martedì, Novembre 30

Governo: faccia a faccia con lo spettro terrorismo

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L’ombra del terrorismo di allunga sull’Europa e l’Italia non attende altro tempo per attuare le contromisure opportune. Si è tenuta oggi la riunione del governo con i capigruppo di Camera e Senato, per analizzare la situazione del Bel Paese rispetto all’emergenza attacchi che dilaga nel continente. Secondo quanto riportato dal Presidente del Consiglio Matteo Renzi non vi è una vera e propria emergenza presente nel territorio italiano, ma garantisce che la prudenza e le misure preventive sono ugualmente al massimo livello. A Lui si aggiunge il Ministro dell’Interno
Angelino Alfano che dati alla mano presentato la situazione degli ultimi sei mesi ch3 vede 308 segnalazioni di minacce, oltre 150 mila persone controllate, oltre 30 mila veicoli ispezionati, 500 arresti, 800 indagati e l’espulsione diretta di un centinaio di persone ritenute pericolose tra le quali 7 Imam che inneggiavano i fedeli alla violenza. «E’ stata una riunione molto importante e dal chiaro valore politico che ha avuto come oggetto l’impegno del governo e del Parlamento sulla grande questione della sicurezza nazionale» affermano i capigruppo del Pd, Ettore Rosato e Lugi Zanda, proseguendo «Davanti al terrorismo internazionale e fondamentalista servono la massima unità del Paese e la massima coesione delle forze politiche democratiche. Maggioranza e opposizione possono discutere e dividersi su tutto. Ma di fronte alla minaccia terroristica e alla violenza degli estremismi non si possono abbandonare a strumentalizzazioni e polemiche che finirebbero per indebolire la posizione dell’Italia e minare ogni strategia di difesa dei cittadini e di lotta al terrorismo». Soddisfatti anche i rappresentanti di Sinistra Italiana, Arturo Scotto e Loredana De Petris (Misto-Sel), che oltre ad annunciare l’istituzione da parte del governo di una Commissione, costituita da figure competenti ed esperte, volta ad approfondire e catalogare la ‘radicalizzazione’ all’interno delle comunità islamiche hanno dichiarato «Dobbiamo abbassare tutti il livello di propaganda. Coesione, dialogo e unità devono valere per l’opposizione ma anche per il governo. Non si può sentire un ministro della Repubblica che utilizza la riforma costituzionale per dire che quello è un antidoto all’instabilità politica e al terrorismo» ha affermato lo stesso Scotto aggiungendo «Pensiamo che un incontro sia sempre importante: occorre dimostrare che il nostro Paese è coeso» a cui ha fatto eco la collega De Petris «Bisogna rafforzare il coordinamento con le intelligence europee». Nel frattempo, nonostante la tranquillità generale emersa dalla riunione, l’Unità di Crisi della Farnesina sembra esser messa a dura prova nel tentativo di rintracciare i sei italiani dispersi a Nizza, di cui non si avrebbero più notizie da venerdì scorso. Il caso più eclatante continua ad essere quello della signora Carla Gaveglio, la quarantottenne cuneese in vacanza con  il marito e la figlia quattordicenne misteriosamente scomparsa nel nulla. La Gaveglio sarebbe stata vista salire cosciente dalla figlia su un’ambulanza, ma ad oggi non risulta presente nell’elenco dei feriti. Falle nel sistema che tengono col fiato sospeso i famigliari delle vittime e che non sembrano trovare una risposta immediata.

Nel giorno in cui il Governo si unisce alle minoranza per la lotta contro il terrorismo, la spaccatura arriva da Forza Italia e Fratelli d’Italia che riportano l’attenzione sul testo del ddl che introduce il reato di tortura «C’è un errore di formulazione del testo, che penalizza le forze dell’ordine» avrebbero segnalato Renato Brunetta (FI) e Stefano Rampelli (FdI) proprio durante la riunione dei capigruppo senza ottenere una replica del Premier, mentre Alfano assicura che il disegno di legge verrà rivisto in sede di discussione alla Camera, per prevenire eventuali discussioni con gli organi competenti «La legge sulla tortura dovrà essere rivista dalla Camera» dichiara e continua «per evitare ogni possibile fraintendimento riguardo l’uso legittimo della forza da parte delle forze di Polizia. Non è ovviamente in ballo il tema del reato di tortura bensì il rischio di una sua dilatazione per via interpretativa giurisprudenziale, che possa produrre compressioni all’operatività» e conclude rivolgendosi direttamente ai nuclei delle forze dell’ordine «stanno facendo un lavoro eccellente, che non può avere il freno derivante dall’ansia psicologica o dalla preoccupazione operativa in un contesto complesso nel quale dovrebbero venire a trovarsi».

Foto di Tiberio Barrichelli

 

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