martedì, Ottobre 26

Governo Draghi: politici ‘atterrati’ e atterriti, statevene fuori! Siamo in un post-terremoto, in un vortice di crisi etica e crisi di capacità del ceto politico. Niente Governo, ma darsi da fare a ridarsi una funzione e dei contenuti. Ritornare alla base, ridiventare gente vera, imparare quanto costa il pane. Non ‘perdere tempo’ al governo

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Sarà un segno del destino, ma sembra proprio chiudersi un’era, ma nella disattenzione. Muore Franco Marini, un altrovecchioche ci lascia con dei giovani di cent’anni più vecchi di loro vecchi!

Il ‘bello’, se vogliamo definirlo così, di scrivere questi articoli quando ancora questa crisi politica (di gravità enorme, anche se vissuta come una sciocchezzuola qualunque) è che i giochi non sono ancora fatti, e ciò permette di ragionare un po’ in astratto, liberamente senza fatti concreti sui quali oggi discutere o valutare.
E il tema è la natura, la logica di questa crisi, sulla quale ho scritto più volte in termini forse un po’ diversi dagli altri; in termini di crisi etica e di capacità del ceto politico, mai lo definirò classe, e mai parlerò di classe dirigente di questo Paese.
La crisi è sotto gli occhi di tutti. Il ‘colpo di mano’, se volete definirlo così, di Sergio Mattarella ha scoperto le carte, secondo me, ha costretto tutti i bluffatori professionali della politica a mettere le carte a terra, scoperte. Non ci sono più bluff da giocare, è sotto gli occhi di tutti.

Matteo Salvini, il rude ammazzasette, anti-migranti anti-Europa, anti-sinistra, anti-Papa, si è trasformato di colpo in un agnellino (sacrificale, a mio parere, ma ne riparleremo fra un anno) pronto a sostenere Mario Draghi ovunque e comunque, filo-Europa (Borghi e Bagnai compresi!), amorevole verso i poveri migranti.

Gli stellini, alle prese con i propri slogan e i propri vaffa, si rendono improvvisamente conto di non essere nulla, di non avere patria ideale, anzi, di non avere idee oltre ad essere ignoranti e fieri di esserlo e si agitano disperatamente e confusamente, litigando sulla opportunità di usare Rousseau (l’ultima dell’Elevato, per quanto da vomito, è l’elevazione della disperazione e confusione insieme) e di fare un vaffa anche a Dibba. E alla fine, litigano e si dividono (come gli altri partiti, e meno male che loro sono post-partiti) e Grillo non vuole usarlo e Casaleggio gli fa il più classico dei colpi bassi con l’aiuto di Dibba e fa votare…anzi no, all’ultimo l’Elevato, con agile sgambetto, si eleva al di sopra di Casaleggio e Rousseau insieme. Litigano, litigano su tutto, da cosa chiedere a quattro sconosciuti, che decidono (credono di decidere) per tutti, a quando chiederlo, a se chiederlo.

Il PD, l’unica vera forza politica in piazza, mostra chiaramente di non saperlo e si contorce nella divisione tra governisti e antigovernisti, filoRenzi e antiRenzi, spaventati all’idea di dover entrare al Governo insieme a Salvini; perfino Bettini è perplesso.

Taccio sugli altri comprimari da Matteo Renzi urlatore al vento e ai lupi, a Giuseppe Conte abbarbicato al suo tavolinetto di vetro in mezzo a piazza Colonna come un qualunque ‘vucumprà’, a Carlo Calenda che si soddisfa di essere più europeista di Mario Draghi ma mai come Emma Bonino, e basta. Taccio anche dell’unico che si mostra di sghimbescio, ma fa vedere il suo zampone, anche se sa ormai di non avere più la forza di dare la zampata e la mette lì, la zampa, sperando che qualcuno la prenda: sarebbe il suo ultimo, no unico capolavoro … ma finché ci sarà Salvini è impossibile.

Perché tutto ciò? Ma per un motivo semplicissimo, la politica semplicemente non c’è più. I sedicenti post-ideologici si sono mostrati per quello che sono: post-idee e sub-culturali. Niente idee, niente ideali, niente progetti, niente competenze, distacco siderale dalla società reale, dalla vita di tutti noi, quella quotidiana, non quellapensatada loro. Churchill (per quanto rozzo e discutibile) andava in metropolitana per ‘sentire’ la gente, quella che i nostri politicanti chiamano la ‘gente comune’, senza vergognarsi.

I partiti sono ormai dei simulacri privi di contenuti, macchine per conquistare un po’ di potere, inteso come sottogoverno, ma che oggi si stanno accorgendo non solo che anche il sottogoverno è finito, lo hanno consumato tutto, ma specialmente che anche se ce ne fosse non saprebbero più gestirlo, non sono all’altezza.

Cito una frase apparentemente spocchiosa e irridente, ma crudamente e crudelmente realistica se non vera, di Gianfranco Rotondi, che ironizza (ma anche su sé stesso, credo) dicendo che fare i democristiani non è per tutti: ci vuole scuola, esperienza e, aggiungo io (solo io!), un pochino di idealità … diciamo anche un po’ di bene pubblico.
Ma tutto ciò, cari miei Lettori, non è roba da ridere, è una cosa tremenda, terribile. Non, ripeto non, NON è come dopo la guerra, tutt’altro. È come dopo un terremoto devastante cui si sia aggiunto uno tsunami mostruoso, e i politici sono come la gente sotto le macerie e sotto l’acqua e il fango.

In questi casi, la gente, si guarda intorno e fa l’unica cosa possibile: si rimbocca le maniche e scava, rattoppa, trasporta, cura e cerca di ritrovarsi e di ritrovare gli altri.
Ecco il punto.
La nostra politica è in questo stato, non comatoso, in coma avanzato … Vittorio Sgarbi chiede di spostare il voto di fiducia perché lui quel giorno ha da fare! Non è una battuta, purtroppo, è la pietra tombale sulla politica, l’apoteosi del solipsismo, il paradigma della posizione fetale.

E allora, signori politici, di tutti i partiti o finti partiti, e allora è il momento di decidere di fare il vostro mestiere. Draghi vi mette alla frusta col suo programma scappato qua e là dai vocianti politicanti che lo incontrano e restanoatterratie atterriti. Propone perfino di continuare la scuola oltre Giugno … lo avevo suggerito perfino io. Ve li immaginate i sindacati, i Presidi e le mamme?
E per farlo, il vostro mestiere, signori politicanti, la premessa è una e una sola: il contrario che decidere se entrare al Governo, decidere di starne fuori, deliberatamente, coscientemente, … coraggiosamente. Eh, parola quest’ultima, difficile, e poco conosciuta e niente praticata.
Niente Governo, ma darsi da fare a ridarsi una funzione e dei contenuti. Ritornare alla base senza Rousseau, ma personalmente: contattare la gente vera, ridiventare la gente vera, imparare quanto costa il pane. Nonperdere tempoal Governo e abbandonare le insopportabile comparaste in TV adescati dai soliti insopportabili ‘giornalisti di sé stessi’, ma stare dalla gente e con la gente e tentare una sorta di lavacro profondo, gettando a mare i vecchi ‘leader’, quasi tutti da ridere, ma specialmente quel gruppo di intermedi della politica che sono la vera immane palla al piede del nostro Paese. Coraggio, a casa!

E poi, guardate. La Costituzione dice che il Capo dello Stato nomina il Capo del Governo e su sua proposta i Ministri. Non c’è una sola riga nella Costituzione, una sola parola, in cui si dica che il Presidente del Consiglio e i ministri debbano essere parlamentari.
Anzi, guardiamo meglio. La nostra Costituzione è l’inno alla divisione dei poteri: il Parlamento ha il potere legislativo e di indirizzo (indirizzo, non decisione) politico. Lo facciano i parlamentari, imparino a fare le leggi, imparino a studiare le leggi che fanno e la Costituzione che li governa, facciano gavetta politica e operativa, con umiltà e … già ‘disciplina e onore’, testualmente l’art. 54 dice al secondo comma: «I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore». Disciplina, non vuol dire ubbidire soltanto, vuol dire rigore, onestà, metodo e competenza. Eccola qui la competenza di cui si riempiono la bocca politicanti e giornalisti. Quella è la competenza. Lo facciano e ne riparliamo fra tre anni o quattro. Perché, c’è qualcuno che crede realmente che la competenza di Draghi, come economista, sia la soluzione? No, la competenza che conta di Draghi, oltre quella tecnica e culturale, è quella politica come è stata nella BCE, speriamo, e speriamo che il nostro ceto politico capisca cosa sia la competenza.
Tre o quattro anni? Sì, perché non ce l’ho solo con i partiti e i politicanti, ma anche col Governo, Draghi in testa. Si deve riorganizzare lo Stato, senza abusare del potere, e senza schiacciare il Parlamento, anzi.
Al Governo vadano persone capaci e … umili (certo, non me li vedo, ma insomma … ) e facciano il loro dovere, con disciplina e onore. Poi se il problema è la Presidenza della Repubblica, Draghi potrebbe anche farne a meno, o rinviare un po’. Tutto si può. Ma ora si tratta di fare ri-partire l’Italia. ‘Ri’, sì, perché non si deve dimenticare che per molti secoli l’Italia è stata un faro di civiltà, cultura e scienza, varrebbe la pena di ‘ri’-provarci!

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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