domenica, Ottobre 17

Grazie a Simone, giornalista In morte di un giornalista italiano, a Gaza. L'assordante silenzio dei Social Network

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Pagina Fb di Simone

Peccato che sia morto a Gaza mentre cercava di informare, di far conoscere, di rendere pubblica l’ultimo atto della guerra nel Vicino Oriente, quella non dichiarata ma messa in atto tra lo Stato di Israele e Hamas, peccato che non sia morto suicida dopo aver girato alcuni splendidi film
Non c’è alcun intento polemico in questo mio pensiero, solo un’amara constatazione di quanto accaduto sui Social Network nelle ore successive alla morte del giornalista Simone Camilli, al lavoro come freelance in Palestina.
Un silenzio indifferente.
Ma perché?
Perché i frequentatori dei vari Facebook, Twitter, Google+, Tumblr tacciono sulla morte di questo reporter italiano?
Ho aspettato per tutto il giorno, ma il silenzio è rimasto assordante.

Simone aveva scelto il suo mestiere perché non si accontentava di «vederle scritte sui libri», lui volevaSimone Camilli essere là «dove succedono le cose». E un giornalista in uno scenario di guerra, spesso, è l’unico testimone in grado di raccontare la violenza, l’immoralità, l’inciviltà di una guerra.

Mi vengono in mente Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, ma sono solo i primi nomi di un lungo elenco, terribile, nomi di donne e uomini morti per darci conoscenza, consapevolezza libertà.

Giuseppe Alfano, Vittorio Arrigoni,  Enzo Baldoni, Carlo Casalegno, Raffaele Ciriello, Cristina Cosimo, Maria Grazia Cutuli, Dario D’Angelo, Mauro De Mauro, Graziella De Palo, Giuseppe Fava, Mario Francese, Almerigo Grilz, Gabriel Gruener, Milan Hrovatin, Giuseppe Impastato,  Marco Luchetta, Alessandro Ota, Guido Puletti, Andrea Rocchelli, Mauro Rostagno, Antonio Russo, Giancarlo Siani, Giovanni Spampinato, Walter Tobagi, Italo Toni.

Grazie.

Grazie Simone. 

About Gaza from Opacomedia on Vimeo.

 

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