martedì, Ottobre 26

Grandi opere in Danimarca Un nuovo collegamento tra Danimarca e Germania

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Dänen endgültig für Ostsee-Tunnel nach Deutschland

In Italia il ponte sullo stretto di Messina e la TAV dovevano rappresentare le grandi opere che avrebbero permesso una migliore circolazione dentro e fuori il Paese. Accantonato un progetto e in fase di stallo l’altro è evidente che se c’è una luce fuori dal tunnel, in questo caso è ben lungi dall’essere visibile. Non va però così nel resto d’Europa, e in particolare in Scandinavia, dove le grandi opere annunciate sono poi state realizzate, permettendo alla penisola di rompere l’isolamento con il Continente, dimezzando tempi di percorrenza, avvicinando comunità frontaliere, creando vere e proprie euro-regioni che hanno potuto mettere in comune risorse un tempo divise.

Della nuova rete autostradale che dalla Svezia conduce alla Germania però, manca ancora l’ultimo tassello, il collegamento che unirà la cittadina danese di Rødby a quella tedesca di Puttgarden, nello Schleswig-Holstein. Questo tragitto, ora percorribile in traghetto, doveva essere coperto da un ponte, ma i danesi, desiderosi di creare il minor impatto possibile sull’ambiente, hanno spinto per la realizzazione di un tunnel. Diversi piani per congiungere questi due lembi di terra sono stati già presentati dagli anni Sessanta, ma fino a quello approvato sette anni fa tutti erano stati scartati. I lavori di costruzione del tunnel sotto il mare inizieranno nel 2015 e dovrebbero concludersi nel 2021, quando tedeschi e danesi potranno raggiungersi l’un l’altro via auto o via treno in un tempo compreso tra i sette e i dieci minuti. Come scritto dal giornale tedesco ‘Der Spiegel‘, «la Danimarca ha compiuto il passo avanti decisivo verso la realizzazione di uno dei più grandi progetti di infrastruttura pubblica mai avviati in Europa». Il percorso, lungo 17,6 chilometri, non vedrà dunque piloni, tiranti e campane di cemento, ma sarà completamente sommerso. Il tunnel sottomarino più lungo del mondo. Esso passerà sotto le acque del Baltico, tagliando lo stretto di Fehmarn Belt e accorciando di un’ora il tempo necessario per viaggiare da Copenaghen ad Amburgo. Ciò sarà possibile grazie anche a un altro ponte costruito negli anni scorsi e che collega l’isola di Odense, nel centro della Danimarca, con quella della capitale.

Alcuni dati sul tunnel:

  • sarà lungo 18 chilometri da imbocco ad uscita
  • sarà posto ad una profondità di oltre 40 metri sotto il livello del mare
  • sono 89 i blocchi precostituiti che formeranno il tunnel e verranno immersi nello stretto
  • ognuno di questi elementi peserà 73.500 tonnellate, sarà lungo 217 metri e alto 8,9
  • il tempo di costruzione previsto è di 6 anni e 6 mesi
  • i treni percorranno il nuovo tratto in 7 minuti, le auto in 10

Quando sarà operativo, nel 2021, quattro giganteschi tubi sotto il mare, che conterranno due autostrade a quattro corsie e una linea ferroviaria, collegheranno le isole Lolland (Danimarca) e Fehmarn (Germania). «Al porto tedesco, oggi secondo solo a Rotterdam per traffico di merci», ha scritto il quotidiano di Berlino, «si offrirà l’opportunità di integrare la tradizionale vocazione marittima con un sistema di infrastrutture stradali e ferroviarie verso la Scandinavia e agli esportatori danesi e svedesi si apriranno sempre di più i vasti mercati dell’Europa centrale». Il «Fehmarn Belt Collegamento Fisso» per estensione, scala e complessità, è tra i più ambiziosi progetti infrastrutturali al mondo e si stima che costerà ai danesi, oltre 5 miliardi di euro. A supporto del progetto si è schierata anche l’Unione Europea, che considera il tunnel tra i progetti prioritari della rete TEN-T (Trans-European Transport Network), e che dunque contribuirà a finanziarlo.

Quest’opera è stata fortemente voluta dalla Danimarca in quanto essa è ritenuta strategica  per tutta l’area baltico-scandinava, che è probabilmente la regione più dinamica del Continente. Secondo i politici e gli imprenditori che hanno sostenuto il progetto, infatti, questa è un ottima occasione per lo sviluppo del Paese, il commercio e l’economia. A questo proposito il ministro dei Trasporti, Magnus Heunicke, ha infatti sostenuto che il tunnel è «un’incredibile opportunità, dà speranza e crea posti di lavoro».  Egli ha poi sottolineato che «a trarre benefici sarà soprattutto la Danimarca veramente povera, ossia il sud del Paese». Ciò che crea questo tunnel non è però solo posti di lavoro per l’immediato, ma anche un collegamento che permetterà di raggiungere il nord europa in modo più rapido ed efficiente. Infatti, il collegamento non si ferma in Danimarca poiché da sette anni è in funzione l’Oresundbron, un collegamento misto composto da un tunnel di sei chilometri che sbuca su un’isola artificiale da cui parte un ponte di altri sette chilometri. Ciò permetterà, nel suo complesso di infrastrutture, ad un milione di persone di saltare da una sponda all’altra della costa, facendo affari, commerci, turismo. 

Non tutti però sono soddisfatti al cento per cento di questa nuova struttura. Se è vero che dal tunnel la Danimarca si aspetta più traffico, più turisti e relazioni economiche migliori con la Germania, il principale mercato di esportazione del Paese di poco più di 5 milioni di abitanti, i tedeschi sono però perplessi. Essi temono infatti effetti negativi sul turismo, vedono l’opera come antieconomica ed esprimono preoccupazioni ambientali. Gli abitanti dell’isola di Fehmarn, dove si trova il terminale tedesco di Puttgarden, temono da un lato un forte impatto ecologico, dall’altro che l’accorciamento dei tempi di percorrenza e la fine della stagione dei traghetti li trasformi in un semplice punto di passaggio dalla Scandinavia all’Europa centrale, deprimendo il piccolo commercio turistico che oggi prolifera attorno al porto. Tra le fila dei non soddisfatti poi è da annoverarsi anche la Scandilines, la compagnia di navigazione scandinava che gestisce, tra gli altri, i traghetti che ora congiungono Danimarca e Germania. I propri introiti infatti derivano per gran parte dal passaggio dei propri traghetti attraverso il Fehmarn Belt. E’ allora una “fortuna” sfacciata che il governo danese e tedesco, che fino a tre anni fa ne detenevano la proprietà, sull’onda della crisi economica abbiano venduto ad un gruppo di investitori privati.

 

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