giovedì, Settembre 16

Graziano mette il punto sulla Libia

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Il Generale Claudio Graziano, Capo di Stato Maggiore della Difesa, rispondendo a una domanda sull’eventuale intervento militare italiano in Libia, si è dichiarato «assolutamente sorpreso per le ricostruzioni giornalistiche che continuano a imperversare».
«La linea di prudenza del Governo, espressa più volte dal Ministro Pinotti», ha sottolineato in sostanza il Generale, è «assolutamente chiara e non lascia spazio a dubbi». «Il resto sono solo accelerazioni giornalistiche. Non si può essere leggeri quando si tratta di argomenti tanto seri per la sicurezza del Paese e dei nostri militari».

Per la prima volta dal suo insediamento, il Generale Graziano abbandona i toni pacati e concilianti che hanno sempre contraddistinto la sua carriera per riprendere in mano le redini di questa deriva libica. Il Generale è insignito della carica di Capo di Stato Maggiore della Difesa, organo di punta del Ministero assegnato a Roberta Pinotti. Esasperato dalle ricostruzioni fantasiose delle testate giornalistiche ha voluto mettere bene in chiaro che la Libia è prima una missione diplomatica e poi militare.
Le reazioni del mondo giornalistico non si sono fatte attendere, stizziti dai toni di rimprovero del Generale.
Il rapporto tra mondo militare e quello giornalistico vivono di continui malumori, praticamente da sempre, non esiste un rapporto di dare e avere e non esiste una forma di collaborazione davvero coordinata.
I ruoli della politica, delle Forze Armate e della Stampa sono ben definiti in Italia e su questo pochi potrebbero mettere davvero voce, sono espressione di una democrazia che funziona (o almeno così dovrebbe essere).
La guerra è una decisione politica, ma, proprio per questo, i giornalisti non hanno ragione di alzare i toni contro il Governo irritato dal fatto che qualcuno finalmente ha messo a tacere il modo sbagliato di fare informazione.
Sì, perché inventare cifre a caso su un possibile intervento militare non è informazione, è terrorismo psicologico.
I titoloni dei giornali che incitano l’Italia alla guerra, le movimentazioni dei mezzi, la lente d’ingrandimento su ogni militare -paracadutista e non- che si muova per il Paese ecco, questo è terrorismo psicologico.

L’Italia non è in guerra e non lo sarà tanto presto, il Ministro Pinotti, non poteva essere più chiara di così “nessuna missione senza Governo”
Una frase molto semplice, elementare quasi sciocca, eppure fraintesa dalla gran parte dei colleghi che dietro alla scrivania ricercano spasmodici lo scoop.
Quella degli ultimi tempi sulla Libia non è informazione, ma illazione, non sono toni giornalistici e nemmeno di approfondimento, è una guerra psicologica che logora non solo i normali cittadini ma i militari stessi.

Giusto ieri su qualche testata nazionale gli uomini da inviare in Libia sono passati da 5.000 a 8.000 uomini, cifre esorbitanti che l’Italia non può permettersi e su cui ci sarebbe da discutere approfonditamente.
L’aver dato mandato al COI (Comando Operativo Interforze) per la pianificazione di un possibile intervento militare in Libia non significa che questo intervento ci sarà, ma piuttosto dovremmo lodare il lavoro svolto con largo anticipo dal Dicastero della Difesa.

Il monito del Generale Graziano dovremmo scolpirlo in ogni redazione di Esteri -online e non- perché ci ricordi sempre che il nostro lavoro è fare informazione e non lanciarci in possibili ricostruzioni di una guerra scadente.

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