giovedì, Agosto 5

Governo Conte, quando il populismo droga l’ economia Assistiamo a provvedimenti che il governo chiama economici ma che rappresentano solo un aggravio dei conti pubblici

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Le voci principali che si sentono venire dal governo in merito al rilancio dell’economia sono la flat tax, il reddito di cittadinanza, il taglio delle pensioni d’oro, l’abolizione della legge Fornero: sono provvedimenti, ognuno lo capisce da sé, per dare ai cittadini più soldi in tasca da spendere, ma non sono provvedimenti economici. Con l’aggiunta che alcuni provvedimenti graveranno sulle casse dello Stato, e il cittadino troverà nelle sue tasche meno soldi da spendere di quanto immaginato, visto che aumenteranno i costi del cittadino per usufruire dei servizi dello Stato. Se proprio lo Stato volesse davvero dare più soldi sotto forma di servizi gratuiti al cittadino, senza cioè fargli pagare ticket in ogni prestazione pubblica, potrebbe dismettere una volta per tutte quell’ormai anacronistico sistema delle regioni a statuto speciale che pesano sul bilancio dello Stato per 33,6 miliardi all’anno. Alcune di quelle regioni sono diventate, dopo 50 anni di statuto speciale, benestanti, e continuano a non restituire un centesimo a fronte dei milioni di euro che prendono.

Vi sono anche altri interventi che muterebbero la condizione economica italiana, tanto che aspettiamo che il governo si pronunci su tre voci che snaturano e drogano l’economia italiana: il lavoro nero (107,7 miliardi all’anno), l’economia illegale delle mafie (150 miliardi di euro all’anno, ossia la somma dei ricavi di Enel, Eni, Telecom e Ferreo, quello della Nutella), e l’evasione fiscale (270 miliardi di euro all’anno). Poi potremmo mettere sul piatto anche la capacità industriale dell’Italia, che di anno in anno perde pezzi.

La somma delle prime tre voci farebbe dell’Italia, se l’Italia la recuperasse interamente, uno dei Paesi più ricchi al mondo. Col seguente paradosso; se quelle tre voci ‘fatturano’ quelle cifre, vuol dire che l’Italia è in grado di produrre quella ricchezza, solo che viene oscurata letteralmente agli occhi della stragrande maggioranza degli italiani, andando a illuminare la vista di pochi.

Ora, la situazione è malata da molti anni e Lega e 5S non possono essere accusati di inerzia rispetto ad azioni volte a intervenire sulla malattia cronica che impoverisce di anno in anno l’Italia e che spiega perché perdiamo, di anno in anno, competizione, prestigio, credibilità nel mondo. È una condizione sancita da un libro uscito nel 1996 e che ebbe molta influenza mondiale. In quel libro, ‘Lo scontro delle civiltà’ di S. Huntington, l’Italia non è mai citata accanto ai Paesi che contano e che sono in grado di assumere decisioni importanti. L’Italia era già del tutto ininfluente a quel tempo.

Tornando a noi, forse la Lega, che al governo c’è stata in questi ultimi vent’anni, avrebbe potuto iniziare ad aggredire il problema sulla perdita di credibilità internazionale dell’Italia, ma non lo ha mai fatto, e forse perché non era la priorità dei suoi altri partner di governo occuparsi della vera malattia che incancrenisce il paese, ossia lavoro nero, mafie, evasione fiscale. Ma adesso che governa con un movimento il quale nasce dichiarando che le mafie, il lavoro nero e l’evasione fiscale sono una delle vergogne del Paese, potrebbero, Lega e 5S, imprimere una svolta contro questo andazzo, appunto, vergognoso. Perché non lo fanno? Il solo inizio di una vera battaglia del genere, porterebbe le intenzioni di voto non solo all’attuale 60%, secondo gli ultimi sondaggi per le due formazioni, ma all’80%.

Invece, assistiamo a provvedimenti che il governo chiama economici ma che rappresentano solo un aggravio dei conti pubblici, i cui segnali già si avvertono per la salita del famigerato spred; quando non sono provvedimenti ‘economici’ è la volta  di provvedimenti di ordine pubblico, lotta ai migranti e alla illegalità dell’abusivismo. Che nessuno discute vada fatta, ma che non dà ricchezza e non rimette in piedi l’economia e non aiuta la finanza pubblica. Sono provvedimenti assunti per far vedere che il governo agisce su due fronti che agitano le paure e il senso di legalità degli italiani, ma che hanno il fiato corto. Perché i migranti e gli abusi delle occupazioni, una volta che vengono diminuiti, non hanno risolto un bel niente della crisi più profonda che conosce l’Italia e che è così poco lucida, l’Italia, nel riconoscere, tanto che il disagio che vive lo va a sfogare sui migranti e sul bisogno di legalità. Che, purtroppo, non genera un posto di lavoro, un’economia, una ricchezza stabile futura. E che forse le occupazioni abusive esistono perché quelle famiglie non hanno uno stipendio regolare, che è sicuro invece gli arriverebbe se l’Italia uscisse dal lavoro nero, dall’economia delle mafie e facesse pagare le tasse agli evasori.

Insomma, se questo governo non vuole che gli si appiccichi l’etichetta di ‘populismo’ (sebbene qualcuno tra chi governa la rivendichi con forza), faccia davvero qualcosa per il popolo, nome che sempre echeggia sulla bocca degli attuali governanti ma senza un provvedimento vero che lo risollevi dalla situazione di degrado nel quale versa, come dicono i governanti attuali. Il popolo è in attesa che i suoi figli, dopo averli fatti studiare sino alla laurea (e in alcuni casi con sacrifici), non si riducano a fare un lavoro sottopagato e sottodimensionato; il popolo non vuole che i propri figli cerchino lavoro all’estero perché in Italia il mercato del lavoro è in ribasso o in mano a strane raccomandazioni che lo fanno girare nel circuito degli amici; il popolo chiede che il suo stipendio sia adeguato a quello degli Stati europei che, come l’Italia, fanno parte delle sette economie  più forti al mondo, mentre invece ha retribuzioni di poco superiori a un Paese appena entrato nella Comunità europea, ma il costo della vita è quello delle grandi e forti economie.

Cosa voglia il popolo in realtà lo sa molto bene Di Maio e Salvini: allora, perché Lega e 5S non soddisfano il popolo nei suoi reali bisogni e, magari, soddisfano anche qualche desiderio del popolo?

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