giovedì, Aprile 22

Governismo italiota VS elezioni Usa di Mid Term

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Matteo Renzi Adesso!: il tour per la sua candidatura alle primarie del PD

 

 

Le elezioni di Mid Term negli Stati Uniti mostrano qualcosa di più della vittoria dei repubblicani in entrambe le Camere. Soprattutto facendo un confronto con l’Italia di Matteo Renzi, che ha definito Obama “un punto di riferimento” (aveva persino la cover dell’IPhone della candidatura Obama-Biden).
In Italia potrebbero svolgersi elezioni in primavera, come scritto su Linkiesta in tempi non sospetti, manca però la riforma elettorale che doveva essere la prima cosa da fare secondo gran parte del mondo politico. Al momento si è dovuta scomodare la Corte Costituzionale a smantellare il porcellum e proporre una legge proporzionale con sbarramento al 4 per cento (non iperproporzionale come scrivono alcuni). Una legge che ci avvicina ai Paesi europei. Invece l’Italicum ci riavvicina al porcellum, peggiorandolo, allontanandoci dalle democrazie occidentali.

Un Italicum che nonostante otto mesi di nuovo governo è ancora bloccato, con Renzi che addirittura propone modifiche rispetto al patto siglato con Verdini e Berlusconi, che significa prolungare i tempi. Questa legge elettorale è il frutto di un accordo a due per garantire ai grandi partiti maggiore potere e una maggioranza certa. Per la governabilità dicono loro, un mantra che in democrazia lascia il tempo che trova. Da noi ormai c’è il mito di avvicinarci a un bipartitismo senza che i primi due partiti abbiano la stragrande maggioranza dei voti. Il mito che più partiti facciano male e che i partiti minori siano un danno, per il semplice fatto che vogliono far valere i loro voti nelle contrattazioni politiche, esattamente come fanno i grandi. Il mito che chi vince debba avere una maggioranza blindata per cinque anni.

Guardiamo le elezioni appena svolte negli Stati Uniti. Lì c’è un sistema presidenziale – cosa a cui Berlusconi e Renzi fanno finta di ispirarsi – e Obama si ritrova con un potere ridotto e un’immagine offuscata. L’opposizione repubblicana ha conquistato la maggioranza anche al Senato, che non funziona come in Italia. Secondo il Renzusconi-pensiero quel sistema, a cui spesso a parole hanno fatto riferimento, andrebbe riformato al più presto, visto che Obama è stato direttamente votato dai cittadini ma ora per tante cose dipende dai repubblicani, che possono ostacolarlo. Il Senato vedrà una maggioranza di pochi seggi, in Italia avrebbero urlato allo scandalo, per poter governare in santa pace (e negli Stati Uniti i parlamentari sono meno legati dai vincoli di partito).

La Camera statunitense viene riportata al voto ogni 2 anni, non 5 come in Italia. In Senato la carica dura 6 anni ma ogni 2 un terzo dei senatori si rinnova. Il governo insomma non ha mai la garanzia di avere una maggioranza favorevole, come vorrebbe in Italia Renzi. Questo perché negli Stati Uniti vedono i partiti come due parti di una stessa nazione, non come fazioni contrapposte a livello pseudo-ideologico, nonostante ci siano forti scontri e incredibili polemiche tra repubblicani e democratici (ad esempio hanno cercato di far passare Obama per un socialista e un musulmano per dargli una cattiva immagine da non cristiano e non liberale).

Persino un Paese ipermaggioritario come quello degli Stati Uniti non dona una maggioranza garantita al governo. Figuriamoci se questo possa essere accettato in una democrazia parlamentare!

Chi lo fa (e lo fa per garantirsi il potere e ridurre critiche e opposizione) se ne deve assumere la responsabilità di fronte agli italiani, soprattutto quando la Corte Costituzionale si ripronuncerà sulla futura legge elettorale a rischio, anch’essa, di incostituzionalità.

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