lunedì, Settembre 27

Governo: il rebus di Mattarella, le trame di Renzi Renzi punta a elezioni politiche anticipate con le europee, alla guida di un partito personale, la riedizione del Partito della Nazione

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Luigi Di Maio gli volete dare torto, quando sostiene che il Movimento 5 Stelle ha ottenuto, alle ultime elezioni, più voti degli altri, e quindi l’incarico di formare il nuovo Governo spetta a lui? Ha ragione. Al leader della Lega Matteo Salvini gli volete dare torto, quando sostiene che è la coalizione di centro-destra ad aver raccolto il maggior numero di consensi, e quindi l’incarico di formare il nuovo Governo spetta a lui, quello che in quella coalizione ha avuto più voti? Ha ragione. A Silvio Berlusconi, gli volete dare torto quando dice che il centro destra ha eletto oltre duecento parlamentari nei collegi uninominali anche grazie all’apporto determinante di Forza Italia, e dunque non è pensabile che lui sia pregiudizialmente escluso? Ha ragione. A Matteo Renzi, che dice che il Partito Democratico ha indubitabilmente perso le elezioni, e dunque le castagne dal fuoco le tolga chi ha vinto, Lega e M5S, gli volete dare torto? No, ha ragione anche lui. Agli altri del PD, da Maurizio Martina a Dario Franceschini, da Andrea Orlando Michele Emiliano, che dicono: questa è la situazione, piaccia o no: o il PD fa alleanza con qualcuno, oppure saranno gli altri ad allearsi lasciandoci fuori, ininfluenti, e dunque vediamo come ingoiare questo mega-rospo, gli volete dare torto? Hanno ragione. Volete dare torto a chi sostiene che la cosa più ragionevole sarebbe tornare alle urne e vedere che cosa accade, perché stante le cose non si cava un ragno da un buco? Ha ragione. Volete dare torto a chi sostiene che andare a votare nuovamente, e in tempi così ravvicinati, con questa legge elettorale,  è semplicemente una follia, e che nel migliore dei casi non cambia nulla? Ha ragione… Insomma, nessuno ha torto, e tutti hanno ragione. Solo che se tutti hanno ragione, inevitabilmente tutti hanno torto.

Davvero una gran brutta patata da sbucciare, quella tra le mani del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Quello che è uscito due mesi fa dalle urne è come un rebus senza apparente soluzione. Con la pazienza (e la determinazione che gli deriva dalla scuola morotea) Mattarella tesse la sua tela. Da una parte occorre tempo; dall’altra non c’è tempo.
Tutti hanno fatto finta di credere che le amministrative elezioni in Molise potessero influire sulla trattativa. Tutti sapevano che così non era. Ora tutti fingono di credere che le amministrative elezioni in Friuli possano influire sulla trattativa. Non è così. Le due scadenze elettorali servono solo a fare melina. Anche il reciproco annusarsi Movimento 5 Stelle – PD. Anche fossero due blocchi monoliti la maggioranza sarebbe risicatissima. Ma il M5S e soprattutto il PD sono etichette sotto le quali si agitano tre-quattro-cinque famiglie che si guardano l’un l’altro in cagnesco, pronte a ogni tipo di sgambetto.
E’ chiaro il disegno di Renzi: elezioni politiche anticipate in abbinamento a quelle per il Parlamento Europeo, e possibilmente alla guida di un partito personale, la riedizione del Partito della Nazione, ricalcando il movimento di Emanuel Macron, En Marche, visto che le stelle di Tony Blair e Barack Obama, primi punti di riferimento, sono appannate. Se questo è il disegno, quali gli scenari? Renzi ha tutto l’interesse a guadagnare tempo: evitare di precipitare subito verso una nuova campagna elettorale che nessuno vuole, e nel frattempo regolare i conti all’interno del partito. Renzi è ostile alle avances grilline per il Governo, e nel PD nessuno ci crede sul serio. Quello su cui tutti sono d’accordo è piuttosto cercare di rosolare quanto più possibile M5S e Lega, dimostrare che sono uguali agli altri. Ci stanno riuscendo, se è per questo.

Ieri sera Renzi, ospite delsalotto‘ di Fabio Fazio, non ha chiuso pregiudizialmente al confronto, a parole è disponibile al confronto; ma ha messo ben in chiaro quello che non è negoziabile:  «Per noi si parte dai cento punti del nostro programma elettorale, ossia dalla conferma delle nostre riforme», dice il capogruppo dei senatori Andrea Marcucci, renziano 24 carati.    Su questi presupposti c’è poco da discutere. Quand’anche si realizzasse uncontrattotra Salvini e Di Maio, a guadagnarci sarebbero Renzi e perfino BerlusconiSalvini ne è consapevole, per questo dice e ridice che la coalizione di centro-destra non è negoziabile. E sostiene, nei fatti, la proposta berlusconiana di un Governo di minoranza di centro-destra che di volta in volta raccolga in Parlamento i voti di ‘disponibili’ e di ‘responsabili’. Ma a questo punto tanto varrebbe tenersi Gentiloni. Se non che, essendo buona la reputazione che quest’ultimo si è saputo conquistare, ecco che  risulta indigesto un po’ a tutti. La personalitàaccettabile‘, ecco il problema di Mattarella, per assicurare un Governo di almeno un anno. Per individuarlo c’è ancora un po’ di tempo: fino alla direzione del PD fissata per il 3 maggio. Dopo quel giorno il gioco si farà davvero duro; e chissà se ci saranno dei ‘duri’ in grado di giocare.

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