legame fra Grecia e Russia inizia a scricchiolare sempre più sinistramente.

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