sabato, Aprile 10

«Governo responsabile nel genocidio ruandese» I Giovani Socialisti francesi per la prima volta accusano il Governo per il presunto coinvolgimento nel genocidio del '94 in Rwanda

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hollande

Goma – Un inaspettato comunicato stampa emesso dall’ala giovanile del Partito Socialista Francese, riguardante il presunto coinvolgimento francese nel genocidio avvenuto nel 1994 in Rwanda, crea un terremoto politico. È la prima volta che all’interno dei partiti tradizionali viene rivolta una precisa accusa al governo: colpevole del genocidio. Al comunicato, promosso da Antoine Carette, Presidente dei Giovani Socialisti, hanno aderito anche i movimenti giovanili del Partito Comunista Francese, Partito Democratico, Partito Ecologico, Partito Radicale; vari sindacati studenteschi tra i quali il Sindacato Nazionale degli Studenti, Federazione degli Studenti Medi superiori, e associazioni quali il Movimento Antirazzista Europeo (EGAM) e SOS Razzismo.  La dura presa di posizione ha preso una piega internazionale grazie all’adesione dei Giovani Studenti Ebraici Francesi e quella i Giovani Armeni. Grazie a queste adesioni e ad un sapiente lavoro di informazione svolto sui social media, sono stati resi vani i tentativi del Governo di minimizzare la portata di questo atto politico.

«Siamo preoccupati per il genocidio in Rwanda come per ogni altro crimine commesso contro l’umanità. Questo crimine ci riguarda particolarmente essendo collegato con la storia del nostro paese. La nostra generazione rifiuta il muro di silenzio e pretende verità. Questo è il motivo che ci spinge ad andare in Rwanda dove porteremo questo messaggio alla società civile e alle giovani generazione ruandesi», inizia il comunicato. Le accuse rivolte al governo sono basate dalle prove inconfutabili di documenti ufficiali, indagini giornalistiche, testimonianze dei sopravvissuti e i risultati della inchiesta effettuata nel 1998 dal parlamento francese. L’iniziativa non si limita a lanciare serie accuse ma rivendica che i colpevoli siano giudicati per crimini contro l’umanità. Un attacco diretto al Presidente Francois Hollande proveniente dal suo stesso partito in quanto, pur non essendo all’epoca responsabile delle decisioni prese, durante il suo mandato ha continuato, anzi rafforzato, la politica imperialistica della France-Afrique dando il via a due interventi militari in Africa: Mali e Repubblica Centroafricana.

«Noi reclamiamo che tutti coloro che manipolarono l’onore del nostro Paese vengano giudicati dalla Francia e dalla storia. Reclamiamo che tutti coloro che si macchiarono di questo orrendo crimine trovino ora il coraggio di presentarsi davanti al tribunale per rispondere del coinvolgimento francese nel genocidio».  L’iniziativa del Presidente dei Giovani Socialisti, Antoine Carette, intende spezzare il muro di silenzio, omertà e mistificazione storica, stratagemmi perpetuati da ogni governo francese che in questi 20 anni ha gestito il potere dopo l’Amministrazione Mitterrand. Ufficialmente la Francia ha negato ogni evidenza relativa al supporto offerto al regime razzial nazista di Juvenal Habyrimana per quasi tre decenni e al coinvolgimento diretto nel genocidio. Per controbilanciare le pesanti accuse rivolte all’epoca dal governo ruandese, Parigi ha speso ingenti fondi nel tentativo di promuovere una campagna negazionista tendente a minimizzare il genocidio.

Una campagna portata avanti con l’aiuto di ex responsabili del governo genocidario in esilio in Francia e con la collaborazione della Chiesa Cattolica e di un esercito di missionari operanti all’est del Congo tra cui, purtroppo, troppi italiani che, dimenticandosi la loro missione, hanno coscientemente contribuito a spargere l’odio razziale contro i tutsi per oltre vent’anni. Questa rozza propaganda revisionista ha generato tre principali teorie. La priva vede il Fronte Patriottico Ruandese e Paul Kagame, attuale presidente del Rwanda, responsabili del genocidio attraverso l’invasione del paese e l’abbattimento del aereo presidenziale dove muori il presidente Habyrimana il 06 aprile 1994, pretesto utilizzato per dar vita al genocidio. La seconda si basa sulla teoria del doppio genocidio. Il FPR una volta preso il potere avrebbe attuato un genocidio silenzioso della popolazione hutu ed instaurato un regime mono etnico. La terza vede il Rwanda responsabile di un genocidio in Congo durante le due guerre pan africane.

A Kigali si imputa la responsabilità di 8 milioni di morti. Dato fornito per la prima volta da una Ong francese nel 2004 e scientificamente sconfessato da esperti demografici delle Nazioni Unite. L’iniziativa dei giovani socialisti ha una portata storica in quanto  proprio dal cuore di un sistema che per vent’anni ha orchestrato questa propaganda, proviene l’atto di accusa che infrange il muro di omertà abilmente costruito. Una omertà che si affianca ai tentativi eversivi attuati dalle varie amministrazioni francesi per rovesciare l’attuale regime in Rwanda con l’uso della forza. Tre i principali tentativi. Protezione dell’esercito ruandese in rotta dinanzi all’avanzata dei ribelli del FPR, loro riorganizzazione nei campi profughi al est del Congo e i vari tentativi di invadere il paese attuati dal 1994 al 1996. Organizzazione e finanziamento di un gruppo terroristico: Forze Democratiche per la Liberazione del Rwanda (FDLR) nel 1997 dopo la caduta del potere del dittatore congolese Mobutu Sese Seko. Il finanziamento e assistenza militare alle FDLR al fine di favorire l’ennesimo tentativo di invasione dal settembre 2013 ai giorni nostri.

È questo terzo tentativo eversivo che coinvolge direttamente il presidente Francois Hollande. Nel comunicato vengono elencate le principali responsabilità della Francia nel lontano paese africano. Il supporto al regime razzial nazista per 30  anni secondo una segreta agenda politica condivisa da tutti i governi di destra o di sinistra e coordinata dalla Cellula Africana dell’Eliseo, meglio conosciuta come France-Afrique. Una politica di destabilizzazione decisa senza consultare il Parlamento e il popolo francese ad esclusivo vantaggio degli interessi delle multinazionali francesi e del Hutu Power. Dall’ottobre 1990 fino al 1993 Parigi supportò ogni movimento estremista hutu in Rwanda, addestrando la Gendarmeria Nazionale in tecniche di contro guerriglia urbana e repressione della popolazione civile sperimentate dall’esercito francese durante la guerra d’Algeria. La gendarmeria formò il nucleo iniziale delle forze genocidarie durante l’Olocausto del 1994. Questo supporto continuò anche oltre il 1993 nonostante i chiari avvertimenti dell’esistenza di un piano governativo per lo sterminio di tutta la popolazione di origine tutsi.

Un supporto che spinse Parigi per due volte consecutive a ordinare ai suoi soldati stanziati nel paese di ingaggiare scontri diretti per impedire l’avanzata della ribellione del FPR iniziata oltre la frontiera ugandese. Il governo genocidario che prese le redini del potere dopo la morte del presidente Habyrimana e attuò la soluzione finale, fu formato all’interno dell’Ambasciata francese con il beneplacito del Presidente Mitterrand. Un’ora dopo la sua formazione il Primo Ministro ruandese Agathe Uwilingiyimana fu barbaramente uccisa assieme alla sua famiglia. In quanto hutu moderata e propensa ad una soluzione pacifica del conflitto Uwilingiyimana era considerata un ostacolo per convincere le masse hutu ad attuare il genocidio. Nel aprile 1994, in pieno Olocausto la Francia accettò la visita ufficiale di Jerome Bicamumpaka, ministro degli affari esteri ruandese e di Jean-Bosco Barayagwiza il fondatore della famosa emittente radiofonica Radio Mille Colline meglio conosciuta come Radio Machete.

L’Operazione Tourquoise, lanciata il 22 giugno 1994 sotto il mandato ONU e camuffata come operazione umanitaria, aveva l’obiettivo di restaurare al potere le autorità civili e militari autrici del genocidio e ormai sconfitte dal Fronte Patriottico Ruandese. La Francia diede il via ad una operazione umanitaria permettendo alle forze genocidarie in fuga di costringere oltre 2 milioni di ruandesi hutu a fuggire dal paese in quanto utili scudi umani dinnanzi all’avanzata ribelle. Questo esodo biblico nell’allora Zaire (attuale Repubblica Democratica del Congo) servì per assicurare la ritirata dell’esercito e delle milizie genocidarie Interwahame oltre frontiere con l’obiettivo di riorganizzarle e riprendere il potere a Kigali.

«Tutte le prove esibite portano ad una unica conclusione: quella del attivo coinvolgimento del governo francese nel genocidio. La domanda obbligatoria da porre è se questi governi che si sono succeduti accettando la politica eversiva della France Afrique, abbiano il diritto di rappresentare il popolo francese. La risposta della nostra generazione è ferma e chiara: No! Noi giovani leader di vari partiti francesi e associazioni abbiamo deciso di combattere per far trionfare la verità. La ricerca della verità sul genocidio dei tutsi è un dovere assoluto», conclude il comunicato.

«Oltre ogni credo politico, la nostra generazione rigetta il passato di odio etnico, collaborazione, indifferenza, negazionismo e silenzio perpetuato dallo Stato. La lotta contro i collaboratori del genocidio e i negazionisti è da noi considerata non negoziabile». L’iniziativa giunge nel momento in cui il governo Hollande sembra aver intrapreso una politica di distensione con il governo ruandese che potrebbe portare alla fine del supporto del gruppo terroristico FDLR in Congo. Possibilità ventilata dalle recenti dichiarazioni della missione di pace MONUSCO affermante che le operazioni militari per il completo annientamento delle FDLR inizieranno tra una settimana. Dichiarazione fatta per calmare la recente escalation di conflitti frontalieri  tra Congo e Rwanda. I giovani socialisti intendono costringere il Governo a far fronte alle proprie responsabilità e l’opinione pubblica francese a confrontarsi con una oscura pagina della storia del paese. La Francia potrà dimostrare che le intenzioni di un nuovo corso nella politica estera nella Regione dei Grandi Laghi sono genuine quando accetterà le richieste di estradizione fatte da Kigali per alti esponenti del governo genocidario che sono attualmente protetti in Francia, prima tra tutte la ex First Lady Agathe Habyrimana conosciuta anche come la Dama della morte. Svezia e Norvegia stanno in questi giorni accettando queste richieste di estradizione o processando direttamente i criminali ruandesi

 

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