mercoledì, 1 Febbraio
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Grecia, attese per stasera le dimissioni Tsipras

Giornata ricca di aggiornamenti dalla Turchia. La polizia turca ha compiuto raid all’alba a Istanbul e nella città meridionale di Mersin per arrestare oltre 41 sospetti membri del Dhkp-C (Partito rivoluzionario di liberazione del popolo), il gruppo estremista di sinistra a cui appartengono i due militanti fermati ieri per l’attacco al Palazzo Dolmabahce. La maggioranza dei fermati proviene da Mersin dove miliziani di altre parti della Turchia si erano radunati.
Nell’attacco di ieri un poliziotto è rimasto lievemente ferito. I due attentatori, che hanno attaccato prima con una bomba a mano e poi con armi automatiche i poliziotti di guardia, sono poi stati poi arrestati nei pressi di piazza Taksim mentre erano in fuga, diretti verso il consolato tedesco nella città sul Bosforo. Negli ultimi mesi il Dhkp-C ha messo a segno diversi atti terroristici, compreso un attacco simile contro lo stesso palazzo il 1° gennaio quando contro le guardie vennero lanciate due granate che tuttavia non esplosero. Sempre il gruppo di estrema sinistra rivendicò nel 2013 l’attentato suicida contro l’ambasciata Usa ad Ankara durante il quale morì una guardia di sicurezza. Dal 24 luglio oltre mille persone sono state arrestate nel corso di blitz antiterrorismo in Turchia. Nel paese da settimane si registra un’escalation di violenza con attacchi quasi quotidiani contro le forze di sicurezza e l’esercito.
Sempre oggi si è verificato un altro episodio inquietante: il Presidente del gruppo editoriale turco Star Media Group‘, Murat Sancak, è uscito illeso da un attacco armato a Istanbul. Due uomini a volto coperto a bordo di un’auto hanno avvicinato la macchina su cui viaggiava il dirigente, nel distretto di Hadimkoy, e poi hanno aperto il fuoco. La presenza della scorta ha evitato che l’attentato avesse peggior esito. Dei 4 proiettili di grosso calibro che hanno colpito l’automobile, 2 si sono fermati contro il vetro antiproiettile, mentre gli altri 2 hanno sono rimasti all’interno dell’automobile senza ferire gli occupanti. I responsabili dell’agguato sono riusciti a fuggire. In base a quanto dichiarato dai magnate dei media la sua famiglia vivrebbe sotto costante minaccia da più di 4 anni.
Sono di proprietà dello Star Media Group, ritenuto vicino al Partito della Giustizia e dello Sviluppo (Akp) del Presidente Recep Tayyip Erdogan,  il giornale filogovernativo Star e il canale Tv 24. Il gruppo era già finito nel mirino a luglio, quando un pacco lasciato davanti all’ingresso degli uffici della società nel distretto di Ikitelli, sempre a Istanbul, si era rivelato essere una bomba, poi disinnescata dagli artificieri. Durante la campagna elettorale per le elezioni parlamentari di giugno il leader del partito filo-curdo Hdp, Selahattin Demirtas, aveva duramente criticato Star e la sua linea editoriale. Sulle motivazioni dell’attacco odierno stanno indagando le autorità. La notizia dell’agguato arriva in un momento delicato per la Turchia, sia livello di sicurezza che sul fronte politico.

Sul fronte politico, l’Ufficio elettorale supremo turco (Ysk) ha proposto ai quattro partiti presenti nel parlamento di Ankara il primo novembre come data per possibili elezioni anticipate. L’organo, che organizza e supervisiona il voto in Turchia, ha stilato un calendario in base al quale tutte le attività preparatorie per nuove elezioni potrebbero essere svolte entro 60 giorni. L’Ysk aveva già votato nei giorni scorsi a favore di una riduzione del termine di 90 giorni previsto prima di un ritorno alle urne. Il 23 agosto scadono infatti i 45 giorni previsti dalla Costituzione per la formazione di un governo dopo le elezioni generali svoltesi lo scorso 7 giugno, in cui per la prima volta dal 2002 l’Akp non ha ottenuto la maggioranza assoluta dei seggi.
Martedì sera il premier incaricato Ahmet Davutoglu ha però rimesso il suo mandato nelle mani di Erdogan dopo aver constatato l’impossibilità di formare un governo di coalizione. Il presidente turco ha fatto sapere di non essere intenzionato a conferire un nuovo mandato, rendendo di fatto inevitabili le elezioni anticipate.
Tuttavia il Chp, il principale partito d’opposizione in Turchia e il secondo a essere rappresentato in Parlamento dopo l’Akp, si dice ora pronto a formare un Governo di minoranza se il suo leader Kemal Kilicdaroglu dovesse venire incaricato dal presidente Erdogan. Se venisse incaricato, Kilicdaroglu avrebbe intenzione di incontrare i leader del Mhp e del partito filo curdo Hdp per discutere l’opzione di nuove elezioni entro sette-otto mesi.

Sempre tesa la situazione nel Kurdistan. Oggi L’aviazione turca ha condotto la notte scorsa nuovi raid aerei contro campi del Pkk curdo al confine turco-iracheno. Si tratta di una reazione all’esplosione che ieri ha ucciso 8 soldati turchi nella provincia sudorientale di Siirt. I jet F-16 turchi, partiti dalla base di Diyarbakir, hanno bombardato le postazioni del Pkk nell’area di Karacali per circa un’ora, entrando nello spazio aereo iracheno. Fonti della sicurezza hanno reso noto che ieri almeno 10 sospetti membri del Pkk sono stati uccisi durante scontri nelle province sudorientali di Hakkari e Adiyaman, in cui anche 2 soldati sono rimasti leggermente feriti.
Si è anche appreso che il Consiglio per la Sicurezza Nazionale turco (Mgk) si riunirà il 2 settembre per discutere degli ‘sviluppi interni e all’estero’. Il Consiglio, che vede seduti intorno a uno stesso tavolo i vertici militari e politici della Turchia, è presieduto dal presidente Recep Tayyip Erdogan e si riunisce ogni due mesi. La riunione del 2 settembre sarà la prima a cui parteciperanno i nuovi vertici delle Forze Armate turche, nominati a inizio agosto.

In Israele sono stati almeno quattro i razzi caduti nella parte nord al confine con il Libano. Agli abitanti della zona in questione è stato ordine di restare in casa.
A sud, l’esercito israeliano ha dispiegato una batteria di difesa antimissili Iron Dome nei pressi di Ashdod, a non molta distanza da Gaza. La decisione è stata collegata dai media al timore che riprenda un lancio di razzi dalla Striscia se dovesse morire il detenuto palestinese Mohammed Allan, in sciopero della fame da oltre 60 giorni. Ieri sera la Corte suprema di Israele ha sospeso la detenzione amministrativa (arresto preventivo) di Allan per le sue gravi condizioni di salute.
Ieri l’ospedale Barzilai di Ashkelon (a pochi chilometri da Gaza), dove si trova Allan, ha fatto sapere che il degente – riemerso dal coma subito nei giorni scorsi per la lunga astinenza dal cibo – ha sofferto di danni al cervello. Al momento non si sa se siano reversibili o meno. Lo stesso ospedale ha aggiunto che dopo l’uscita da coma, le condizioni di Allan sono leggermente migliorate e che ora è cosciente e respira senza assistenza medica.
Ritenuto membro della Jihad islamica, Allan è stato posto agli arresti preventivi (detenzione amministrativa), sospesi ieri dalla Corte Suprema – nello scorso novembre dopo che la sicurezza israeliana – hanno ricordato i media – ha sostenuto di essere in possesso di ‘gravi’ informazioni di intelligence riguardo l’intenzione dell’organizzazione di condurre attacchi.
Lo strumento giuridico usato nei confronti di Allan – adoperato anche da altri paesi nella lotta al terrorismo – consente di trattenere in carcere una persona senza fornire a un magistrato le prove raccolte a suo carico, né che sia portato in giudizio. Una prassi contestata dalle associazioni dei diritti umani e da molti giuristi. La Jihad islamica ha già minacciato Israele di una risposta forte se le condizioni di Allan dovessero ulteriormente peggiorare.

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