giovedì, Ottobre 21

Grand Hotel Italia 40

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lancio

 

Chissà chi lo sa, se Matteo Renzi  riuscirà a cambiare davvero l’Italia come dice e spera di fare. Intanto,una cosa è certa: tramite alcuni comportamenti, ha messo il dito su vecchie piaghe secolari della sinistra, suscitando spesso scandalo e sconcerto tra le file dei vecchi militanti con lo sguardo profondo e il fazzoletto al collo.

Icona di tutto ciò, il caso-selfie del premier con una Barbara D’Urso astutamente atteggiata  nella più trash delle pose, la bocca a culo di “gaddrina”, direbbe Andrea Camilleri.

Siamo nell’epoca della comunicazione-lampo, e l’immagine ha colpito l’immaginario collettivo probabilmente più dell’intervista di cui è stato il suggello conclusivo. Molti ormai non guardano la tv in modo sistematico, come una volta, chi la segue lo fa in modo distratto, come si ascolta la musica diffusa nella hall e negli ascensori d’albergo. Perfino le partite di calcio hanno perso quel pathos che ti teneva ancorato alla poltrona con l’armamentario fantozziano che tutti conosciamo. C’è il replay, c’è il social da seguire sul pc, ci sono altre cose da fare, durante. E’ il modello americano che, as usual, si afferma da noi col solito ritardo di vent’anni circa, dicono gli esperti .

Quell’ immagine però ha colpito. E molti l’hanno bollata come , indegna di un politico serio, addirittura raccapricciante.    

Sarò icastico. Di raccapricciante c’è solo il modo in cui noi tutti, me compreso, abbiamo per anni e anni e anni guardato a una certa tv popolare, quella erede dei fotoromanzi e di Novella 2000. Quella che ha permesso di sentirci,tutti noi “de sinistra”, superiori e colti, mentre probabilmente eravamo e siamo solo più presuntuosi. E questo ha allontanato la sinistra dal popolo reale, adagiandolo tra le braccia del diabolico padrone delle televisioni, sua emittenza Silvio Berlusconi. Il quale non ha letto Gramsci e forse nemmeno Popper, ma sicuramente ha nel DNA i cromosomi di un moderno Mussolini, un Goebbels italicamente portato alla barzelletta scollacciata più che alla retorica fiammeggiante.

Berlusconi, in sostanza, aveva capito una cosa sola,ma fondamentale: dal parrucchiere, dal barbiere prima o poi ci passiamo tutti,e con una certa regolarità. Come stazioniamo in sala d’attesa dal dentista, dall’ avvocato, dal pedicure, per mezz’ ore buone che, sommate, fanno una bella tranche de vie. E in quelle mezz’ ore, siamo finalmente liberi da ogni scrupolo per occhieggiare con avidità i pacchi di riviste gossip che, tentatrici e spiegazzate da mille letture, abbondano nei luoghi testè citati.

E pertanto ha costruito il suo contatto con i potenziali elettori non già sulle rodomontate politiche, spesso riconoscibili immediatamente come panzane grossolane,ma sulla comunanza di linguaggio indotta dalle sue televisioni con la maggioranza degli italiani. Linguaggio mutuato appunto dai media più pop mai esistiti nella storia,i rotocalchi.

Più l’intellettuale e il militante di sinistra schiumavano rabbia in direzione del Grande Fratello di turno, più il beffardo satrapo ingrassava portafoglio e consenso politico. Fosse stato in grado anche,un minimo, di governare, Berlusconi sarebbe ancora il padrone indiscusso d’Italia, senza alcun dubbio.

Renzi ha imparato la lezione, questo è poco ma sicuro. Si barcamena tra tv e web, feudi preferiti ma troppo monotematicamente coltivati dai due competitor principali, Berlusconi appunto, e Beppe Grillo. Ha trovato la strada per parlare non solo a un’ élite ma più o meno a tutti. Agli elettori e non eletti, insomma.

Il giudizio politico,quello serio, arriverà in un lasso di tempo sicuramente inferiore a quello che è servito agli italiani per bocciare Berlusconi.         

 

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