lunedì, Settembre 27

Gran Bretagna – Iran: il debito inglese per la manager Nazanin Zaghari-Ratcliffe Come potrebbero essere utilizzati i 527 milioni di dollari che arriveranno nelle tasche di Teheran? Lo abbiamo chiesto a Daniele Scalea, Direttore Generale dell’IsAG di Roma, Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie

0

Londra si sta preparando a sanare l’antico debito con l’Iran di 400 milioni di sterline per liberare Nazanin Zaghari-Ratcliffe, la project manager della Thomson Reuters Foundation. Questa è la notizia pubblicata quest’oggi da ‘Middle East Eye‘. La Gran Bretagna, dopo aver chiesto una consulenza legale lo scorso 13 novembre, sembra quindi aver deciso di trasferire i fondi che deve all’Iran in merito ad accordi di armamenti non andati a buon fine.

Infatti, negli anni ’70, la corona firmò un accordo con l’ex regime dello Scià che sigillava la vendita di una cospicua quantità di carri armati e veicoli da supporto. Il regime pagò in anticipo suddetta spedizione, ma, come è a tutti noto,  lo Scià venne rovesciato nel ’79, durante la rivoluzione islamica in Iran. Di conseguenza l’accordo tra i due Paesi venne annullato, ma la Gran Bretagna si rifiutò di restituire il pagamento anticipato.

Nel 2009, però, Teheran vinse una sentenza durata ben trent’anni nel Tribunale Arbitrale della Camera di Commercio Internazionale, secondo la quale Londra aveva il dovere di restituire il denaro ricevuto. Seppur la Gran Bretagna avesse promesso di rispettare tale sentenza, le allora attuali sanzioni sul nucleare contro l’Iran facevano si che in quel momento il denaro non poteva essere trasferito direttamente.

Nonostante l’accordo sul nucleare con Teheran raggiunto nel 2016 dall’ Amministrazione statunitense di Barack Obama, la Gran Bretagna non ha ancora sanato il suo debito, e sembra che il rilascio di Nazanin Zaghari-Ratcliffe sia l’occasione giusta per farlo.

Infatti, dopo aver considerato l’opzione di fornire protezione diplomatica all’operatrice della Thomson Foundation, sembra che Londra si sia decisa a pagare l’Iran, strumentalizzando il suo vecchio debito come merce di scambio per liberare la Zaghari.

Quest’ultima è una giornalista dalla doppia nazionalità (britannica e iraniana) che è stata arrestata nell’aprile 2016 con l’accusa da parte delle guardie rivoluzionarie iraniane di spionaggio e tentativo di rovesciare il Paese.

Per chiudere l’antica questione sull’accordo di armamenti, quindi, Londra pagherà 400 milioni di sterline a Teheran. Questa sua decisone, oltre a causare polemiche politiche interne allo stesso Regno Unito, è di fondamentale importanza anche a livello geopolitico mediorientale.

Non si deve, infatti, dimenticare il particolare clima  regionale dovuto all’ acuirsi delle tensioni tra Teheran e Riyadh. Infatti, Iran e Arabia Saudita sono di nuovo ai ferri corti dopo le dimissioni del Primo Ministro libanese, Saʿd al-Dīn Ḥarīrī, pronunciate nella capitale saudita.

Hasan Nasrallah, leader di Hezbollah, acerrimo nemico di Riyadh e storico alleato dell’Iran, ha accusato l’Arabia Saudita di essere l’unica responsabile e di aver dettato le dimissioni di Hariri. Considerando, quindi, l’odierno clima decisamente teso nella regione, come potrebbero essere interpretati e soprattutto utilizzati i 527 milioni di dollari nelle tasche di Teheran?

Abbiamo intervistato Daniele Scalea, Direttore Generale dell’IsAG di Roma, Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie, e Europe Associate del Centre for the Study of Interventionism di Londra, per capire come verrà usata questa enorme somma di denaro che arriverà nelle tasche iraniane secondo un’analisi geopolitica della regione mediorientale.

400 milioni di pounds sono ben 527 (circa) milioni di dollari nelle tasche dell’Iran, come crede che Teheran impiegherà questo denaro ottenuto?

In teoria, arrivando come rimborso di un vecchio acquisto di armamenti mai consegnati, dovrebbero andare al bilancio della Difesa. Si consideri che il recente aumento del bilancio militare votato dal Parlamento iraniano è pari a 800 milioni di dollari. Si tratta di una cifra considerevole, ma che non sconvolge la situazione essendo una tantum e su un bilancio complessivo di 13 miliardi di dollari circa (peraltro assai inferiore a quello dell’Arabia Saudita, il principale rivale dell’Iran). La differenza la fanno i miliardi che l’Iran sta guadagnando dall’allentamento delle sanzioni.

Teheran lancerà forse nuovi missili da Sanaa contro Riyadh? In che modo questa enorme somma può influire sul conflitto in Yemen?

Non mi attendo una grande influenza. La campagna saudita in Yemen è già arrancante, lasciando presagire un conflitto lungo in cui Riad e Tehran si affronteranno per procura per anni.

Potrebbero, in qualche modo, spingere l’acceleratore verso una guerra tra Arabia Saudita nel Libano o sulle alture del Golan, le due aree dove alcuni analisti ritengono che il conflitto potrebbe scoppiare?

In Libano si stanno addensando venti di guerra. L’accelerata potrebbe essere data non tanto dal denaro in sé, quanto dal loro significato, e cioè che i Paesi europei continuano sulla strada della distensione con l’Iran. Riad cerca continuamente di rinfocolare la tensione, convinta che nel caso si arrivi a un conflitto con l’Iran, i Paesi occidentali sceglieranno, pur a malincuore, di schierarsi col Paese arabo contro quello persiano.

Come cambia il ruolo della Gran Bretagna nella regione? cosa vanno a finanziare?

La Gran Bretagna ha di recente concluso un nuovo accordo militare con l’Arabia Saudita, che suggella un anno di vendite record di armamenti britannici a Riad. Trainato dai profitti militari (negli ultimi tre anni Londra ha venduto armi per circa 5 miliardi di dollari a Riad), il rapporto coi Sauditi è caloroso, anche se il Regno Unito continua a mantenere la sua libertà d’azione. Ad esempio, non interrompendo analoghe forniture militari al Qatar, nuovo arcinemico dell’Arabia Saudita, e anzi opponendosi al blocco imposto dagli altri Paesi della Penisola Arabica. I Sauditi non sono felici di non essere riusciti a portare i Britannici totalmente dal loro lato, ma possono consolarsi con un appoggio militare che non viene meno malgrado le molte proteste suscitate in Gran Bretagna.

Come cambia, invece, l’immagine dell’Inghilterra in relazione all’Europa e alla Francia di oggi?

La Gran Bretagna fa la sua politica nella regione, esattamente come la Francia e, in minor misura, la Germania (l’Italia è invece sempre più passiva). Non c’è mai stata una vera unità d’intenti e azione da parte degli Europei, se non quando sono stati allineati dietro la leadership di Washington – qualcosa che ormai non avviene più da tempo.

Londra è sempre stata un enorme alleato per Washington, come crede che interpreterà Trump la decisione inglese di dare 500 milioni di dollari all’Iran?

Non potrà esserne contento, ma rimane il fatto che pure Trump, al di là dei proclami roboanti, si sta muovendo con molta cautela verso quell’obiettivo, proclamato in campagna elettorale, di cancellare l’accordo con l’Iran e ritornare allo scontro aperto con la Repubblica Islamica. Segnali di queste cautele sono pure il modo in cui gli USA hanno lasciato che Assad riconquistasse ampie porzioni di Siria, o la neutralità di Washington tra la Regione Autonoma del Kurdistan e il Governo (filo-iraniano) dell’Iraq.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->