giovedì, Giugno 17

Governo Renzi: sub judice Riflessioni a botta calda su un Esecutivo in rodaggio

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 Ironia su Renzi, su Twitter

 

Habemus Governum… direbbe chi volesse fare l’istituzionale antiquato. Ma stavolta siamo nel Governo 2.0, con un Presidente del Consiglio mitico che twitta mentre sta in riunione con il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Si vede che è andato a scuola quasi vent’anni dopo di me, perché ai miei tempi si studiava l’educazione civica …

Habemus Governum e molti nomi dei baciati dalla sorte hanno intasato il web a furia di ricerche, perché sono sconosciuti al grande pubblico: dei proconsoli a cui concedere le stellette?

Sarà nato sotto una buona stella questo Governo?

Non a consolazione del Premier ormai uscito dal pectore, il quale pare sia discretamente superstizioso, diciamo che farlo di venerdì  -anche se poi giura di sabato- non mi sembra una grande idea … non si comincia un’arte né di Venere né di Marte (non a caso coniugi e fra moglie e marito non mettere il dito).

Poi c’è quel particolare poco noto per cui la Lancia Thema (o chissà di quale modello, io sono una sventurata utente dell’ATAC e per me tutte le auto sono uguali) in dotazione del Presidente del Consiglio -chiunque lui sia- ha una targa che fa venire gli scongiuri automatici solo a guardarla: triplo 6, ovvero un numero satanico, l’Apocalisse insegna. Che Letta non se ne sia accorto e perciò ha avuto vita breve?

Altro particolare inquietante, poi, le due ore e passa trascorse dal momento in cui il Premier scioglitore di riserva ha varcato la soglia marmorea dello studio presidenziale a quello in cui l’ha attraversata per andare a snocciolare i nomi dei 17 (17! dico, compreso Graziano Delrio  Sottosegretario presidenza del Consiglio escluso il Presidente) della squadra di Governo. Sembrerebbe quasi che Renzie sia salito al Colle con un foglio intonso e la lista sia stata compilata sulla scrivania del Capo dello Stato.

Sono, come al solito, curiosa come una scimmia (non sono forse nata proprio nell’anno della Scimmia, secondo l’oroscopo cinese?) e darei non so cosa per conoscere com’era composta la lista dei Ministri prima che Renzi entrasse nello studio del Preside … pardon, del Presidente.

Una follia pura, ad esempio, a mio avviso, è costituita dall’esclusione di Emma Bonino. I messaggi subliminali lanciati da Napolitano nelle scorse ore ne auspicavano la riconferma, alla luce dell’esigenza di garantire una continuità nella politica estera.

Sotto l’egida della Farnesina è stato, poi, ricondotto anche il Ministero delle Politiche Comunitarie, nella serie Mogherini Wonderwoman: un’altra scelta complicante, questa,  a mio avviso, ma io mica sono la Sibilla Nocerinese, ho la mia opinione che vale giusto per la mia capoccia. Però, alla vigilia del semestre europeo, cosa vanno a cassare dalla squadra di Governo? Il Ministero più utile a fare da snodo per l’efficacia italiana in questo ruolo di così pesante responsabilità.

Mi sa che, con un’operazione d’immagine, quella ‘volpe’ del neo Presidente del Consiglio (a proposito, che farà, lascerà il ruolo di Segretario del PD? Non era lui il più acerbo avversario di chi detiene doppi incarichi?) partirà con questa squadra leggera, e poi, via via che si renderà conto che è troppo volatile, riempirà le caselle rimaste vuote.

Presta il fianco alle mie ironie anche il passaggio di Andrea Orlando dall’Ambiente alla Giustizia. Ovvero, gli hanno fatto fare le ossa con la Terra dei Fuochi per trascinarlo nell’inferno del bubbone Giustizia. La flottiglia NCD rimane invariata ed è quella che, in fondo, rappresenta l’unico elemento di continuità con il decaduto Governo precedente, insieme naturalmente, a Dario Franceschini che, avendo la barba del filosofo, sarà parso perfetto per fare l’acculturato. Sorrido e me lo ricordo giovanissimo, con un piccolo contratto al FORMEZ, alla Rivista ‘Europa e Mezzogiorno’, quando io ero la bisbetica capo ufficio stampa, che metteva tutti in riga (e bisbetica son rimasta).

Chiudo questo pezzo a botta calda, rifiutandomi di dare un giudizio sull’onda dell’improvvisazione: Pier Carlo Padoan dovremo vederlo all’opera, perché certo, anche a Fabrizio Saccomanni erano stati attribuiti poteri taumaturgici, in virtù delle sue esperienze professionali, e si è rivelato incapace di fare persino i conti della serva.

Quello che vorrei raccontarvi è un brevissimo flash, indietro nel tempo di qualche giorno. Lo scorso 13 febbraio, a Governo Letta spacciato, ero all’Università ECampus, in via del Tritone, per la presentazione del libro ‘Diversamente italiani’ di Silvia Layla Olivetti (edizioni Curcio) e, fra gli ospiti del panel, c’era anche il consulente per l’integrazione interreligiosa dell’allora Ministro Cecile Kyenge (che proprio recentemente ha consumato i suoi ultimi fuochi, facendosi pizzicare a fare shopping a via Condotti, con due macchine della scorta e si è attirata una contestazione corale piuttosto accesa). Ebbene, andando via, dopo aver esaustivamente relazionato, l’oratore mi sussurrò sull’uscita, mentre si recava a partecipare ad una riunione nel mitico calderone di Via del Nazareno, ad un tiro di schioppo da lì: «Rimane tutto praticamente invariato. Noi resteremo e cambieranno in tutto quattro Ministri». No, non chiederò mai a questo simpatico amico i numeri per il Superenalotto: hanno persino abolito il Ministero!      

 

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