venerdì, Settembre 17

Gran Bretagna: nonostante Brexit e Windrush, la May resiste I risultati, provvisori, dell'elezioni locali non affossano i Tories. Ma il voto sull'Unione doganale sarà decisivo per la sopravvivenza del Governo

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A distanza di quasi un anno dalle elezioni politiche, la tenuta del Governo di Theresa May rimane in equilibrio precario, in netto contrasto tra lo scenario politico nazionale e il nuovo panorama regionale e locale. Se le elezioni locali, come dimostrano i primi risultati, potrebbero consegnare ai Tories seggi importanti prima appartenuti al Labour, lo stesso non si può dire per il contesto nazionale, dove l’Esecutivo, ‘investito’ dallo scandalo Windrush e sconfitto alla Camera dei Lords in merito alla permanenza o meno nell’Unione doganale dopo la Brexit, si trova di fronte a delle scelte che possono determinare la sua sopravvivenza.

Nella giornata di ieri, il Regno Unito è tornato alle urne per rinnovare i consigli municipali di 150 città, quartieri e distretti ed eleggere sette nuovi sindaci, per un totale di 4mila seggi. Sono le prime elezioni dopo le politiche del maggio scorso, e per il partito conservatore il risultato delle urne influenzerà una situazione politica già abbastanza delicata, derivata, in parte, dall’esito delle scorse elezioni. Gran parte dell’attenzione si è concentrata su Londra, dove, al termine dello spoglio elettorale atteso per le 18 di oggi, verranno rinnovati tutti i consigli municipali, ad eccezione del sindaco che fino al 2020 rimarrà Sadiq Khan.

Stando ai primi risultati pubblicati dalla “BBC , ad uscire illeso dal voto popolare è stato, a differenza dei primi sondaggi, proprio il partito conservatore che, oltre a mantenere il controllo su alcune delle roccaforti Tories (Wandsworth, Westminster, Dudley e Hillingdon), ha strappato diversi seggi al partito guidato da Jeremy Corbyn. Barnet, zona residenziale di Londra, per anni appartenuto al partito laburista, potrebbe rappresentare le vittoria più significativa per i conservatori, i quali si ritroverebbero ad amministrare un numero maggiore di consigli sul territorio nazionale, qualora i risultati dovessero essere confermati. Dall’altra parte, sebbene non si possa parlare di risultati definitivi, i laburisti si aspettavano qualcosa di più da questo voto, vista la debolezza del Governo centrale e la crescita costante nei sondaggi, che danno il segretario laburista al pari del Primo Ministro – prima delle elezioni del giugno scorso il distacco era di venti punti percentuali a favore di Theresa May.

L’esito del voto locale apre un contrasto tra quello che è lo scenario nei distretti, e quello che è il contesto parlamentare, nel quale il partito conservatore appare più diviso che mai. Il voto della Camera alta, con uno scarto di 123 voti, a favore della permanenza nell’Unione doganale europea anche dopo la Brexit, una delle linee rosse considerate invalicabili dagli hard-brexiteer del Gabinetto della May, ha creato un varco tra quella che è la strada scelta da una parte del Gabinetto della May e tra quei conservatori propensi per una linea ‘soft’ della brexit. Ora la norma dovrà tornare alla Camera dei Comuni e se dovesse passare anche lì, Londra si troverebbe agganciata alla Custom Union dell’Ue, nonostante il Governo non abbia dato una lettura meno vincolante dell’emendamento dei Lords.

Tuttavia, le conseguenze potrebbero essere decisive per la longevità del Governo di Theresa May e per la Brexit nel suo complesso. La partecipazione all’Unione doganale impedisce alla Gran Bretagna di stringere accordi commerciali autonomi, e questo può mandare in cenere i progetti dei Ministri più intransigenti, cominciando dal Ministro per la Brexit David Davis e Liam Fox, responsabile del commercio estero, che si ritroverebbero alla testa di dicasteri con competenze ridotte al minimo.

Ma se la permanenza alla Custom Union sarebbe l’equivalente di una vera e propria sconfitta per chi immagina il futuro di Londra lontano da quello di Bruxelles, il sì all’Unione doganale risolverebbe uno degli snodi più intricati della questione Brexit, il confine nord irlandese tra Dublino e Belfast. L’unione doganale, consentendo il libero scambio da dazi delle merci nell’isola, e fra Belfast e Londra, rappresenta un punto essenziale per il mantenimento dell’equilibrio economico e sociale dell’isola irlandese, e non solo. Un addio britannico alla Ue, al mercato interno e all’unione doganale renderebbe sostanzialmente inevitabile una barriera fisica tra le due sponde dell’Irlanda, quella repubblicana e quella unionista, che nella condivisione territoriale garantita e nell’abbattimento del confine hanno trovato un accordo di pace radicato.

La palla passa, di nuovo, al Parlamento britannico, dove il Governo può fare affidamento sull’appoggio interno del nuovo Ministro degli Interni Sajid Javid, subentrato a capo dell’Ufficio degli Interni dopo le dimissioni di Amber Rudd a seguito dello scandalo ‘Windrush’, che ha colpito migliaia di persone arrivate da bambini negli anni Cinquanta e Sessanta dai Paesi del Commonwealth, soprattutto caraibici, che, dopo una vita trascorsa in Gran Bretagna, sono state minacciate di deportazione perché non in possesso dei documenti necessari per provare di essere entrati legalmente. La vicenda ha avuto conseguenze enormi, perché se è vero che la stretta dei conservatori sull’immigrazione incontra il favore popolare, la ‘generazione Windrush, così chiamata dal nome della nave Windrush arrivata nel 1948 dalla Giamaica, ha contribuito a creare il tessuto multiculturale dell’isola britannica ed è stata fondamentale nella costruzione di quello che è il Regno Unito oggi.

Le dimissioni, forzate, di Amber Rudd e la nomina di Javid s’inseriscono in una precisa strategia politica della May. Javid, immigrato di seconda generazione particolarmente sensibile verso i temi legati all’immigrazione, potrebbe essere la figura centrale dell’Esecutivo nei prossimi mesi. Può mettere fine, o quanto meno diminuire, le molteplici critiche di chi vede nel partito conservatore una forte ostilità verso l’immigrazione, dovuta alla vicenda Windrush, una ancora accesa nell’opinione pubblica. E può giocare un ruolo decisivo nella divisione interna al Governo, tra chi intende rimanere nell’Unione doganale, come il Ministro per l’Irlanda del Nord Karen Bradley e il Ministro delle Finanze Philip Hammond, e tra chi, invece, rimane convinto che la hard-brexit debba essere la via preferenziale per il Regno Unito, tra tutti il Ministro per l’Ambiente Michael Gove e il Ministro degli Esteri Boris Johnson.

Nonostante abbia spalleggiato la causa del Remain nel 2016, Javid ha sempre appoggiato le linee euroscettiche interne al partito conservatore, diversamente da Amber Rudd, assidua sostenitrice della ‘soft-brexit’. La sua nomina, avendo un ruolo fondamentale per il decisivo voto parlamentare in merito all’Unione doganale, potrebbe diventare centrale anche per la durata del Governo May, che attraverso il suo nuovo Ministro degli Interni può sperare ancora nella sopravvivenza.

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