lunedì, Aprile 19

Governo al capolinea? Giorni decisivi per le sorti del Governo e dell'intera legislatura. Dal Conte ter alle elezioni anticipate: gli scenari possibili di una settimana forse decisiva

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Tanto tuonò che piovve? La leggenda vuole che Socrate in compagnia di un suo allievo sia stato investito da una quantità di improperi e contumelie da Santippe, sua moglie; non paga, la donna gli getta sulla testa il contenuto di una brocca; e il filosofo, imperturbabile pronuncia la frase destinata a diventar famosa. Per venire ai giorni nostri, Matteo Renzi come Santippe?
Il leader di Italia viva, e i fidi scudieri, Maria Elena Boschi, Davide Faraone ed Ettore Rosato, in questi giorni non hanno perso una sola occasione per scagliare invettive nei confronti del Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. Renzi ha ormai alzato troppo l’asticella, e difficilmente potrà permettersi di fare marcia indietro; non perché perderebbe la faccia: quella già l’ha depauperata da un pezzo, che tante volte ha minacciato una cosa senza dare poi concreto seguito a quanto solennemente annunciato. No, non è questa la ragione.
Il fatto è che
se ufficialmente Renzi si candida a essere il becchino del governo Conte-due, a volerne certificare il decesso sono in tanti: non tanto per andare a elezioni anticipate (le può davvero volere solo la Lega di Matteo Salvini e i Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni, gli unici sicuri di poter incrementare il loro carnet di voti). Tutti gli altri, in un modo o nell’altro hanno di che perdere: il Partito Democratico naviga a vista; Forza Italia è più che mai in difficoltà; il Movimento 5 Stelle è in costante declino; Renzi, +Europa di Emma Bonino e Azione di Carlo Calenda, anche se trovassero il modo di unirsi i un cartello comune, difficilmente raggranellare i voti sufficienti per il quorum…Oltretutto con la riduzione dei deputati e dei senatori, diminuiscono anche le ‘poltrone’ contendibili. Non solo: dalle urne verrebbe premiato il centro-destra, che così, d’un colpo solo, potrebbe conquistare palazzo Chigi, la Camera, il Senato, la futura presidenza della Repubblica, i nuovi componenti della Corte Costituzionale e del Consiglio Superiore della Magistratura (per non parlare delle centinaia di altre nomine in concreti posti di potere, appannaggio delle contrattazioni partitiche). Dunque, se questo è il quadro, perché Renzi si comporta come un Sansone, disposto a morire, pur di far sterminio dei Filistei?Perché è la sua natura”, rispondono in tanti. La ‘natura’ dello scorpione che attraversa il fiume sul dorso della rana, e a metà del guado la avvelena, sapendo bene che lui pure morirà affogato. Ma se Renzi è lo scorpione, il problema è la rana: che ancora non ha imparato a diffidare di lui, nonostante ne abbia date di prove di inaffidabilità…

Sono giorni decisivi per le sorti del Governo e dell’intera legislatura. Renzi parte all’attacco del Governo, ma Conte non ostenta aplomb britannico: è un signor 2 per cento, ripete ai suoi. E ancora: il Paese ha bisogno di risposte immediate su salute, lavoro, scuola. Detta così, come non essere d’accordo? Ha tuttavia ragione anche un politico di consumata esperienza e realismo come Rino Fornica: «Innanzitutto, credo che ci sia il fallimento della missione di questo Presidente del Consiglio che non è stato né l’avvocato del popolo, così come si definiva, né quello delle variopinte coalizioni che ha presieduto, visto che non è stato capace di mantenere la coesione di forze diverse chiamate ad un’alleanza di governo abbastanza atipica nella storia dei governi della nostra Repubblica. E’ stato solo un modesto avvocato difensore dell’unità del M5S».
Giudizio sferzante, ma corroborato da una realtà non discutibile: «
La prova che la guida politica di Conte non è in condizione di poter essere la guida politica del Paese si manifesta in modo vistoso nella politica estera, dove con la micro-politica proprio non si va da nessuna parte. Occorre visione e grande respiro. Quando il Capo dello Stato nel messaggio al Paese ha richiamato alla presidenza del G20 ha posto un altro problema: quale guida di politica estera abbiamo per poter ispirare della direzione del G20 un’azione delle grandi forze internazionali. L’attuale è assolutamente inadatta. Il vuoto di direzione politica di questo governo è assolutamente impressionante».

Insomma, il Paese si trova impantanato nel mezzo di una gravissima crisi politica e istituzionale; se ne parla poco, ma se ne intuisce e se ne avverte il peso; e al lungo andare, appunto, verrà la pioggia, sotto forma di diluvio.

Nel frattempo, è stata consegnata ieri al Presidente del Consiglio Conte, la nuova bozza del Piano nazionale di ripresa e resilienza, al quale ha lavorato il Ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, dopo gli incontri con le delegazioni dei partiti di maggioranza. Conte poi dovrebbe convocare il Consiglio dei Ministri per l’approvazione della bozza e l’invio del documento al Parlamento perché sia emendato. La riunione del Consiglio dei Ministri dovrebbe tenersi a breve; molto dipende dalle mosse di Italia Viva. Il ritiro delle ministre Teresa Bellanova ed Elena Bonetti è in predicato, le richieste dei renziani precise, ma difficili da raccogliere per Conte: si va dalla richiesta di attivazione del MES alla cessione della delega sui servizi segreti. Italia Viva marca le distanze con il resto della maggioranza, in particolare i ristori per le categorie colpite dalle misure restrittive di Natale, e i vaccini: «Ancora una volta verifichiamo l’insufficienza del sistema sanitario, sancita dalla necessità di far scattare le Regioni arancioni o rosse con soglie di Rt più basse di quanto indicato in precedenza per evitare ulteriori criticità», dice Bellanova, che denuncia «l’insufficienza e la poca chiarezza sul Piano vaccinale. Se si vuole uscire da questo stallo dando un messaggio chiaro ai cittadini c’è un solo modo: continuare puntuale tracciamento e far chiarezza sul piano vaccinale».

Al di là dei contenuti del Recovery plan, quello che colpisce sono i toni sempre più all’interno della maggioranza. Nel corso della conferenza di fine anno Conte ha detto chiaramente che se verrà meno la fiducia di una delle forze politiche al governo, andrà alle Camere a chiedere la fiducia. Il ritiro della delegazione renziana aprirebbe la crisi.
Con quali esiti possibili? Non ci sono molte alternative: un nuovo assetto di governo, con la stessa maggioranza e un nuovo premier; elezioni anticipate.
Se una scommessa si deve fare,
si punta sulla prima ipotesi: oltre ai renziani, anche PD e M5S potrebbero convergere su questa soluzione. Per il sostituto di Conte circolano i nomi di Dario Franceschini e del Ministro della Difesa, Lorenzo Guerini. Oppure un governo istituzionale, e viene ventilato il nome della ex presidente della Corte Costituzionale Marta Cartabia. L’altra opzione, quella elettorale ha, per la maggioranza attuale, il difetto di prestare il fianco a una vittoria delle destre, con le conseguenze di cui s’è detto. Nonostante questo, nei partiti di maggioranza c’è chi comincia a fare di conto: «Al voto il consenso dell’elettorato si polarizza, non è affatto detto che sia una partita già vinta per il centrodestra».

C’è infine una terza ipotesi, più remota: un nuovo governo Conte, con una maggioranza diversa da quella attuale. Nelle ultime ore si sono rincorse le voci di unacaccia ai Responsabili’ in corso per trovare voti che in Parlamento possano sostituire quelli dei renziani in uscita. Un lavoro allimite dell’impossibile’. I responsabili ‘non esistono’, fanno sapere dal PD. Anche a trovarli, che senso avrebbe sostituire Renzi con altre forze residuali dando loro il potere di ricattare il governo? Il M5S ufficialmente è lapidario: ‘Non esistono alternative a questa maggioranza’.

Per dirla tutta: un pasticcio i cui nodi sono venuti al pettine; nodi robusti e duri da sciogliere, e non sembra ci sia neppure il pettine adatto per farlo…

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