giovedì, Dicembre 2

Governo di non-coalizione: figlio della nuova Europa? Mentre nell’Eurozona si danno segni di ricrescita, cosa implica per l’Italia, nella sua proiezione internazionale, lo scarto tra attività istituzionale e stallo politico? Risponde Gianfranco Pasquino, Professore emerito di Scienza politica all’Università di Bologna

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In un editoriale firmato, due giorni fa, da Angelo Panebianco per il ‘Corriere della Sera’, il politologo lamenta un declino della politica attuale, sostenendo che lo Stato sia governato, di fatto, da due grandi forze: la magistratura e la burocrazia. Con tale premessa, posizioni politiche sfuggenti come quella assunta dal M5S sarebbero utili a continuare a dirigere il Paese ‘dietro le quinte’. La ritiene un’interpretazione condivisibile?

Penso che il sistema giudiziario dovrebbe essere riformato. I magistrati sono diventati una corporazione potentissima che fa il bello e il cattivo tempo e, soprattutto, riescono a difendere le loro rendite di posizione. Occorre una riforma che renda la magistratura più efficiente, senza però limitarne il potere politico. In particolare, per l’andamento delle cause civili, servirebbe una nuova regolamentazione in grado di modernizzare il Paese.

Per quel che riguarda la burocrazia, è una grossa criticità. Senza dubbio, anch’essa dovrà essere modernizzata, alleggerita, meglio istruita e in grado, da un lato, di rispondere efficacemente alle nuove sfide, dall’altro di attuare rapidamente le decisioni dei Ministri. Per il resto, non mi pronuncio in quanto ho sempre pensato che i ‘poteri forti’ lo siano soltanto in rapporto ad alcuni dei loro interessi.

Cosa significa?

Che non governano nessun Paese. Esercitano qualche veto, spingono in qualche direzione, ma il Governo continua a essere qualcosa che è formato da ciò che rimane dei partiti ed è fatto funzionare da persone esprimenti lealtà politiche che raramente rispondono a poteri forti.

I dati economici che riguardano consumi e occupazione, secondo la nota mensile dell’Istat, ci rendono una fotografia dell’Italia tutt’altro che drammatica, nonostante la ‘sospensione’ politica che stiamo vivendo. Con maggiori evidenze di durata e dinamiche specifiche per ogni contesto, effetti simili si sono prodotti anche in Spagna e in altri Paesi dell’Eurozona. Il fatto che i dati macroeconomici siano positivi, pur senza un nuovo esecutivo operante, può spingere l’opinione pubblica – e quindi anche il processo di formazione del consenso – ad allontanarsi da un programma politico di governo, spingendo così l’elettorato ad alimentare una visione che è sempre più distante da un dialogo con le forze che dovrebbero rappresentarlo?

All’elettorato bisogna saper dire che c’è un Governo in carica: esso continua a esistere, con Ministri competenti e un premier che, per quando non sia un ‘fulmine di guerra’, è un uomo affidabile, oltre a un Ministro dell’Economia che conosce il suo mestiere ed stimato a livello europeo. Pertanto, non è vero che il Paese vada meglio quando non c’è un Governo perché, molto semplicemente, il Governo c’è.

All’elettorato bisogna anche dire che, sì, l’economia va abbastanza bene, ma non così bene come dovrebbe se paragoniamo l’Italia al resto dell’Europa, che cresce regolarmente e un po’ di più dell’Italia.

L’economia va bene, ma non riesce a ridurre più di tanto il debito pubblico, una ‘palla al piede’ gigantesca. Personalmente non ho da vincere elezioni, ma qualche volta sarebbe il caso che un politico lo dicesse: è necessaria una patrimoniale per abbattere il debito pubblico. So che suona malissimo, ma a suo tempo (correva l’anno 1996) Romano Prodi, per entrare nell’Euro, chiese esplicitamente una ‘Tassa per l’Europa’. Gli italiani la pagarono e lui la restituì, non all’80% come aveva detto, ma al 60%. Quindi politici credibili possono intraprendere un‘opera di restauro o di rilancio dell’economia molto efficace, se hanno voglia di farlo e se ne hanno il coraggio.

Dopodiché c’è anche un’altra cosa che i dati Istat dicono:  continua a esistere un divario Nord/Sud che, addirittura, si approfondisce. Allora bisogna che chi andrà al Governo chiarisca subito una strategia di azione per ridurre questo divario. Lo si riduce facendo crescere il Sud, e non – ovviamente – castigando o punendo il Nord per colpe che non ha.

Da ultimo, servirà ricordare agli italiani che, continuando a non pagare le tasse, la situazione non migliorerà in maniera sufficiente.

Ritiene che si arriverà a un ‘Governo del Presidente’?

L’unico ‘Governo del Presidente’ che ha reagito bene è stato quello di Giorgio Napolitano. Mattarella non è un governante, ma un mediatore intelligente e ‘con la schiena diritta’. Io mi auguro che non voglia un Governo così chiamato. Mattarella dirà quasi sicuramente che ci vuole, comunque, un Governo politico. Dirà anche che il Governo non fa le riforme istituzionali, che spettano al Parlamento; che il Governo deve avere come priorità la politica economica, la politica estera e la politica sociale.

Vedremo cosa succederà… Se vuole una previsione, il nuovo Governo sarà prerogativa del Centrodestra.

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