domenica, Settembre 26

Gran Bretagna ‘globale’ e nucleare Londra torna indietro sul disarmo e aumenta il numero delle testate nucleari in vista del suo slancio globale e della nuova Guerra Fredda con pivot Asia

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Lo scorso 15 marzo, il premier Boris Johnson intervenendo al Parlamento, ha annunciato che il Regno Unito è pronto a invertire i piani per ridurre le sue scorte di armi nucleari entro la metà del decennio, come parte di una revisione della politica estera.
La
decisione è frutto della integrated review delle politiche estere e di difesa, un documento (‘Integrated Review of Security, Defence, Development and Foreign Policy ) di oltre 100 pagine, che ha richiesto più di un anno di lavoro e che definisce le priorità del Regno Unito fino al 2030 in fatto di politica estera e di difesa.
La revisione della riduzione comporta
l’aumento del limite massimo di scorte di testate nucleari di oltre il 40%. Il limite complessivo del numero di testate aumenterà così a 260, abbandonando il precedente limite di 225 testate e l’attuale obiettivo di riduzione di 180 entro la metà del 2020, secondo i piani in vigore e che risalgono al 2010; 180 sarebbero le testate attualmente detenute da Londra (secondo stime open source sarebberoinvece già 195). Altresì, il Regno Unito non pubblicherà più dati sulle dimensioni delle sue scorte operative, per mantenere «deliberata ambiguità» nei confronti degli avversari.

Nel documento si sostiene che il Regno Unito potrebbe usare armi nucleari se altri Paesi usassero «armi di distruzione di massa» contro Londra. Tali armi includono «tecnologie emergenti che potrebbero avere un impatto paragonabile» ad armi chimiche, biologiche o altre armi nucleari.

Il programma nucleare del Regno Unito, noto come Trident, è stato istituito nel 1980 e ora costa al Regno Unito circa 2 miliardi di sterline all’anno. Presumibilmente i costi aumenteranno.

La decisione, secondo Arms Control Association,non rispetterebbe «gli impegni precedenti del governo britannico sul disarmo nucleare ai sensi del Trattato di non proliferazione nucleare(NPT) del 1968. Il Regno Unito ora si unisce alla Cina e forse alla Russia come membri permanenti del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che stanno pianificando di aumentare le dimensioni delle loro scorte di testate», sostiene l’associazione.

Il documento sostiene che la riduzione programmata «non è più possibile» causa «l’ambiente di sicurezza in evoluzione», negli ultimi 10 anni, «compresa la gamma in via di sviluppo di minacce tecnologiche», ma non spiega come l’aumento del numero di testate rafforzerà la deterrenza contro queste minacce, afferma Arms Control Association. Per contro, «contribuirà alla crescente concorrenza e sfiducia tra gli Stati dotati di armi nucleari».

Spiegando la decisione ai parlamentari Boris Johnson ha detto che il Regno Unito dovrà«riapprendere l’arte» di competere con Paesi che esprimono «valori opposti» rispetto Londra, e ha individuato nella Cina la «minaccia più acuta» per la sicurezza del Regno Unito, «la più grande minaccia statale alla sicurezza economica del Regno Unito, e nei Paesi indo-pacifici -India, Giappone, Australia-, «motore della crescita» del mondo, i soggetti ai quali rivolgere la massima attenzione, in considerazione del fatto che le rotte marittime della regione sono vitali per mantenere il commercio del Regno Unito con l’Asia, e che la regione è in «prima linea per le nuove sfide alla sicurezza» .

Secondo il documento integrated review: è «probabile» che un gruppo terroristico lanci un attacco chimico, biologico o nucleare di successo entro il 2030; il Regno Unito istituirà un nuovo centro operativo antiterrorismo; il governo punta a fare del Paese una «superpotenza scientifica e tecnologica» entro la fine del decennio; c’è l’impegno a invertire i tagli agli aiuti esteri, dallo 0,7% del reddito nazionale allo 0,5%, quando «la situazione fiscale lo consentirà».
Tom Plant, direttore del think tank del Royal United Services Institute, ha notato come «il governo dipinge un quadro di un mondo con una crescente concorrenza internazionale e minacce crescenti da Russia, Cina, Corea del Nord e Iran. A suo giudizio, gli avversari del Regno Unito stanno aumentando la varietà e la quantità delle loro capacità nucleari e vedono le armi nucleari come un mezzo di coercizione, deterrenza e persino guerra».

«Non esiste una motivazione militare o strategica convincente che giustifichi un tale aumento», afferma Arms Control Association. Sir Keir Starmer, leader dei laburisti alla Camera, ha sostenuto che il documento non è riuscito a dettagliare lo ‘scopo strategico’ in forza del quale aumentare la riserva di testate. Ian Blackford leader del Scottish National Party (SNP) ha detto che la revisione ha dimostrato «quanto sia vuoto il marchio della Global Britain», chiedendo al primo ministro chi ha dato al suo governo il diritto di rinnegare gli obblighi del Regno Unito ai sensi del Trattato sulla non proliferazione nucleare. «»

Parlando alla ‘BBC‘, Beatrice Fihn, Direttore esecutivo di International Campaign to Abolish Nuclear Weapons, ha descritto la decisione del Regno Unito «oltraggiosa, irresponsabile e molto pericolosa», in violazione del diritto internazionale. Uno degli aspetti più evidenti a tutti gli osservatori, infatti, è che la decisione è assunta in aperta violazione del Trattato di non proliferazione (NPT).
«La prossima conferenza di revisione del TNP, prevista per questa estate, era già previsto sarebbe stata difficile e controversa, visti gli sforzi dell’Amministrazione Trump per espandere il ruolo e la capacità dell’arsenale nucleare degli Stati Uniti, gli sviluppi della Russia in fatto di nuovi sistemi nucleari e la continua modernizzazione ed espansione delle forze nucleari da parte della Cina. La decisione del Regno Unito di aumentare il suo arsenale e reprimere la trasparenza peggiorerà ulteriormente l’atmosfera. Inoltre, complicherà gli sforzi dell’Amministrazione Biden per ridurre il ruolo delle armi nucleari nella strategia di sicurezza nazionale degli Stati Uniti. Biden ha anche recentemente affermato che gli Stati Uniti non hanno bisogno di nuove armi nucleari», il Regno Unito dunque si muove in direzione opposta, sostiene Arms Control Association.

Molti osservatori sottolineano come la integrated review sia di fatto in linea con la politica estera del del Regno Unito post-Brexit, con l’idea dellaGran Bretagna globale‘, Così il Regno Unito continua a individuare le principali minacce alla sua sicurezza nella Cina, nella Russia, nelle varie forme di terrorismo e negli attacchi informatici. La novità, che non dovrebbe sorprendere, è che il perno si sposta dall’Europa all’Indo-Pacifico. Cosa poi questo significhi esattamente «non è stato chiarito (anche se sappiamo che Boris Johnson si recherà in India il mese prossimo e ci sarà una nuova attenzione su nuovi partenariati e accordi commerciali con i Paesi del sud-est asiatico). Più in generale, l’affermazione centrale di Johnson è che lasciare l’UE renderà il Regno Unito più agile e flessibile, sia che si tratti di come trattare con la Cina o di diventare una superpotenza scientifica o qualsiasi altra cosa», afferma Rob Watson, della ‘BBC‘.

Il rapporto ‘Global Britain in a Competitive Age ‘,pubblicato il 16 marzo indica la volontà della Gran Bretagna di svolgere il ruolo soggetto terzo rispetto a UE e Stati Uniti, stando a pari distanza tra tutte le parti, in modo da poter raccogliere i frutti della sua posizione unica di Paese forte con una massiccia rete globale, pur restando il rapporto con gli USA assolutamente privilegiato,l’alleanza britannico-americana sarà sopra tutte le altre.
Per quanto non sia chiaro come le testate nucleari aggiuntive consentiranno alla Gran Bretagna di raggiungere gli obiettivi di cui sopra -rispetto alla Russia e agli Stati Uniti, l’arsenale nucleare britannico, sebbene debitamente distruttivo, è
trascurabile in termini di dimensioni complessive- è il numero di testate nucleari e il loro dispiegamento operativo che conta, «avendo queste lo scopo di inviare un messaggio, non solo quello di forza o determinazione, ma anche di delineare la posizione di un Paese specifico in termini di alleanze», afferma Ramzy Baroud, ricercatore senior del Center for Islam and Global Affairs (CIGA) e dell’Afro-Middle East Center. Dunque «la mossa britannica è un semplice passo in uno schema politico più ampio, che alla fine mira a eseguire una inclinazione britannica verso l’Asia, simile al ‘pivot to Asia’ degli Stati Uniti, dichiarato dall’Amministrazione di Barack Obama quasi un decennio fa. Il cambiamento della politica estera britannica è una scommessa senza precedenti per Londra, poiché la natura della nuova Guerra Fredda è fondamentalmente diversa da quella precedente; questa volta, l’Occidente è diviso, dilaniato dalla politica e dalle crisi, mentre la NATO non è più la superpotenza di una volta».

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