martedì, Settembre 21

Grandi Opere, piccoli uomini Barnum Italia. Leoni, funamboli, ippopotami e pagliacci / 42

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Trentotto anni e quattro giorni dopo (e tre ore e mezza: il 2 agosto 1980 furono le 10:25, il 6 agosto 2018 pochi minuti prima delle 14) il fuoco si è reimpossessato di Bologna. Allora fu esplosione dolosa, bomba di terroristi neri condannati in via definitiva con sentenza passata in giudicato. Questa volta pure, ‘terroristi’ in camicia bianca di difficile identificazione personale artefici di una ‘bomba’ a scoppio ritardato (di decenni) innescata da incompetenza superficialità incuria. ‘Strage Bologna: 38 anni di ‘stragi’ di verità, un bel banco di prova per il ‘Governo del cambiamento‘ abbiamo titolato su ‘L’Indro’ il 2 agosto (2018). Specificando: ‘Una opportunità unica per dimostrare che qualcosa è davvero cambiato (se, a questo proposito, qualcosa è cambiato davvero)’. Ecco, la questione delle Infrastrutture e delle ‘Grandi Opere’ è correlatamente un’altra opportunità. Stavolta la strage è stata sfiorata ed evitata dalla fortuna (nella sfortuna) e dalla dedizione di quanti hanno immediatamente operato. «Grandi Opere, piccoli uomini» possiamo sintetizzare dunque a proposito del devastante incidente di lunedì, ’Apocalypse now’ felsinea che ha sconvolto Borgo Panigale, Bologna e l’Italia intera. Volutamente parafrasando il Grandi opere, piccoli bisticcidi Sergio Rizzo su ‘la Repubblica’, in cui fisiologicamente si correla questo evento alla situazione delle infrastrutture italiane, ed al differente approccio al tema tra Matteo SalviniNeolega e Luigi Di MaioMoVimento Cinque Stelle. Con tutto quanto comporta, e in prospettiva comporterà.

Il bilancio fattuale a Bologna è di un morto e 145 feriti, con conseguenze profonde che restano sulla pelle dell’anima di quanti pur non coinvolti erano a un passo dal devastante scoppio, dei soccorritori che hanno evitato una strage, della città, di tutti. Restano nella vita non solo di chi lavora o vive in zona ed ha visto sgretolarsi ogni certezza. La violenza dell’esplosione che ha trasformato il capoluogo emiliano in un inferno di fuoco poteva avere conseguenze assai peggiori. L’angoscia, la paura, le ferite vanno al di là di quanto rimasto impresso sulla pelle, negli occhi, nella memoria cosciente. Quasi un centinaio i feriti dimessi entro le prime 24 ore, nessuno è in pericolo di vita «Alcuni sono in prognosi riservata per il recupero funzionale» secondo le comunicazioni della Ausl. Si registrano ustioni di primo e secondo grado (anche profonde) sul 20-23% del corpo, quasi sempre su schiena e parti posteriori, «Ustioni posteriori da tentativo di fuga» come ha spiegato la Direttrice di Chirurgia plastica dell’Ospedale Bellaria, Annamaria Baietti.

Un tamponamento violentissimo, un incendio, una tremenda esplosione. Lunedì 6 mancavano poco alle 14 sul Raccordo autostradale di Bologna che collega l’A1 all’A14, un’autocisterna che trasportava Gpl ha centrato in pieno un Tir fermo in colonna. È divampato un incendio, poi la cisterna di Gpl è esplosa per il surriscaldamento con un boato spaventoso. Unica vittima il suo autista. I feriti sono stati colpiti da schegge e detriti, altri hanno riportato pesanti ustioni su varie parti del corpo. La tremenda esplosione ha fatto collassare il ponte dell’autostrada che corre parallela alla tangenziale del quartiere periferico ma molto popoloso della città in cui ha sede anche la Ducati.

La procura di Bologna apre ora un fascicolo per disastro colposo a carico di ignoti: si tratta del solito atto dovuto che serve ad accertare la dinamica dell’incidente. Le telecamere dell’autostrada che hanno ripreso lo scontro mostrano chiaramente come l’autocisterna sia andata a schiantarsi violentemente contro un camion che si stava incolonnando a causa del traffico intenso, ma la vera questione dell’evento che abbiamo voluto dettagliatamente riproporre è di come in realtà le responsabilità siano pienamente dolose. Di chi ha creato uno ‘snodo’ insicuro. Di chi ha permesso che continuasse a restare tale. Anche (soprattutto) quelle responsabilità vanno accertate. Magistratura e civismo bolognese sapranno con ogni probabilità stare ‘sul pezzo’, e non per poco tempo. Se la ‘Strage sfiorata’ servirà dunque a metter mano ad un reale piano di revisione di Infrastrutture e Grandi Opere, ed intervenire in prospettiva, potrà essere stato addirittura un evento fecondo. Diventa ancor di più, in ogni caso, un ulteriore (e prioritario) ‘banco di prova’, come appunto dicevamo, per verificare se con il ‘Governo del cambiamento’ possa realmente cambiare qualcosa. E magari più di qualcosa.     

1 / continua

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Sull'autore

Giornalista. Editore con ‘La Voce multimedia’

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