mercoledì, Ottobre 20

Grecia, divisioni all’interno di Syriza

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Il Primo Ministro denuncia la mancanza di un’alternativa reale a questa politica e la necessità di affrontare nell’immediato la minaccia di bancarotta del Paese. Sottolinea inoltre che il nuovo accordo assicurerebbe il finanziamento dell’economia per tre anni e lascerebbe ben sperare per il risanamento del debito pubblico. Su queste basi cerca di convincere i suoi colleghi a salvaguardare l’unità del partito e mantenere al potere un governo di sinistra.

La sinistra, che rappresenta circa un terzo del partito, chiede un incontro della Commissione Centrale e l’apertura di  un congresso. Va osservato che 109 membri della Commissione Centrale su un totale di 201 hanno già preso posizione contro l’accordo, una tensione all’interno del partito che limita lo spazio di manovra di Alexis Tsipras nel prendere misure disciplinari contro i dissidenti.

 

Inevitabili nuove elezioni in autunno

In queste circostanze indire nuove elezioni in autunno sembra l’unica via d’uscita dall’attuale impasse politica. I sostenitori di Alexis Tsipras indicano che vi è una discrepanza tra il vecchio partito Syriza, che rappresentava una piccola percentuale del 4%, e il nuovo Syriza, che ha ottenuto il 35% alle scorse elezioni. La Commissione Centrale e le varie tendenze del partito non rappresentano il nuovo Syriza “sociale” del 35%. I sostenitori di Tsipras affermano pertanto che, in caso di nuove elezioni, Tsipras riuscirà a raccogliere intorno a sé una vasta maggioranza di Centro-Sinistra.

C’è del vero in questa affermazione. Tuttavia vi è anche grande disappunto tra coloro che hanno votato Syriza e “no” al referendum e si trovano comunque ad affrontare la dura politica di austerity attuale. I sondaggi di opinione riconoscono che in caso di nuove elezioni la sinistra potrebbe raggiungere il 12% dell’elettorato. L’attuale governo di coalizione avrà maggiori difficoltà nell’ottenere la maggioranza e sarà infine obbligato a cercare un terzo partner di coalizione o ad accettare un’unità nazionale o un governo tecnico.

Nel frattempo la situazione economica è peggiorata. L’apertura delle banche è ancora limitata e la recessione è salita al 4%. Secondo rapporti credibili 60.000 imprese greche si preparano a lasciare la Grecia in favore della Bulgaria per godere di una tassazione inferiore (pari al 10%) e aggirare le difficoltà economiche seguite alla chiusura delle banche e ai controlli di capitale.

Sfortunatamente c’è ancora molta strada da fare per tornare alla normalità. La società e l’economia greca fronteggiano una severa austerity da sei anni e non dispongono più di riserve di denaro né di pazienza per affrontare stoicamente il nuovo programma di austerity. L’inevitabile forte opposizione politica e le proteste non facilitano di certo il completamento dei negoziati sul nuovo prestito e l’applicazione del conseguente programma. Necessariamente cresce anche l’euroscetticismo, che non si limita più a una fetta marginale della popolazione.

Traduzione di Elisabetta Zora

 

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