martedì, Settembre 21

Governo: una ‘modesta proposta’ 2018 Tra Swift e oggi, qualche suggerimento per i nuovi Ministri

0

Nell’Irlanda povera e affamata del 1700, lo scrittore e polemista Jonathan Swift scrisse uno dei suoi più atroci e feroci pamphlet in cui proponeva di allevare bambini come animali per poi mangiarli: si nutriva così la popolazione e si riduceva il numero di bocche da sfamare, visto che nell’Irlanda misera e cattolicissima si sfornavano figli a tutto andare, anche se la parola ‘proletariato’ era ancora di là da venire. La ‘Modesta proposta’, come si intitolava il pamphlet, era volutamente e  scandalosamente provocatoria, ed ovviamente tale fu giudicata. L’Irlanda continuò allegramente a riprodursi e a morire di fame e nessuno pose mano ai possibili rimedi delle continue carestie e della scarsa alimentazione, confermando ancora una volta la totale sordità di chi dovrebbe governare altri esseri umani.

Perché abbiamo citato l’illustre autore de ‘I Viaggi di Gulliver’? Perché anche noi, in questo anno di proposte, ne vogliano avanzare qualcuna. Modesta, ovviamente, come quella originale del ’700, ma anche la nostra provocatoria pur se non così atroce, e purtroppo temiamo inutile già in partenza per la conclamata sordità, oggi come allora e come sempre, delle classi governanti. Si conferma il vecchio detto inglese del periodo di crisi dell’economia britannica nel 1980: «La classe lavoratrice non lavora, la classe dirigente non dirige e la classe di mezzo scivola inesorabilmente verso il basso». Così stanno le cose, che vi piaccia o no. Proponiamo dunque, alla rinfusa così come ci vengono in mente, le cose che un Governo volendo potrebbe fare.

Provincie. Bocciato il referendum costituzionale, in realtà solo per buttare giù il Presidente del Consiglio Matteo Renzi, questi inutili cassoni ingombranti e costosi sono rimasti lì imperterriti. Avevano forse un senso tre quarti di secolo fa, non esistevano le regioni, c’erano ancora i manicomi, una delle poche loro competenze. Che cosa fare, come diceva Lenin buonanima in un altro pamphlet? Semplice, sopprimerle. L’urlo dalle centomila bocche dei dipendenti si silenzia facilmente. Nessuno viene licenziato, in Italia non lo si fa mai neanche se rubi un miliardo alla banca dove lavori, tutti se ne vanno a casa, lo stipendio recapitato da appositi messaggeri, ma niente più scatti, niente più aumenti, nulla di nulla, e niente perpetuazione della stirpe facendo assumere figli e parenti in successione al ‘posto’. Pian piano la razza – e qui c’è un tocco di cinismo alla Swift – si estinguerà. Nel frattempo spariscono le enormi spese di questo centinaio di baracconi, luce, riscaldamento, telefono (astronomico), canoni di locazione di innumerevoli appartamenti ed uffici decentrati, si liquida l’immenso patrimonio immobiliare da destinare ad alberghi per il crescente turismo. Nessuno si è fatto male, lo Stato risparmia miliardi, incassa miliardi. Voilà, les jeux sont faits.

Abbiamo detto ‘crescente turismo’. Perché ormai, gettata la maschera della forzata industrializzazione degna dei peggiori piani quinquennali della peggiore Unione Sovietica, tutti abbiamo capito che la nostra unica immensa e inesplorata ricchezza è il turismo ancora sorprendentemente attratto dal nostro meraviglioso paese, nonostante  la costante rapina cui il visitatore viene sottoposto. Si moltiplichino gli istituti del restauro a centinaia, si aprano cantieri di recupero e di ricerca, si obblighino tutti gli studenti univerrsitari ad operare sul territorio fin dal secondo anno di corso. Si moltiplichino le Cattedre e i Corsi con frequenza obbligatoria in Storia dell’arte in tutte le varie discipline, si mettano a bando migliaia di posti per guide colte, custodi capaci e ricercatori autentici, si inondino i siti di giovani plurilingue che insegnino al turista ad amare il nostro Paese. Le più moderne ricerche di mercato indicano oramai che l’unica forma di pubblicità vera è quella fondata sulla soddisfazione del cliente, sulla personalizzazione del suo profilo, sull’offerta di ciò che realmente vuole. Si griderà: «Ma qui c’è un costo!». Sì, ma è un investimento, spendiamo uno oggi per guadagnare cento dopodomani. Lungimiranza, ragazzi di Palazzo Chigi, lungimiranza.

Sopprimiamo tutte le facoltà di Lettere in tutto il Paese, lasciandone due o tre delle più prestigiose, che si accaniscano sulle lettere del Boccaccio o sugli appunti di Parini o sulle divagazioni di Leopardi, e che diventino un faro per la lingua e letteratura italiana (tremila posti per Concorso nazionale, numero sprangato). Salviamo anche le migliori Facoltà di Filosofia. Tutte le altre strutture siano convertite in sedi di studio e di laurea per tutte le materie scientifiche subito al disotto della laurea, necessarie per creare quella platea di tecnici ben formati che il sistema economico reclama fino a perdere la voce. In sostanza che diventino Scuole tecniche di alto livello cui si acceda nel penultimo anno di media superiore, con solidi agganci all’industria interna ed estera, visto che i nostri giovani sono molto apprezzati per la loro formazione (pur se paurosamente degradata) di stampo ancora umanistico, che li prepara molto meglio agli Studi superiori. Prestiti d’onore a tutti gli studenti, che non devono pagare tasse universitarie ma addebitarle ai propri futuri guadagni. Ma, si obietta, il sistema fallisce anche in America! Sì, ma lì il prestito si prende per studiare materie superflue come l’Alta finanza, qui si prende per diventare periti elettrotecnici, chimici, idraulici, elettronici… E chi abbia mai cercato uno stagnaro ha un’idea approssimata per difetto di quanto guadagna. Contemporaneamente si riattivi con forti sgravi fiscali l’apprendistato, unico modo per mantenere in via il tessuto delle Piccole e medie imprese, nucleo portante e ancora vitale della nostra economia. Anche qui il grido degli ottusi ragionieri sepolti nelle viscere del Ministero delle Finanze: «E i soldi?». È un investimento, lo Stato rastrelli un po’ di soldi nelle Banche che non sanno più a chi darli visto che nessuno più glieli chiede, non per carità espropriandole, ma emettendo obbligazioni garantite i cui interessi siano deducibili dalle imposte. Fantasia ragazzi, fantasia, così si fanno gli investimenti, con una strategia non con i sogni di grandeur.

A proposito della quale, ci si deve interrogare sulle tante infrastrutture in corso d’opera che si vorrebbero cancellare con un tratto di  penna. Forse gli astuti proponenti del futuro Governo ignorano che fermare un cantiere equivale, con licenza parlando, a un coitus interruptus. Cancella il piacere nel momento sublime. In questo caso il piacere di vedere un’opera pubblica finalmente completata. Si potrà discutere se tutte fossero necessarie, se per caso non ci siano state pressioni da gruppi di interesse non proprio miranti al supremo bene della collettività, ma ormai sono lì, costa più sospenderle che finirle. L’unica che merita veramente il biasimo e merita il blocco immediato è quella barriera mobile denominata ‘Mose’ e destinata nei sogni a bloccare il fenomeno dell’acqua alta a Venezia. Chi l’ha progettata evidentemente non ha avuto mai una perdita d’acqua in casa sul soffitto di una stanza e quindi ignora che l’acqua per passare una via la trova sempre. Chiudiamo le Opere alla svelta, niente variazioni di costi, magari saldiamoli a rate, chi ha avuto ha avuto chi ha dato ha dato e preghiamo Iddio che si rivelino produttrici di reddito.

Viviamo purtroppo in un’epoca in cui taluni errori possono essere fatali. Due esempi per tutti. Negli anni ’70 il Governo bloccò l’avvento della tv a colori in Italia per motivi ‘morali’ (!?), considerando immorale che il popolo si mettesse a comprare tv a colori quando c’era tanto altro cui pensare. L’unico risultato fu ammazzare l’intera industria elettronica nazionale, costretta di fatto a produrre per vari anni solo televisori in bianco e nero unicamente per il mercato nazionale e che nessun altro richiedeva. Il ‘Sistema impresa’ italiano di fatto uscì dal mercato mondiale dell’elettronica. Più recentemente in un rigurgito di moralismo cattocomunista un Governo, per di più di un tecnico, riuscì ad ammazzare in un colpo solo tutta la fiorente cantieristica delle Marche con una legge che tassava rovinosamente i posti barca nelle marine. Chiusi tutti i cantieri, spariti cinquemila posti di lavoro, crollato l’indotto relativo, interrotti gli studi e le ricerche di nuove tecnologie in un settore altamente dinamico. Per poi accorgersi dieci anni dopo che erano infondati i calcoli sul gettito per l’erario, e decidersi ad abrogare la legge. Peccato signora, avrebbe detto Mike Bongiorno, lei mi è scivolata sui conti. Troppo tardi, i buoi (le barche) erano già fuggiti oltre Adriatico in paesi più lungimiranti. Meditate legapentastelle, meditate.

(continua)   

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->